L'infettivologo umbro Tascini: niente farmaci specifici contro il Covid, ci si difende così

L’infettivologo umbro Tascini: niente farmaci specifici contro il Covid, ci si difende così

Redazione

L’infettivologo umbro Tascini: niente farmaci specifici contro il Covid, ci si difende così

Dom, 01/11/2020 - 21:13

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Non ci sono ancora farmaci contro il Covid, l’unica difesa al momento è la prevenzione. L’infettivologo umbro (è di Marsciano) Carlo Tascini, direttore del Reparto malattie infettive dell’ospedale di Udine, ha parlato del Coronavirus in una diretta web organizzata dai sindaci di Magione e Corciano (due realtà attualmente molto colpite), Giacomo Chiodini e Cristian Betti. Tascini, sposato con la magionese Giuliana Alunni Boldrini, conosce bene la realtà umbra e del Trasimeno, ma soprattutto è uno dei massimi esperti nazionali di malattie infettive, in questo momento in prima linea contro il Covid. Al Santa Maria della Misericordia di Udine, dove lavora, sono stati triplicati i posti letto per malati Covid.

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Non c’è farmaco contro il Covid, ci si difende solo con la prevenzione

“Ogni cittadino deve prendere la sua decisione proteggendo chi gli sta vicino e l’unico modo è rispettare le regole” ha affermato il professor Tascini, spiegando che i casi sono dovunque in forte crescita, compresa l’Umbria, che nella prima fase aveva un’incidenza di malati bassissima. Al momento non esiste nessun farmaco per combattere questo virus, per cui l’unica difesa è la prevenzione che deve essere fatta attraverso l’uso di mascherine, gel alcolici e il mantenimento delle distanze visto che il virus non si trasmette per via aerea ma attraverso goccioline.

“Stiamo riconvertendo molti reparti che non sono di urgenza in reparti Covid – ha aggiunto – . Questo vuol dire che alcune patologie possono, causa emergenza, non essere curate oltre al rischio di non riuscire ad avere personale sanitario in numero adeguato per curare i malati Covid se continuano a crescere i ricoveri”.

Il vaccino e la sperimentazione

In merito al vaccino, l’infettivologo ha spiegato la difficoltà, in una situazione di così forte emergenza di fare studi e sperimentazioni per cui, quando si avrà un vaccino, la sperimentazione sarà fatta, probabilmente, sul campo.

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