Spoleto

Mika “sinfonico” infiamma il Festival di Spoleto: “Ho aspettato 20 anni per essere invitato qui” | Video e foto

“E’ davvero un onore e anche un grandissimo piacere per me cantare qua al Festival dei Due Mondi di Spoleto, con questa orchestra bellissima“. Mika, la pop star internazionale che da 20 anni calca i palcoscenici di tutto il mondo, è stato uno dei protagonisti delle prime giornate della 69esima edizione dello Spoleto Festival. Infiammando le oltre 2mila persone che hanno gremito piazza Duomo per la sua esibizione insieme all’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, diretta dal maestro Simon Leclerc, al Coro del Teatro Lirico Sperimentale “A. Belli” e ai vocalist Max Taylor, James Bradshaw, Esme Bowdler.

“Mika Symphonique” è stata una rivisitazione in chiave sinfonica di 20 canzoni del cantautore, tra cui alcuni dei suoi brani più famosi. Versioni in alcuni casi irriconiscibili, con ritmi e musicalità stravolte, in altri casi esaltati da archi, fiati, percussioni e coro. Con il pubblico seduto che in alcuni casi non riusciva a fermare il battito ritmato delle mani o la voce nel cantare i ritornelli di alcuni testi, stimolato a volte dallo stesso artista. Che dopo la seconda canzone – una versione leggiadra di “Underwater” – ha preso il microfono per interloquire ironicamente con la platea: “Sacrilegio, il cantante parla” ha scherzato. Per poi parlare a lungo, dopo un’intima esecuzione di “Last party”, del tema di Spoleto69, traghettando il pubblico da una canzone all’altra.

“Le radici – ha detto Mika – sono una cosa molto interessante: quest’anno si parla di radici. Noi siamo qua, di fronte a un Duomo, con una persona che normalmente canta con un pianoforte e anche una batteria e una chitarra elettrica. Però di fronte a me c’è un pubblico seduto e qui c’è la cosa più bella del mondo: noi che cerchiamo di diventare un corpo unico. Le radici sono molto più potenti dei confini, perché le radici di un albero vanno a cercare quello di cui hanno bisogno, vanno a comunicare: un albero parla a un altro albero a 200 km di distanza. E con le radici spesso pensiamo da dove veniamo, però quando le radici non rispettano per niente i confini delle nostre superfici, parlano di dove vogliamo andare”.

Tra una canzone e l’altra – tra cui le più note “Happy ending”, “Relax, take it easy”, “Grace Kelly”, “Love today” – ha ripercorso l’importanza del Festival dei Due Mondi dal 1958 ad oggi, la sua storia musicale iniziata a 8 anni con la musica classica e proseguita in Conservatorio a Londra, dove scriveva canzoni segretamente. E ancora: “Ho aspettato 20 anni per essere invitato qui, stasera voi avete aspettato un’ora e mezza per questo invito a cantare in questa edizione di Spoleto Due Mondi, rifiutate o accettate?” stimolando il pubblico a cantare con lui.

Insomma, due ore di show puro, seguendo però la peculiarità del Festival dei Due Mondi di contaminare generi e offrire al pubblico qualcosa di unico. Per Mika, in realtà, si è trattato di una riproposizione – con un programma in esclusiva per Spoleto – di un qualcosa già sperimentato nel 2015. A febbraio di 11 anni fa, infatti, si esibì con l’Orchestre Symphonique di Montréal con il suo repertorio riarrangiato in chiave classica proprio da Simon Leclerc; un concerto replicato al Teatro Sociale di Como qualche mese dopo con un’orchestra creata per l’occasione e mandato in onda da Sky. A Spoleto, il programma si è arricchito di brani nuovi e del coinvolgimento di un’eccellenza cittadina, il Teatro Lirico Sperimentale fondato nel 1947 da Adriano Belli, con il suo coro.

Mika “sinfonico” a Spoleto, i video