Valnerina

Norcia, il teatro che sceglie la pace. Cronaca da una città che ricomincia a raccontarsi

Ci sono spettacoli che nascono per intrattenere, e altri che nascono perché una comunità sente il bisogno di fermarsi e interrogarsi sul proprio tempo. “PAX – Quello che rimane”, in scena il 30 luglio al Teatro Civico di Norcia, appartiene alla seconda categoria — e proprio per questo merita più di una segnalazione di cronaca.


Non è un caso che tutto avvenga in quel teatro, restituito alla città dopo il sisma e i lunghi anni della ricostruzione. Un edificio riaperto non è solo muratura recuperata: è il segno che una comunità torna a darsi voce.


La serata, in partnership con la Fondazione Salvatorelli di Marsciano, chiude gli eventi collaterali della prima edizione del Premio Internazionale San Benedetto da Norcia, la rassegna che il Comune ha voluto dedicare quest’anno al tema della pace e che, tra il 27 giugno e il 19 luglio, ha attraversato la città con incontri, musica e testimonianze civili, fino alla cerimonia dell’11 luglio in cui il riconoscimento è stato consegnato al cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme. Non stupisce che Norcia, patria di san Benedetto e per questo patrona spirituale d’Europa, abbia scelto proprio la pace come primo tema di un premio pensato per parlare al continente.


Ed è un cammino che la città sta percorrendo con una coerenza rara. Nei mesi che hanno preceduto la cerimonia, Norcia ha chiamato a raccolta alcune delle voci più autorevoli della cultura italiana: Paolo Mieli è stato ospite in marzo per presentare il suo libro sulla fragilità delle paci mai davvero concluse; lo storico Franco Cardini ha tenuto al Teatro Civico una lectio magistralis su san Benedetto e le radici dell’Europa; il poeta Davide Rondoni, membro della commissione del Premio, ha accompagnato l’intero percorso con i suoi interventi. Un disegno che restituisce a Norcia il ruolo che le spetta: non una città che si limita a ricostruire le pietre, ma un luogo che torna a pensare l’Europa.


Lo spettacolo del 30 luglio raccoglie idealmente quel filo. Prende le mosse da una delle pagine più alte della letteratura occidentale: l’incontro tra Priamo e Achille nel XXIV canto dell’Iliade. Il vecchio re attraversa il campo nemico per chiedere il corpo del figlio Ettore; Achille, il guerriero invincibile, si scopre uomo davanti al dolore di un padre. Per una notte la guerra si interrompe — non perché qualcuno abbia vinto, ma perché due uomini si riconoscono. Da quell’episodio nasce una drammaturgia originale che attraversa tremila anni e arriva alle guerre del presente, a ricordarci quanto poco sia mutata la natura umana, e quanto la parola “pace” vada riconquistata ogni giorno, non recitata.


A dare corpo a questo viaggio sono due interpreti che il pubblico italiano conosce bene.


Chi è Simone Montedoro. Romano, classe 1973, è entrato nell’immaginario collettivo come il capitano dei carabinieri di Don Matteo. Attore di teatro, cinema e televisione, è di recente approdato nel cast de Il Paradiso delle Signore e ha recitato in Io sono la fine del mondo (2025); il 2 agosto vestirà i panni del duca Cantelmo al Certame di Popoli Terme.


Chi è Marco Bocci. Umbro di Marsciano, noto al grande pubblico per Romanzo Criminale e Squadra Antimafia, torna nella propria terra per una serata che ha più il sapore di una riflessione civile che di una prestazione artistica. Nel 2026 è protagonista della fiction Alex Bravo – Poliziotto a modo suo.


A tenere insieme voce, musica e drammaturgia è la direzione artistica di Maria Cristina Lalli, pianista e fondatrice della Liszt Piano & Music Academy. Da anni il suo lavoro intreccia formazione musicale e progettazione culturale, muovendo da un’idea semplice quanto radicale: la cultura non è un ornamento, ma un’infrastruttura — qualcosa senza cui le comunità colpite dalla distruzione non sanno davvero ricostruirsi. È lei a firmare l’impianto musicale dello spettacolo, e a Sharon Ritucci il compito di introdurre al pubblico il senso della serata.


La forza di “PAX – Quello che rimane” sta proprio nel superare i confini del palcoscenico. Non racconta una vicenda antica per il gusto dell’erudizione: pone una domanda che riguarda ciascuno, oggi che il mondo sembra chiederci ogni giorno di scegliere un nemico. Nel finale, il celebre appello «Restiamo umani» smette di essere una battuta teatrale e diventa un impegno collettivo — il modo in cui Norcia sceglie di presentarsi all’Italia e all’Europa: una città che ha conosciuto il dolore e che continua a credere nella cultura come fondamento della propria rinascita.

Luogo: Teatro Civico, Piazza del Teatro