La comunità di Lanciano si è stretta intorno alla famiglia di Andrea Prospero nel giorno dei funerali del 19enne, studente di Informatica a Perugia, trovato senza vita in circostanze ancora da chiarire in una stanza del centro storico del capoluogo umbro che aveva preso in affitto all’insaputa della famiglia e dei compagni.
Il padre di Andrea, Michele, così come don Alessio Primante, della cappellania scolastica diocesana di Lanciano, sono convinti che il giovane sia caduto inconsapevolmente nelle mani di qualcuno che lo ha manipolato. “Chi sa qualcosa di ciò che è accaduto a Perugia si faccia avanti” l’appello del padre di Andrea affidato alla Tgr dell’Abruzzo.
Don Alessio, intervistato da Max Franceschelli, non crede all’ipotesi del suicidio: “Andrea era troppo legato alla famiglia”. E comunque, ha aggiunto, anche in caso di un gesto volontario estremo, non convince il fatto che non abbia lasciato neanche un biglietto ai familiari, a cui era così legato, tanto da chiamarli più volte tutti i giorni.
Anche don Alessio pensa che dietro la morte di Andrea ci sia qualcuno di cui lo studente si era fidato “e che non gli ha voluto bene”.
Le indagini
Dubbi legati a quella stanza, a meno di 200 metri dallo studentato dove alloggiava, che Andrea Prospero aveva preso in affitto l’8 gennaio per 20 giorni, chiedendo di prolungare la permanenza per altri 20 giorni. Stanza nella quale è stata trovata una carta di credito intestata ad un’altra persona, cinque telefoni cellulari e numerose altre schede sim. Materiale, insieme al computer del giovane studente di informatica, che la polizia postale sta vagliando, in cerca di informazioni utili per chiarire il mistero di una morte che tanto dolore e interrogativi ha suscitato a Lanciano ed a Perugia. Le indagini, per conto della famiglia Prospero che chiede verità, sono seguite a Perugia dagli avvocati Carlo Pacelli e Francesco Mangano.