Morto a 13 anni dopo morso di zecca nel 2023, esperto: "Può dare malattie con tempi lunghi" - Tuttoggi.info

Morto a 13 anni dopo morso di zecca nel 2023, esperto: “Può dare malattie con tempi lunghi”

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Morto a 13 anni dopo morso di zecca nel 2023, esperto: “Può dare malattie con tempi lunghi”

Mar, 11/03/2025 - 17:03

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(Adnkronos) – Il morso di un zecca ad agosto 2023, poi una serie di ricoveri di diversi ospedali della Lombardia. Infine un ricovero d’urgenza all’ospedale pediatrico Gaslini di Genova dove è morto. E’ il tragico epilogo della vita di un 13enne originario della provincia di Brescia. La procura ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo, al momento contro ignoti, per far luce sulle cause del decesso. I genitori hanno raccontato che il figlio non avrebbe mai avuto un problema di salute fino all’anno scorso. “Le zecche – secondo il sito dell’Istituto superiore di sanità – sono in grado di trasmettere all’uomo gli agenti patogeni responsabili di alcune patologie: la borreliosi di Lyme, l’ehrlichiosi, le febbri bottonose da rickettsiae, la tularemia, la febbre Q, la babesiosi, l’encefalite virale ed anche la febbre emorragica Crimea-Congo, associata in particolare a specie del genere Hyalomma”. 

La maggior parte di queste malattie può essere diagnosticata “esclusivamente sul piano clinico, ma una pronta terapia antibiotica, nelle fasi iniziali, è generalmente risolutiva in particolar modo per le forme a eziologia batterica – prosegue l’Iss – Solo raramente (fino al 5% dei casi) e in soggetti anziani o bambini queste infezioni possono essere pericolose per la vita”. 

“Raramente il dato anamnestico di essere punto da una zecca viene sottovalutato – afferma all’Adnkronos Salute Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit, la Società italiana di Malattie infettive e tropicali – può esserci una manifestazione rapida limitata ma ci sono casi anche con conseguenze serie e gravi. Soprattutto non tutte le malattie associate al morso di una zecca sono infettive e acute, alcune si protraggono nel tempo. Inoltre, c’è il problema che in tanti ospedali manca la figura dell’infettivologo, indispensabile – avverte Andreoni – in un’epoca di globalizzazione dei virus e di cambiamento climatico, che possa fare la diagnosi di patologie qui da noi poco conosciute ma che in realtà possono colpire”.  


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