Nonostante i progressi che si sono registrati negli ultimi decenni, la parità di genere resta ancora un obiettivo difficile da raggiungere a livello globale. Donne e bambine continuano a subire discriminazioni che limitano la loro libertà, riducono l’accesso all’istruzione e rendono più difficile costruire un percorso di vita autonomo. Si tratta di un sistema di disuguaglianze che incide sulla quotidianità e sulle prospettive future di milioni di persone.
Nei Paesi del Sud globale, questa situazione assume contorni particolarmente marcati. Tra le conseguenze più critiche della mancata tutela dei diritti delle donne rientrano i matrimoni precoci, un fenomeno che priva le bambine della possibilità di scegliere e ne compromette la crescita. In questi casi, viene violato apertamente l’articolo 16 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, secondo cui il matrimonio deve basarsi sul libero e pieno consenso dei futuri coniugi.
Quando una bambina viene costretta a sposarsi, non le viene sottratto soltanto il diritto di decidere del proprio futuro, ma anche la possibilità di vivere un’infanzia serena e di sviluppare pienamente le proprie potenzialità.
Matrimoni precoci: numeri, cause e conseguenze
Ogni giorno, attualmente, sono circa 33.000 le bambine che vengono obbligate a contrarre matrimonio contro la propria volontà, prive di strumenti e risorse con cui opporsi.
Le cause che alimentano questo fenomeno sono molteplici e spesso intrecciate tra loro. In diversi contesti, la povertà spinge le famiglie a considerare il matrimonio come una soluzione per ridurre le spese da sostenere.
A questo si aggiungono convenzioni sociali discriminatorie profondamente radicate, che attribuiscono alle bambine un ruolo subordinato e le relegano a un destino già definito. In alcune comunità, inoltre, il matrimonio precoce viene ancora percepito come un passaggio naturale, tramandato di generazione in generazione e difficile da mettere in discussione.
Le conseguenze per le bambine sono immediate e gravi. Il matrimonio precoce le espone a un rischio più elevato di abusi e violenze domestiche, oltre a imporre responsabilità che non dovrebbero appartenere all’infanzia. Un aspetto particolarmente critico riguarda le gravidanze precoci, che possono comportare rischi significativi per la salute fisica e psicologica. In questo caso, il matrimonio precoce arriva a compromettere lo sviluppo e l’autonomia delle bambine fin dall’età più giovane.
Istruzione: la leva più concreta per l’emancipazione
Di fronte a un fenomeno così radicato, uno degli strumenti più concreti per favorire l’emancipazione femminile è rappresentato dall’istruzione. La scuola, infatti, non è soltanto un luogo di apprendimento, ma uno spazio in cui le bambine possono acquisire strumenti fondamentali per costruire un’alternativa credibile a un futuro imposto. Frequentare con continuità significa sviluppare competenze, ampliare le proprie possibilità e rafforzare la capacità di scegliere.
L’istruzione permette inoltre di accrescere la consapevolezza dei propri diritti. In molti contesti, conoscere le tutele esistenti e comprendere che alcune pratiche non sono inevitabili rappresenta già un primo passo verso il cambiamento. La scuola contribuisce anche a modificare, nel tempo, la percezione collettiva del ruolo delle bambine all’interno delle famiglie e delle comunità, rendendo più difficile che il matrimonio precoce venga considerato un destino naturale.
Garantire l’accesso all’istruzione significa quindi anche proteggere l’infanzia e creare condizioni più favorevoli all’autodeterminazione. È attraverso percorsi educativi stabili che una bambina può immaginare un futuro diverso, sviluppare autonomia e sottrarsi a dinamiche di dipendenza che spesso iniziano proprio con il matrimonio precoce.
Il ruolo delle organizzazioni internazionali: l’esempio concreto di ActionAid
Quando l’accesso alla scuola non può essere garantito adeguatamente dalle autorità locali, è l’intervento delle organizzazioni internazionali indipendenti a rappresentare una risorsa concreta per favorirel’accesso all’istruzione delle bambine.
Tra queste, merita una menzione ActionAid che, grazie ai suoi programmi di adozione a distanza, interviene concretamente su più fronti per contrastare l’abbandono scolastico e ridurre quindi anche le possibilità che vengano contratti matrimoni precoci.
