Spoleto

Licenziato e condannato a maxi-risarcimento, ma non ha commesso reato: finisce l’incubo per Dionisi, ex dipendente Usl e AU Vuscom

Licenziato con richiesta di un maxi-risarcimento per danni, ma non aveva commesso alcun fatto-reato: è a dir poco surreale il calvario giudiziario vissuto dallo spoletino Giorgio Dionisi, ex dipendente della Usl 2 Umbria e per alcuni anni amministratore unico della Vuscom Srl (l’azienda a totale controllo pubblico dei 22 comuni della Valle umbra sud), che dopo otto anni si è visto riconoscere l’estraneità ai fatti contestati in sede penale.

La notizia dell’assoluzione era trapelata già martedì scorso, all’indomani della lettura del dispositivo del Giudice del Tribunale di Spoleto, Dott.ssa Elisabetta Massini, che aveva assolto l’imputato perché i fatti i non sussistono.

Dionisi, difeso dagli Avvocati del Foro di Spoleto Marco Parmegiano Palmieri e Paolo Feliziani, che esprimono “grande soddisfazione per l’esito del processo che restituisce un pò di serenità allo stesso ed alla Sua famiglia oltre che alla Sua immagine e professionalità, riservandosi di esaminare le motivazioni della sentenza di primo grado per ogni valutazione”. Ma andiamo con ordine.

Dopo 8 anni di processo penale dinanzi al Tribunale di Spoleto, Giorgio Dionisi, ex dipendente del Distretto socio sanitario per essere stato nel frattempo licenziato, è stato assolto dalle accuse di assenza fraudolenta dal posto di lavoro e di truffa aggravata nei confronti della Usl Umbria 2 con sentenza assolutoria per non aver commesso i fatti contestati nella richiesta di rinvio a giudizio. Lo stesso P.M. in aula aveva chiesto il non doversi procedere per decorso dei termini di  prescrizione.

La complessa vicenda giudiziaria che ha coinvolto l’ex dipendente era scaturita da un esposto anonimo risalente al febbraio 2018 ed indirizzato a varie Autorità, alle quali veniva richiesto di verificare la compatibilità tra il lavoro pubblico e gli incarichi svolti come Consigliere-Amministratore delle società a capitale pubblico Vus SpA e Vuscom Srl. Il lavoratore ha inoltre subito un licenziamento ed è stato denunciato alla Procura Regionale della Corte dei Conti per un asserito danno erariale.

La vicenda di Dionisi, che aveva coinvolto anche l’ex responsabile del personale, anche lui assolto con formula piena dal Tribunale di Spoleto, ha più di qualche aspetto ancora tutto da chiarire circa alcune determinazioni assunte dai vertici del tempo della Usl2. Cerchiamo di ricostruire i fatti che sono trapelati nel tempo.

Tutto comincia nel 2018. Forse solo una coincidenza che siano in corso delle guerre interne allo stesso piddì, in particolare tra le frange degli ex diesse ed ex margheritini. Dionisi è dipendente modello, mai un richiamo, mai uno screzio con i colleghi. Da anni coltiva la passione per la politica attiva nelle file del piddì, apprezzato dal sindaco Daniele Benedetti (dello stesso partito) che lo vuole nel board di Vuscom, incarico al quale verrà  riconfermato anche dal compianto sindaco liberale Fabrizio Cardarelli, il primo ad aver vinto le amministrative nel 2014 dopo quasi 60 anni di dominio della sinistra e centrosinistra cittadina.

l’Avvocato Marco Parmegiano Palmieri

Grazie ad una laurea in economia e al rigore per i conti, Dionisi porta in utile la multiservizi (utili distribuiti per Statuto in quota parte ai 22 Comuni soci) ma sventa in più occasioni alcuni “appetiti” politici che vorrebbero cedere ai privati la maggioranza, se non l’intera quota dell’azionariato della società energetica.

La stessa che non solo produce appunto utili per le municipalità ma riesce a contenere i costi energetici per famiglie e aziende del comprensorio. Nei quasi otto anni di mandato c’è anche una parentesi semestrale a capo della holding Vus Spa, giusto il tempo necessario al Municipio di Foligno (primo socio con il 47,35% delle azioni) per nominare l’ennesimo amministratore della Città della quintana. Senza che si sia mai pensato ad una rotazione, neanche quando le gestioni non brillavano.

La notizia della indagine interna dell’azienda è più che sufficiente per Dionisi per presentare subito le dimissioni dalla Vuscom al fine di non creare imbarazzo alle istituzioni coinvolte e al suo stesso partito.  

L’esposto porta inevitabilmente a delegare alle forze dell’ordine le indagini. Al centro la verifica della compatibilità tra essere dipendente di un ente locale (la Usl2) e quella di amministratore, incarico che per legge deve essere preventivamente autorizzato. Cosa che, a quanto è dato sapere, l’azienda sanitaria disconosce in parte, nonostante sul proprio sito istituzionale venga pubblicato annualmente l’emolumento percepito quale amministratore della multi servizi che annualmente comunicava i compensi erogati. Come potevano quindi i vertici aziendali non sapere dell’incarico extra-istituzionale?

Il procedimento disciplinare porta a contestare al Dionisi anche 5-6 giornate in cui, anziché essere al proprio posto di lavoro, sarebbe stato impegnato a Foligno per seguire alcuni impegni della Vus. Da qui l’accusa di assenza fraudolenta. Si arriva al 2020 con la Usl che decide il licenziamento in tronco di Dionisi; provvedimento impugnato che vede il dipendente vittorioso in primo grado ma soccombere in appello e in Cassazione che attesta la legittimità del provvedimento: licenziato.

Non basta. La Usl – che ben sa dell’informativa mandata doverosamente alla Corte dei Conti per l’accertamento di eventuali danni all’erario, giudizio in attesa di definizione – avvia un parallelo procedimento civile, nei confronti del solo Dionisi, ancora pendente presso la Corte di Cassazione, oltre ad essersi costituita parte civile nel processo penale. Insomma una pletora di azioni risarcitorie che superano i 200mila euro e che avrebbero fiaccato anche il più tenace dei cittadini.

E si arriva finalmente a lunedì scorso, 19 gennaio, quando, dopo una breve Camera di consiglio, il giudice penale emette la sentenza: Dionisi viene assolto, come anche l’ex responsabile del personale, perché il fatto non sussiste. Non perché il fatto non costituisce reato (cioè è stato commesso un fatto che non può essere qualificato come reato), neanche per intervenuta prescrizione: non è stato proprio commesso alcun reato.

Incubo finito? Penalmente si spera di sì in attesa delle motivazioni che potrebbero chiarire gli aspetti dell’intera vicenda giudiziaria.

Un dubbio però sorge spontaneo: non sarebbe stato il caso di attendere l’esito del processo penale prima di concludere l’istruttoria disciplinare con il licenziamento?

Chissà che almeno i nuovi vertici della Usl 2, e perché no anche Palazzo Donini che li nomina, sentiranno di dover quanto meno chiedere venia per alcune decisioni adottate con sospetta caparbietà nei confronti del dipendente licenziato.

E magari anche lo stesso Pd spoletino (a cominciare dalla sezione Spoleto centro) che nel 2024 ha tentato di non tesserare Dionisi, con buona pace dell’articolo 49 della Costituzione: un tentativo maldestro che lo stesso ha sventato iscrivendosi on line al partito della Schlein e, per mera cronaca, entrando di lì a poco a far parte della Assemblea regionale dem.

In fondo, magari all’ultimo istante, c’è ancora speranza sul difficile pianeta Terra.

(Franca Barozzi)

© Riproduzione riservata