“Non sono stato io a uccidere Barbara Corvi. Me lo sono chiesto un sacco di volte, poi leggendo le carte, leggendo le intercettazioni, dice che una macchina grigia di piccola cilindrata, dopo che io l’ho accompagnata a casa, è venuta giù, lo dice la mia vicina, non lo dico io, lo dice la mia vicina”, lo ha dichiarato Roberto Lo Giudice, marito di Barbara Corvi indagato per la scomparsa della moglie avvenuta 17 anni fa, in un’intervista realizzata da Klaus Davi a cui pochi giorni fa, in occasione della riapertura delle indagini, lo stesso Lo Giudice aveva mandato un’altra mail dichiarandosi innocente.
“Le incombenze che io dovevo fare quel giorno, io le ho fatte tutte, il commercialista mi aspettava qui a Cammartana, l’appuntamento, le fotocopie, sono stato dai miei suoceri, tutti i giri perché mi è toccato sbrigarmi per il fatto che avevamo perso una causa e fatte certe operazioni”, continua. “Nessuno è arrivato dalla Calabria prima della morte di mia moglie”. Rispondendo alla domanda di Klaus Davi se esistesse l’ipotesi che qualcuno sia arrivato dalla Calabria per sequestrate Barbara Corvi, Roberto Lo Giudice ha totalmente smentito: “Nessuno è venuto. Due giorni dopo è salito mio fratello Giovanni per sostenermi e darmi supporto. Sì, mi chiamò mio figlio Salvatore, o non mi ricordo se gli ho mandato un messaggio, saranno state le sei o le sette, non mi ricordo. Andammo subito a cercarla a casa di Carlo Barcherini, con la mia Jeep insieme a mio suocero, Corvi Roberto, ma non lo trovammo. Lui era uno dei suoi spasimanti”.
“Non esiste che un fratello chieda all’altro “Ma hai ucciso tua moglie?” ribadisce Roberto Lo Giudice rispondendo a Klaus Davi che lo interrogava sulla stranezza di una simile domanda. “Le dichiarazioni rese successivamente sono una ripicca di mio fratello Nino. Lui ce l’aveva con me perché non l’ho appoggiato. Io non l’ho appoggiato perché lui voleva creare in Amelia una “base”, un supporto che non ha trovato. Qui non ha trovato supporto perché lui stava verso Macerata quando è scappato dalla protezione. Non ha trovato supporto. L’ho detto pure al Procuratore Liguori”. Incalzato da Klaus Davi se la “base” fosse di stampo criminale, visto che in quel periodo Nino non era pentito, Roberto Lo Giudice ha risposto: “Forse voleva quello lì, può darsi pure”.
“Mia nipote Maria sì è una vittima, una vittima di questo cognome pesante. Ma quante di queste Marie ci devono stare ancora? Per fermarsi, che lo Stato si fermi, quante? Ce ne devono stare altre? Io ho dei minori, lo Stato sta creando questo, mia figlia sta dallo psicologo. Ancora oggi mi emoziona tantissimo, perché io sono stato giù, l’ho cresciuta questa figlia. L’ho conosciuta, l’ho cresciuta pure. C’è stato il pregiudizio, io ho visto quando è successo di Maria, sono stato giù da osservatore, per capire, poi a un certo punto sono andato via perché non reggevo la pressione, non volevo contatti con i miei fratelli, sono andato via subito. Non sono andato al funerale, sono andato a casa. Non sono andato né a quello di Maria né a quello di mia madre, per non incontrare i miei fratelli”
L’intervista completa è online al linkhttps://www.youtube.com/watch?v=7o6wLCuDdjE