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Non solo spiagge, anche il caro hotel colpisce duro: +38,6% in 4 anni

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Non solo spiagge, anche il caro hotel colpisce duro: +38,6% in 4 anni

Mer, 13/08/2025 - 13:03

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(Adnkronos) – Non solo spiagge, anche il caro hotel colpisce duro sulla voglia di vacanze (e sulle tasche) degli italiani. Rispetto a 4 anni fa, a fronte di un’inflazione pari al 17,7%,i prezzi di alberghi, motel, pensioni, bed and breakfast, agriturismi, villaggi vacanze, campeggi e ostelli della gioventù, i cosiddetti servizi di alloggio, sono infatti aumentati del 38,6%. Lo rileva lo studio dell’Unione Nazionale Consumatori sulle città che hanno avuto i maggiori rincari per quanto riguarda gli alberghi, realizzato elaborando gli ultimi dati Istat relativi al mese di luglio e confrontandoli alla scorsa estate e ai tempi pre-crisi, ossia all’estate del 2021, prima della guerra in Ucraina e del decollo dei prezzi, dalla luce al gas.  

Medaglia d’oro è Venezia, che registra rincari del 64,7%. Argento a Milano (+60%) e bronzo a Firenze (+58,8%). Seguono Grosseto (+57,5%), Lucca (+56,5%), Trieste (+55,5%), Palermo (+53,6%), Napoli (+52,4%) e Como (+51,7%). Chiudono la top ten Roma e Reggio Calabria, entrambe con un ragguardevole +50,1%. Nessuna città è in deflazione. La più conveniente è Massa Carrara con +2,9%, al secondo posto Trapani (+5,8%), terza Parma (+8,3%).  

Rispetto a luglio 2024, rileva lo studio, a fronte di un’inflazione generale dell’1,7%, alberghi, motel, pensioni, bed and breakfast, agriturismi, villaggi vacanze, campeggi e ostelli della gioventù, sono saliti in media nazionale in modo più contenuto, +1,3%. Insomma, un dato positivo, se non fosse che in alcune città gli aumenti siano stati decisamente maggiori. 

A vincere la classifica della città con i rialzi tendenziali più alti dell’ultimo anno è Lucca, con un balzo del 20,2%. Al secondo posto Caserta, con un incremento annuo del 13,7%, seguita da Rimini con +10,9% e Perugia con +10,2%. Dati molto positivi e insoliti per alcune città che in passato erano in testa alle top ten degli aumenti, come Firenze, solo al 54esimo posto con +0,3% e, addirittura in deflazione, Venezia (66°, -1,3%), Roma (71°, -3%) e Milano, al quarto posto delle virtuose con -7,9%, dopo la vincente, come città risparmiosa, Siena (-12,6%), Mantova (-10,4%) e Pisa, al terzo posto con -9,4%.  

“Non sappiamo se quest’anno gli albergatori delle città più visitate d’Italia, da Venezia a Firenze, sono stati virtuosi, se i rincari contenuti dipendono invece da un calo dell’afflusso turistico rispetto alla scorsa estate o se, avendo già portato al massimo i prezzi negli ultimi anni non potevano permettersi di incrementarli ulteriormente, pena la perdita di clienti. In ogni caso emerge che dal 2021 ad oggi i servizi alberghieri hanno subito rialzi ben superiori all’inflazione del Paese”, afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. 

“Insomma, agli aumenti degli stabilimenti balneari, saliti a luglio del 7,3% su giugno 2025, del 5,4% su luglio 2024, del 19,9% sull’estate del 2023 e del 22% sul 2021, si aggiungono quelli delle altre voci legate al turismo, che, messi tutti insieme, visti gli stipendi da anni al palo, costringono gli italiani ad accorciare sempre più le ferie per poter far quadrare i conti o a non partire affatto per le vacanze”, conclude. 

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