Uno sguardo alla manovra del Governo (“debole, perché depotenzia strumenti come Industria 4.0” e che rischia di bloccare “cantieri come la Tav“), l’altro all’economia mondiale, che mostra segni di rallentamento. Dal palco del Teatro Lyrick di Assisi, dove è intervenuto all’Assemblea degli industriali umbri, il presidente nazionale di Confindustria, Vincenzo Boccia, non disegna uno scenario sereno per il Paese.
Dopo le aperture delle scorse settimane, il numero uno degli industriali italiani attacca frontalmente il Governo. E non per la scelta di sfidare l’Europa sulla rigidità della regola del rapporto tra deficit e Pil, ma perché il presupposto con il quale si pensa di rientrare da quella spesa è legato ad una crescita che le scelte inserite nella manovra non sembrano assicurare. E riforme come quella delle pensioni, la flat tax per gli autonomi, il reddito di cittadinanza, si possono sostenere solo con la crescita. Che si genera “con i risultati e non con le dichiarazioni – attacca Boccia – con scelte di politica economica che noi ad oggi non vediamo“.
Gli industriali chiedono che le maggiori entrate, oltre che a combattere la povertà, vengano utilizzate per le infrastrutture, la ricerca e soprattutto per ridurre le imposte sul lavoro. Aiutando in questo modo a generare occupazione: “Gli italiani – reclama Boccia – vogliono lavoro non sussidi“. E invece, nel prossimo futuro Boccia prevede un aumento delle imposte.
Da qui l’appello a puntare sulla questione industriale, “che non è – chiarisce – la questione degli industriali“, ma l’unico motore con il quale far ripartire il Paese.
Antonio Alunni
“L’industria – aveva detto in precedenza il presidente degli industriali umbri, Antonio Alunni – non è parte dei problemi dell’economia e della società italiana. L’industria è parte della soluzione“. Lodando quel “capitalismo produzione di massa per le masse“, Alunni ha sottolineato la necessità di favorire il progresso, senza timore: “L’economia di mercato non può essere stazionaria o conservatrice. L’economia di mercato è sempre rivoluzionaria, ed è dalle rivoluzioni che deriva la ragionevole speranza di un futuro migliore. La stasi non significa certezza. Al contrario, la stasi aumenta l’incertezza, e porta a un futuro in cui i figli staranno peggio dei loro padri“. Alunni ha quindi proseguito: “Le istituzioni politiche e sociali esistono proprio per dare ai cittadini delle ragionevoli certezze per il futuro. I sistemi previdenziali, i meccanismi redistributivi del reddito, i sistemi di istruzione e formazione aperti a tutti, sono gli strumenti attraverso i quali un Paese moderno garantisce tutto questo. Ma questi meccanismi non possono mai essere in contrasto con l’efficienza di un’economia di mercato. Essi non possono interferire con l’opera di continua trasformazione e innovazione rivoluzionaria di cui sono protagonisti gli imprenditori e le imprese. È proprio la ricchezza generata dall’economia di mercato – ha evidenziato – che genera le risorse che possono essere messe a disposizione dei cittadini e della società nel suo complesso“. Insomma, le regole di organismi sociali e istituzioni non siano di ostacolo alle regole del mercato.
Alunni ha quindi indicato i compiti di Confindustria nei confronti dei propri associati: fornire strumenti adeguati per favorire la crescita dimensionale; ritrovare un rapporto virtuoso e diffuso con il sistema bancario, “condizione necessaria per lo sviluppo dei nostri progetti industriali e per la formazione di nuovi imprenditori“; promuovere e diffondere in tutto il Paese la cultura d’impresa, insegnandola soprattutto ai giovani. E a questo proposito Alunni ha annunciato l’intenzione di Confindustria Umbria di aprire una scuola rivolta sia ai giovani dell’ultimo anno delle scuole superiori, sia a studenti universitari, che insegni come fare impresa, come diventare imprenditori. Perché se è vero che vi sono molte istituzioni pubbliche e private che insegnano come diventare manager, “solo gli imprenditori possono insegnare ai giovani come si può diventare imprenditori“.
Alunni ha chiuso poi il cerchio al termine del suo discorso iniziato lodando le opportunità del capitalismo: “Se vogliamo che l’impresa e l’industria abbiano il consenso dei cittadini dobbiamo agire positivamente per far sì che la prosperità generata dal capitalismo sia diffusa. Far sì che questo avvenga è compito delle istituzioni politiche, ma è anche nostro compito“. E allora, ha invitato la platea degli imprenditori umbri “ad essere protagonisti e vicini alle esigenze dei nostri territori attraverso un rinnovato impegno nella vita culturale, educativa, artistica, nel sostegno ai meno fortunati“, perché “l’industria trae la sua ricchezza dai territori, e se i territori non saranno prosperi in benessere materiale e in capitale umano la fonte della ricchezza verrà meno“.
Ma ha anche richiamato alla “responsabilità comune” sia dell’impresa, che dei lavoratori, delle Istituzioni e di tutta la società rispetto al tema di “come affrontare e sostenere il cambiamento”, che è particolarmente forte in questo tempo e di “come essere in grado di generare prodotti, ricchezza e lavoro”. Insomma, se l’industria non è il problema, non lo sono, di per sé, neanche le istituzioni. E per questo, impresa, istituzioni e lavoro devono remare dalla stessa parte. A livello nazionale come nei territori.