'Ndrangheta in Umbria, per "Quarto Passo" 57 rinvii a giudizio e 3 condanne - Tuttoggi

‘Ndrangheta in Umbria, per “Quarto Passo” 57 rinvii a giudizio e 3 condanne

Sara Minciaroni

‘Ndrangheta in Umbria, per “Quarto Passo” 57 rinvii a giudizio e 3 condanne

Uno solo dei 61 indagati è stato assolto nel giudizio con rito abbreviato
Lun, 21/03/2016 - 19:34

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Cinquantesette persone rinviate a giudizio, 3 condannati e un assolto. E’ il bilancio dell’udienza odierna davanti al Gip Carla Giangamboni per l’inchiesta Quarto Passo portata avanti dal sostituto procuratore antimafia per l’Umbria, Antonella Duchini. Quella che ha tracciato nel dicembre del 2014 nelle 396 pagine dell’ordinanza, un disegno criminoso che estorceva denaro per immetterlo nel mercato dell’usura dalla quale rilevare ingenti interessi, a tassi esorbitanti (dal 10% al 20 % mensile), e che si giovava “della copertura garantita dalle imprese sottoposte a estorsione per acquisire appalti e/o sub appalti nel settore edile e del fotovoltaico”.  Così l’organizzazione si rigenerava, controllando i gangli delle attività commerciali, minacciando le imprese, fino a indurle in bancarotta per impossessarsene. Un lungo collegamento che porta dalla Calabria, e da Cirò e Cirò Marina per la precisione, sale tutto lo stivale e arriva fino in Umbria.

Sono 63 i capi di imputazione che vengono contestati ai 61 indagati (di questi ora a processo ne andranno 57, dopo le odierne condanne l’assoluzione): oltre all’usura e all’estorsione, compaiono anche truffa, furto aggravato, danneggiamento mediante incendio, traffico di sostanze stupefacenti, ricettazione, danneggiamenti mediante incendio e minacce. Si legge sempre nell’ordinanza che l’organizzazione di tipo mafioso rappresenta l’origine dell’intera catena criminale: da un lato rappresenta infatti un sicuro strumento economico per mantenere l’organizzazione e per acquisire capitali da reinvestire in altre attività criminali o nell’economia legale; dall’altro il modo più efficace per esercitare il controllo sul territorio e sulle vittime, piegate dalle minacce e dalle intimidazioni ai voleri dell’organizzazione e a volte indotte al compimento di comportamenti illeciti”.

Condanne. Ad essere condannato a 4 anni di reclusione  è stato Saverio Scilanga che ha scelto la via del rito abbreviato insieme a Pellegrino Salvatore (3 anni e 4 mesi) e Papagliani (2 anni). Per Michela Cavalieri, che invece aveva scelto la via del patteggiamento (la sua posizione era particolare in quanto era sia parte offesa che indagata) è arrivata la condanna ad un anno e otto mesi. Assolto da ogni accusa è stato un imprenditore cosentino da anni residente a Perugia, difeso dagli avvocati Donatella Panzarola e Cristian Giorni e anche lui giudicato con il rito abbreviato.

[Articolo aggiornato in data 22 febbraio 2020]

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