di Massimo Ceppi (*)
Ieri (14 febbraio per chi legge) si è registrata l'ennesima aggressione ai danni di un agente nel carcere di Perugia. L'aggressore, un detenuto di origine nordafricana, ha approfittato del fatto che l'agente si trovasse solo, per aggredirlo con calci e pugni. Solo la prontezza di riflessi e il “sangue freddo” di quest'ultimo ha evitato che il detenuto avesse la meglio sopraffacendolo, con conseguenze anche gravi visto che l'episodio è avvenuto in una parte del carcere vicino alla portineria dei reparti detentivi. L'agente è comunque dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso con prognosi di 3 giorni. Questo è solo l'ultimo di una sequela di episodi negativi e incresciosi accaduti in quest'ultimo periodo in quel di Perugia, solo qualche settimana fa un altro agente era finito in ospedale, questa volta riportando lesioni più gravi, a seguito di un aggressione. Fatti inequivocabilmente occorsi anche a causa della grave carenza di personale che direttamente si ripercuotono sulla sicurezza personale dei pochi agenti in servizio. Il personale di Perugia è ormai stanco di dover lavorare ai minimi della sicurezza, ricoprendo sempre più spesso due o più posti di servizio e quello che più preoccupa è l'assordante silenzio dell'Amministrazione Centrale nonostante le continue grida di allarme, anche di fronte a episodi come questi tutto tace! Nessun rinforzo, nulla di nulla! Viene dachiedersi se importa veramente qualcosa ai nostri vertici della vita e della sicurezza fisica dei propri dipendenti. Questa organizzazione sindacale solo pochi giorni fa, tramite la segreteria Generale, ha rinnovato il sollecito agli organi centrali ( DAP, Dipartimento dell'Amm.ne Penitenziaria, ndr) astabilire la pianta organica dell'Istituto di Capanne allo stato inesistente, difatti esiste e risulta ancora la pianta organica del vecchio carcere di Piazza Partigiani, fatto atipico e pressoché unico in Italia. Nei fatti, una determinazione in tal senso consentirebbe di stabilire il formale e ufficiale organico previsto, che determinerebbe la reale carenza di personale e il conseguente fabbisogno di integrazione. E' oramai tempo che questa O.S. si batte in questa direzione, purtroppo cozzando contro un “muro di gomma burocratico”.
(*) Segretario Provinciale