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Mutui e credito al consumo, in Umbria incrementi dei tassi tra i più alti d’Italia

L’aumento del costo del denaro pesa sulle famiglie e sulle imprese umbre. Che hanno un ammontare di 4,3 miliardi di euro per i mutui prima casa (tra cui 113 milioni erogati nel primo trimestre dell’anno) a cui si aggiungono 2,5 miliardi di credito al consumo.

Con i tassi dei mutui che – in un contesto nazionale che vede le regioni del Centro Italia tra le più penalizzate dagli aumenti – a marzo 2023 in Umbria devono questi interessi: 4,31% fino a 125milaeuro; 3,96% fino a 250mila euro; 3,88% oltre 250mila euro.

Il sindacato di categoria Fabi Umbria ha elaborato i dati raccolti dalla Fabi Nazionale, dalla Banca d’Italia e da Prometei, per tracciare un quadro del credito nella regione.

I debiti delle famiglie umbre

I debiti delle famiglie umbre sono contratti al 55 %per acquistare abitazioni, al 30% per crediti al consumo e il resto per altri prestiti quali aperture di credito in conto corrente e mutui diversi da quelli per abitazioni.

Interessante – evidenzia la Fabi – è valutare anche su quali fasce anagrafiche gravano maggiormente questi indebitamenti.

In Umbria nel 2022 i nuovi mutui sono stati stipulati da under 34 per il 38,4% da persone di età compresa tra 35 e 44 anni per il 34,5% e da over 44 per il 27,1%. Su tale composizione influiscono sicuramente le garanzie stateli previsti per mutuatari di particolari fasce d’età.

Tuttaviae le stesse aggregazioni demografiche, specie in Umbria sono anche quelle in media con le maggiori difficoltà ad ottenere occupazioni stabili e redditi adeguati.

I valori monetari dei mutui contratti dagli umbri nel 2022, sono cosi ripartiti

  • fino a 90.000 euro per il 27,6%,
  • tra 90.000 e 140.000 euro per il 44,55%
  • oltre i 140.000 euro e fino a 200.000 per il 18,7%
  • oltre 200.000 per il 9,3%

Questa ingente massa di prestiti a vario titolo contratti dalle famiglie umbre – prevede il sindacato – risentirà in modo sensibile dei continui aggravi dei tassi su di essi applicati. “I dati nazionali – scrive il sindacato – ci dicono che un punto percentuale degli stipendi delle famiglie italiane  è ‘mangiato’ dai tassi d’interesse sui debiti, dai mutui ai prestiti fino al credito al consumo”.

Le previsioni

La quota delle rate rispetto al reddito disponibile su scala nazionale è passata dal 9,50% del 2019 al 10,55% di marzo scorso e, visti i successivi aumenti del costo del denaro. “Ma questa percentuale – anticipa la Fabi – è destinata salire: aumenterà ancora l’incidenza della spesa per interessi sul reddito”.

L’inflazione

In Umbria questa situazione è aggravata da un fenomeno inflattivo particolarmente virulento, tanto che sempre dai dati ufficiali Prometeia il reddito disponibile delle famiglie umbre è diminuito in termini reali dell’1,8 per cento (-0,9 in Italia; ) risentendo del fenomeno inflattivo in media superiore dello 0,6% a quello nazionale, facendo toccare a fine 2022 al tasso d’inflazione sui dodici mesi, misurata dall’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), il 12,2%

Tale aumento ha gravato in modo più che significativo soprattutto sui ceti meno abbienti, vista la prevalenza in queste ultimi dei consumi essenziali, che più di altri hanno risentito dell’aumento dei prezzi.

L’appello della Fabi

Difronte ad un scenario regionali cosi fatto e in considerazione delle dinamica future dello stesso, con i nuovi maggiori rialzi dei tassi d’interesse previsti da qui alla fine del 2023, la Fabi dell’Umbria auspica che il sia raccolto al più presto il suo appello a riunire tutte le componenti istituzionali ,politiche e di categoria idonee a fronteggiare le conseguenze dello stesso sulla comunità Umbra.