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MORTE DI ELISA (2), BUFERA SUL COMUNE “NON C'ERA COORDINATORE VOLONTARI”

di Carlo Ceraso

“Per Elisa si poteva fare di più, molto di più”. E’ quanto pensano alcuni volontari che hanno partecipato già dalla mattina di domenica scorsa alle ricerche della sfortunata ragazza di Città di Castello, morta con ogni probabilità per assideramento in un bosco di Civitella Benazzone, alla periferia nord di Perugia. Sarà l’autopsia a stabilire non solo le cause ma anche l’ora del decesso della 25enne e a fugare così quel dubbio che sta straziando il papà della giovane, Osvaldo Benedetti: “se i soccorsi fossero arrivati prima forse Elisa non sarebbe morta di freddo” ha detto ai cronisti.

La collaudata macchina della protezione civile del comune di Perugia, che tanto bene ha fatto in casi analoghi, stavolta non avrebbe funzionato a dovere. Il condizionale è d’obbligo in attesa delle conferme ufficiali. Sembra però che all’appello lanciato dai vigili del fuoco, che avevano richiesto l’aiuto della prociv, non sia seguito alcun risultato. La responsabilità di coordinare i volontari è in capo al Comune, come dispone la legge 225 del 1992, ma quelli sentiti da Tuttoggi.info sostengono che a Civitella non ci fosse nessun coordinatore, nessun dirigente del comune a dislocare sul territorio i volontari. Così da una parte ci hanno pensato i vigili del fuoco, dall’altra alcune persone del posto che hanno fornito qualche indicazione sul luogo in cui si sono concentrate le ricerche. Informazioni che non si sono rilevate però molto utili. Anzi.

Come nel caso della zona assegnata a “Le aquile” di Spoleto, l’unità cinofila di Spoleto che fa capo al Cisom (Corpo italiano di soccorso dell’Ordine di Malta). Una volta ricevuto il “via libera” da Roma, su richiesta dei vigili del fuoco di Perugia, due squadre di volontari hanno raggiunto la zona. “Peccato che non ci fosse il coordinatore comunale” racconta al telefono Dante Rossi, il responsabile delle Aquile. “Ci siamo comunque messi a disposizione dei pompieri che ci hanno assegnato una zona, quella a sinistra del torrente, sullo stesso lato in cui era stata ritrovata l’auto della ragazza. Alcuni abitanti del posto li avevano informati che non c’erano punti in cui attraversare il torrente, dunque nulla faceva ipotizzare che la povera ragazza potesse trovarsi sulla sponda opposta (dove è stato ritrovato il corpo lunedì mattina, n.d.r.). Abbiamo quindi cominciato le ricerche con l’aiuto dei nostri due cani”. Sono passate da poco le 15 e i volontari di Spoleto sanno di dover far presto. Hanno poco più di 2 ore di luce naturale su cui poter fare affidamento per cercare la giovane.

Chi ha avuto modo di vedere i tracciati del gps in dotazione alle 2 unità conferma il racconto di Rossi. “Ad un certo punto si vede che il cane ‘punta’ verso destra, verso il torrente” dice un volontario che preferisce non svelare la propria identità. E’ proprio in quel punto, ma dall’altra parte del fiume, che sarà ritrovata Elisa, ormai priva di vita. “Eravamo arrivati a 15-20 metri da lei, ma nessuno poteva vederla, fra noi e Elisa c’era il fiume e tanto fango” racconta addolorato Rossi.

Per chi crede in questa attività, quella di domenica è stata una sconfitta. E non solo per i volontari. Anche l’elicottero che ha perlustrato la zona è passato sopra il punto dove è stato poi rinvenuto il cadavere: impossibile poterla individuare dall'alto, il fango delle recenti piogge aveva stravolto il paesaggio. “Se solo ci fossero stati più uomini e mappe aggiornate della zona forse l’avremmo potuta ritovare già domenica” aggiunge al telefonino Simone Sensi, uno dei più attivi dell’associazione. Stesso commento di un altro volontario che appartiene ad una unità cinofila del perugino.

Ma c’è un altro aspetto che dimostrerebbe come le ricerche si sono svolte con una qualche superficialità: lungo il fiume – ma questo Le Aquile lo hanno scoperto solo il giorno successivo – ci sono infatti degli attraversamenti. Più a nord di dove Elisa aveva lasciato l’auto, ormai bloccata dal fango.

E’ molto probabile che la tifernate abbia attraversato uno di questi, a un chilometro e mezzo circa da dove aveva cominciato il suo cammino, alla disperata ricerca di un rifugio, fra le tenebre della notte. E’ proprio nei pressi di un attraversamento che è stato ritrovato il suo berretto, sulla sponda destra. Dunque, una volta passato il torrente, la ragazza sarebbe tornata indietro, forse per seguire le luci di alcune abitazioni in lontananza. Poche centinaia di metri prima di esser stroncata dalla fatica e dal freddo.

Papà Osvaldo, che pochi mesi fa aveva subito la perdita della moglie e mamma di Elisa, ha fatto sapere di aver dato incarico ad un legale di verificare anche cosa “sia successo, come si sono svolti i soccorsi”. Oltre a tutelare la famiglia per “le tante falsità che sono state dette in questi giorni. Perchè hanno scritto che è stata violentata se non è vero?”.

A lui resta quell’atroce dubbio che solo l’autopsia potrà chiarire: Elisa poteva essere salvata?

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