Lirico Sperimentale, applaudito debutto a Trevi di "La prova di un'opera seria" - Tuttoggi

Lirico Sperimentale, applaudito debutto a Trevi di “La prova di un’opera seria”

Carlo Vantaggioli

Lirico Sperimentale, applaudito debutto a Trevi di “La prova di un’opera seria”

Sab, 05/09/2020 - 10:02

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Lirico Sperimentale, applaudito debutto a Trevi di “La prova di un’opera seria”

Debutto al Teatro Clitunno di Trevi, per la 74^Stagione del Lirico Sperimentale di Spoleto, con un divertente pezzo di teatro che fa il verso a se stesso.

La farsa comica La prova di un’opera seria, al debutto ieri sera al Teatro Clitunno di Trevi, per la 74^Stagione del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto, è un divertente pezzo di teatro che fa il verso a se stesso.

Un modo intelligente di scoprire le carte nel tradizionale dualismo spettatore-attore e che alla fine rovescia ogni prospettiva e trasforma la platea in un palcoscenico e il palcoscenico in una stonata quanto frizzante storia di tutti i giorni.

Bene ha fatto il regista Gabriele Duma, autore anche del frugale allestimento trevano, a rendere minimo l’intervento dei movimenti scenici lasciando, come auspicabile, spazio ai protagonisti che liberati dalla necessità di interpretare, si divertono invece a storpiare-se necessario-la loro parte musicale.

Il che non vuol per forza dire che La prova di un’opera seria, sia una giullarata pretestuosa. Tutt’altro.

Si tratta di un fortunato lavoro dell’abate Giulio Artusi su musiche, molto interessanti, di Francesco Gnecco (allievo di Domenico Cimarosa), che nella sua apparente semplicità è ancora oggi molto rappresentato proprio perchè ottima palestra per quei cantanti che solitamente invece sono rinchiusi nelle strette maglie delle Opere più blasonate.

Lo spunto nasce dalla famosa opera di Domenico Cimarosa Gli Orazi e Curiazi, un bersaglio perfetto per ridicolizzare alcuni comportamenti di assoluta consuetudine durante le prove dell’opera stessa.

Le bizze delle prime donne soprano, i giovani e focosi tenori sempre pronti a fare la corte alla prima donna per avere l’appiglio di future scritture. E poi i poeti scrittori di libretti pensosi e classicheggianti, al limite dell’incomprensibile, e maestri concertatori e direttori d’orchestra, quasi sempre squattrinati, che faticano le proverbiali sette camicie per mettere tutti daccordo, ed avere un briciolo di gloria.

Un divertente canovaccio alterna la musica ufficiale di Cimarosa a interruzioni pretestuose dei protagonisti che trovano sempre una scusa per rivendicare qualche bisogno o qualche paturnia momentanea, una finta costipazione dell’ugola o il fracasso disturbante fuori scena o di chi assiste alle prove, interrompendole.

Un microcosmo stralunato che tuttavia mette alla prova chi realmente lo intepreta.

E difatti qualcosa bisogna pur cantare e i protagonisti del debutto al Clitunno di Trevi dimostrano quanto la palestra del Lirico sia fruttuosa nella realizzazione di questi programmi con un repertorio a volte nascosto ma non per questo di minore importanza.

Può sembrare un paradosso, ma ci vuole una discreta bravura anche per rendere ridicoli ste stessi nel canto, stonando qualche aria, sopratutto quando cantanti già noti per la loro sicura vocalità, o anche al loro debutto, si devono arrischiare nel farsesco per poi riprendere correttamente le note della loro parte, in cui Francesco Gnecco non è certo parco nei virtuosismi da eseguire.

Ne sanno dunque qualcosa Tosca Rousseau (Corilla Tortorini), Chiara Boccabella (Violante Pescarelli), Marco Rencinai (Federico Mordente); Luca Bruno (M° Campanone/Compositore); Giacomo Leone (Fischietto/Copista e suggeritore); Giordano Farina (Il poeta Pasticci), ai quali non viene risparmiata la fatica del cantare. Tutti molto convincenti (vocalmente) e al contempo divertenti pasticcioni.

Ottima ed eroica la direzione musicale di Luca Spinosa, che in questa edizione della Stagione del Lirico, causa norme stringenti antipandemia, si è già trovato da solo più volte a reggere il peso dell’intera rappresentazione, suonando al pianoforte.

Nel caso però de La prova di un’opera seria, c’è stato anche l’intervento molto apprezzato di una ridottissimo Ensemble del Lirico Sperimentale che ha reso più credibile il tutto.

Lunghi e calorosi applausi al termine della rappresentazione, con molte chiamate in scena.

Le novità sulle rappresentazioni

La curiosità di quest’anno è anche legata al fatto che il debutto non è , come tradizione vorrebbe, a Spoleto ma nel fin troppo ordinato Teatro Clutunno di Trevi, altro piccolo scrigno di bellezza tra i tanti luoghi d’arte presenti in Umbria.

Il Direttore Generale del Lirico, Claudio Lepore ci spiega “A causa delle norme sulla pandemia, non potendo muoverci in giro per l’Umbria con uno spettacolo complesso come il Rigoletto (debutto a Spoleto al Teatro Gian Carlo Menotti il 18 settembre), abbiamo pensato di regalare ai teatri di Trevi, Bevagna, Spello e Montefalco (Complesso museale S. Francesco) la farsa di Francesco Gnecco, decisamente più fruibile e divertente”.

E aggiunge, “Sono comunque molto contento che nonostante tutto siamo riusciti a mettere in piedi un cartellone completo in forma scenica. Un dovere nei confronti dei cantanti del Lirico”.

E ne ha ben donde Lepore e tutta la struttura del Lirico che meritoriamente accompagnano nei loro primi passi molti futuri protagonisti del bel canto europeo.

La prova di un’opera seria

Tosca Rousseau (Corilla Tortorini), Chiara Boccabella (Violante Pescarelli), Marco Rencinai (Federico Mordente); Luca Bruno (M° Campanone/Compositore); Giacomo Leone (Fischietto/Copista e suggeritore); Giordano Farina (Il poeta Pasticci).

Direzione musicale e al pianoforte il maestro Luca Spinosa;

regia e allestimento a cura di Gabriele Duma,

costumi di Clelia De Angelis.

Ensemble strumentale del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A. Belli”.

In replica al Teatro Clitunno di Trevi:

5 settembre ore 21

6 settembre ore 18

Foto: Tuttoggi (Carlo Vantaggioli)

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