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Malaria in Veneto, cosa può cambiare con caso autoctono

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Malaria in Veneto, cosa può cambiare con caso autoctono

Gio, 07/11/2024 - 21:03

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(Adnkronos) – Il caso autoctono di malaria segnalato in Veneto, sul quale sono in corso approfondimenti, “se viene confermato che è un caso realmente autoctono” potrebbe “cambiare completamente il paradigma futuro delle malattie infettive” e “pone un tema delicato: in qualche modo ci permette di dire che la globalizzazione del mondo è avvenuta purtroppo anche per quanto riguarda le malattie infettive”. E’ la riflessione di Matteo Bassetti, direttore di Malattie infettive dell’ospedale policlinico San Martino di Genova. “E’ un dato – spiega all’Adnkronos Salute – che parla della tropicalizzazione anche dell’Italia”, pensando ai focolai di “Dengue di quest’anno e l’anno scorso, ai focolai di Chikungunya che abbiamo avuto nel passato”. E adesso “vediamo un caso di malaria autoctona dopo tanti, tanti anni. Vuol dire che l’Italia è diventata potenzialmente un Paese dove la zanzara anofele può sopravvivere, si può riprodurre e trasmettere la malaria. E’ la globalizzazione del clima la cosa più grave”.  

Quindi, continua Bassetti, “si pone la questione che le malattie tropicali non sono più solo delle aree tropicali, ma che evidentemente sono anche delle nostre aree, e forse bisognerà cambiare anche gli insegnamenti ai nostri medici. Nel senso che forse è il caso di sospettare questo tipo di infezioni non solo in chi ha viaggiato in Africa o in altri Paesi dove la malaria o altre malattie sono endemiche, ma anche da noi. Questo cambia completamente gli scenari anche dal punto di vista della prospettiva futura”.  

Di un “un fenomeno già visto, che noi infettivologi chiamiamo ‘malaria da bagaglio’, cioè causata da una zanzara arrivata in Italia – in aereo e appunto tramite un bagaglio – da zone in cui c’è la malaria, e che quindi trasmette l’infezione. Ipotesi suggestiva e forse anche la più probabile nel caso specifico scoperto in Veneto”parla con l’Adnkronos Salute Massimo Andreoni, professore emerito di Malattie infettive dell’Università di Roma Tor Vergata e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive tropicali (Simit). 

“Il caso di Verona è un evento già accorso, ma – avverte Andreoni – bisogna fare molta attenzione. Ora è necessaria una indagine epidemiologica. Innanzitutto per stabilire se si sono altri casi di malaria nella zona, quindi accertare se sia stata causata effettivamente da una ‘zanzara da bagaglio’ oppure se il potenziale vettore di plasmodio possa essere l’anofele labranchiae: zanzara autoctona che, dopo aver punto un soggetto infetto, potrebbe essere in grado di trasmettere la malattia. Quest’ultima ipotesi sarebbe grave e pericolosa”. 

 


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