Caccia Italia

“Ma adesso pure la caccia sarà quotata in Borsa?”

Riceviamo e pubblichiamo dal rappresentante in Umbria di Sergio Gunnella, ACR / Confavi:

Mentre le feste volgono alla fine, pur con la penna spuntata e il blasone ormai sdrucito, un paio di organizzazioni sindacali di caccia in crisi esistenziale, battibeccano fra loro sulle ultime novità sciorinate dal governo e dalle decisioni a dir poco perniciose che parlano di venaria sociale, di aziende faunistiche aspiranti a divenire SpA e di partite IVA impegnate a “gestire” una fauna che di selvatico non ha più neppure il piglio. Tuttavia questo zabaione ormai stantio, qualcosa l’ ha evidenziato; e cioè che le code/lunghe di voliera & C. sono (e restano) “patrimonio indisponibile dello stato”. E allora dove sta la notizia?
Con un forbito scambio di letterine natalizie le due sorelle di settore si prendono per i capelli su questioni che, paradossalmente, hanno concordato insieme da più di trent’anni; tacitamente e senza far rumore, le due scriventi, come ladri di Pisa legati a doppio filo dal loro riconoscimento ministeriale, gridano: “Questo l’ho fatto io, quello l’ho detto io, quest’altro lo sapevo prima di te e tu non hai capito niente. Ma restiamo unite, volemose bene – concludono ammiccanti – altrimenti va a finire che la gente pensa che la colpa dell’ ennesimo intruglio sia la nostra! Non sia mai!”.
E mentre giurano sulla moglie che la caccia “sociale” è e resterà gratis, sussurrano sulle orecchie dei cacciatori di lasciare sul tavolo 500 euro per la licenza appena rinnovata!
Mi sovviene l’epitaffio che ho disposto in vita per il mio loculo:
“Chi sa fa. Chi non sa, chiacchiera. A vanvera.”

Stavolta mi limiterò a leggere; perché il ribattere su argomenti triti e ritriti e tanto inutili alla Venaria, sarebbe per me come sparare sulla Croce Rossa. Significherebbe aiutare la fine della caccia. Cosa del tutto contraria al mio DNA.
Mi limiterò a farmi due risate: dice che fa bene alla salute e fa dimenticare che le modifiche promesse alla 157/92, altro non sono che l’ennesima pezza posta sulle proprie incapacità di applicare ciò che fu scritto trent’ anni orsono e che nessuno si è mai sognato di mettere in atto fino a oggi. In fondo questo è il modo migliore per proporre cambiamenti dove fa comodo e non su ciò che, invece, sarebbe del tutto indispensabile agire.
Amen.

Sergio Gunnella
ACR/Confavi Umbria