È entrato nel vivo ieri (28 gennaio), davanti al giudice Giuseppe Narducci del Tribunale di Perugia, il processo a carico del titolare dell’azienda produttrice dell’aretino, accusato di omicidio colposo per la morte di Assunta Cammarota. La donna, bidella di 61 anni originaria di Napoli ma residente in una frazione di Città di Castello, si spense nel marzo 2024 dopo un’agonia di un mese all’ospedale tifernate.
Il caso, che all’epoca scosse l’opinione pubblica nazionale, ruota attorno al consumo di una “coppa di suino” (o soppressata) acquistata in un alimentari dell’Altotevere. Secondo la ricostruzione dei carabinieri del NAS e della Procura, il salume era contaminato dal batterio Listeria monocytogenes oltre i limiti di legge. Una tesi poi supportata dalle analisi dei biologi dell’Istituto Zooprofilattico di Perugia sugli avanzi del cibo e dall’autopsia, che avrebbe confermato il nesso causale tra l’infezione alimentare e il decesso, nonostante la vittima soffrisse di pregresse patologie.
Durante l’udienza di ieri, la difesa dell’imprenditore — affidata agli avvocati Niki Rappuoli e Carlo Bonzano — ha presentato un’istanza formale per riunire due diversi procedimenti penali a carico del proprio assistito. Oltre all’accusa di omicidio colposo, è emerso infatti un secondo filone legale riguardante anche la “produzione e vendita di sostanze alimentari nocive”.
La richiesta della difesa è unificare entrambi i procedimenti per affrontare in un’unica sede sia la questione della regolarità dei prodotti venduti, sia la responsabilità della morte della donna. Una mossa che mira ad una visione d’insieme del caso, anche se i legali continuano a respingere fermamente ogni addebito, mettendo in discussione la validità delle perizie tecniche e il legame diretto tra il consumo del salume e la morte della 61enne.
La famiglia della vittima si è intanto costituita parte civile tramite l’avvocato Michela Paganelli, chiedendo giustizia per una morte ritenuta evitabile. All’epoca dei fatti, le indagini portarono anche al ritiro immediato dal mercato di circa 100 kg di insaccati appartenenti al lotto sospetto. Il giudice si è riservato di decidere sulla riunione dei due procedimenti nell’udienza del prossimo 4 febbraio.