Nelle scuole, le bambine vengono informate sui loro diritti e messe nelle condizioni di riconoscere quando una scelta non è libera. I gruppi studenteschi non sono semplici spazi di confronto, ma strumenti per intercettare segnali di abbandono prima che si trasformino in esclusione definitiva.
Parallelamente, l’ambiente scolastico viene reso più adeguato, con materiali didattici, uniformi e risorse essenziali che contribuiscono a eliminare ostacoli pratici che spesso colpiscono proprio le ragazze.
Ma la permanenza delle bambine nel sistema educativo non dipende solo da ciò che accade in aula. Per questo, ActionAid supporta anche le famiglie, sostenendo soprattutto le madri nel raggiungimento di una maggiore autonomia economica. Ridurre la pressione economica significa ridurre anche il rischio che le figlie vengano ritirate dalla scuola per far fronte alle difficoltà quotidiane.
Allo stesso tempo, le campagne di sensibilizzazione rivolte a genitori, leader religiosi e istituzioni locali mirano a scardinare l’idea che l’istruzione femminile sia sacrificabile. Rendere visibili le conseguenze dell’abbandono scolastico significa modificare un contesto che, troppo spesso, considera secondaria la formazione delle bambine.
Accanto al lavoro svolto direttamente nelle comunità, ActionAid promuove anche campagne di sensibilizzazione rivolte a un pubblico più ampio, con l’obiettivo di portare il tema dei matrimoni precoci all’attenzione dell’opinione pubblica. Tra queste iniziative rientra la campagna “I Will Marry When I Want”, ispirata dalla poesia di Eileen Piri, bambina di 13 anni del Malawi, e sviluppata in un film girato nel distretto ugandese di Namutumba.
La campagna ha come protagoniste le bambine della Buwongo Primary School, scuola che viene sostenuta da ActionAid grazie ai programmi di adozione a distanza, che attraverso il gesto simbolico di rompere abiti da sposa e oggetti nuziali, riaffermano il proprio diritto a non essere costrette a vivere in un futuro determinato da scelte imposte da altri.
Perché fermare i matrimoni precoci è fondamentale per la collettività
Contrastare i matrimoni precoci non significa soltanto tutelare il futuro delle singole bambine, ma intervenire su un problema che incide in modo profondo sull’intero equilibrio sociale. Quando una ragazza viene costretta a sposarsi da minorenne, la comunità perde una parte del proprio potenziale: si interrompe un percorso di crescita che potrebbe tradursi in competenze, autonomia e possibilità di partecipazione attiva alla vita collettiva.
Il matrimonio precoce rafforza infatti un modello di disuguaglianza che tende a ripetersi nel tempo. Una bambina che lascia la scuola e viene privata della libertà di scelta ha maggiori probabilità di rimanere in una condizione di dipendenza economica e sociale. Questo limita non solo la sua autonomia, ma anche le prospettive della famiglia e, più in generale, dello sviluppo della comunità. Il risultato è un sistema che continua a produrre esclusione e fragilità, generazione dopo generazione.
Arrestare questo fenomeno significa quindi difendere un diritto fondamentale, ma anche spezzare un meccanismo che alimenta povertà, marginalità e disparità di genere. Proteggere l’infanzia, garantire istruzione e impedire che il matrimonio venga imposto a una bambina rappresentano passaggi essenziali per costruire contesti più in cui la libertà e la dignità femminile non siano eccezioni, ma condizioni riconosciute e tutelate.
La possibilità di scegliere il proprio futuro
Parlare di spose bambine significa confrontarsi con una realtà che non può essere considerata distante o inevitabile. Ogni matrimonio imposto a una bambina rappresenta una possibilità negata. Dato che si tratta di un fenomeno radicato, il cambiamento richiede continuità, responsabilità e attenzione costante.
Mettere fine ai matrimoni precoci vuol dire restituire alle ragazze la possibilità di scegliere il proprio futuro. Per contribuire al cambiamento, adotta una bambina a distanza con ActionAid: è anche da questi gesti importanti che prende forma una società più equa, in cui la dignità e la libertà non dipendano dal genere o dal luogo di nascita, ma siano diritti effettivi e riconosciuti.