Città di Castello

“Non sono un terrorista, è un equivoco”, 17enne accusato di progettare strage davanti al Gip

Ha scelto di non avvalersi della facoltà di non rispondere e ha respinto con determinazione ogni accusa, dichiarandosi innocente. Si è svolto oggi (2 aprile) l’interrogatorio di garanzia del 17enne di origini pescaresi – residente ad Umbertide -, arrestato lunedì scorso (30 marzo) per propaganda, istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale e detenzione di materiale con finalità di terrorismo.

La difesa dal carcere minorile

Collegato in videoconferenza dal carcere minorile di Firenze, dove si trova attualmente recluso, il giovane ha risposto punto su punto alle domande del Gip del Tribunale per i minorenni dell’Aquila. Il ragazzo ha ammesso la propria presenza all’interno di chat e gruppi virtuali finiti nel mirino degli inquirenti, ma ha negato categoricamente qualsiasi intento bellicoso o l’intenzione di pianificare una strage a scuola. Secondo la ricostruzione fornita dal giovane, il suo coinvolgimento in certi ambienti digitali sarebbe iniziato quando era poco più che un bambino. Una spirale dalla quale, una volta cresciuto, non avrebbe avuto il coraggio di uscire a causa di minacce e condizionamenti subiti all’interno di quelle stesse comunità virtuali.

La posizione dei legali “Vittima di un mondo virtuale”

L’avvocato Angelo Pettinella, che assiste il minorenne, ha descritto il suo assistito come “un ragazzo maturo per la sua età, con un ottimo profitto scolastico e una solida rete di amicizie“, sottolineando l’incompatibilità tra il suo stile di vita reale e le ideologie suprematiste o xenofobe contestate. “Tutto nasce da un equivoco o da una ricostruzione non corretta dei fatti”, ha spiegato il legale, ribadendo che nelle intenzioni del 17enne non c’è mai stata la volontà di fare del male a nessuno. “È un ragazzo che non ha nessun intento xenofobo, nessuna volontà suprematista, proprio per lo stile di vita che conduce”.

La difesa ha già depositato l’istanza per la revoca della misura cautelare o, in subordine, la concessione degli arresti domiciliari o di una misura meno afflittiva. La decisione del giudice abruzzese è attesa nei prossimi giorni.

I sequestri e le indagini

Le indagini, che avevano già portato al sequestro di uno smartphone la scorsa estate, hanno subito un’accelerazione lunedì mattina. Durante la perquisizione nell’abitazione dove il giovane vive con la madre, gli investigatori hanno prelevato un tablet, un altro cellulare e un coltello da tartufo (risultato però non di sua proprietà). Al centro dell’inchiesta restano i contenuti trovati nelle chat, tra cui immagini riconducibili a movimenti suprematisti e l’apologia di attentatori di massa. Elementi che gli inquirenti considerano prove di una pericolosa deriva ideologica, ma che la difesa punta a ricondurre a una sorta di “prigionia virtuale” da cui il giovane non avrebbe saputo liberarsi per timore di ritorsioni.