Spoleto

Licenziato da Usl2, Dionisi assolto anche da Giurisdizionale Corte dei Conti che condanna alle spese l’azienda

Giorgio Dionisi, licenziato nel 2020 dalla Usl2 Umbria per aver svolto l’incarico di amministratore della Vuscom (carica cui era stato chiamato dal sindaco Benedetti e riconfermato da Cardarelli), è stato definitivamente scagionato anche dalla Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti, una sentenza che archivia così, dopo quella penale, i fatti addebitati al malcapitato dipendente pubblico cui era stato peraltro richiesto un maxi-risarcimento per presunto danno all’erario.

Una vicenda giudiziaria che ha dell’incredibile se si pensa che la sentenza penale, conclusasi con l’eloquente assoluzione “perché il fatto non sussiste” (si è in attesa delle motivazioni del Tribunale di Spoleto il cui dispositivo è stato emesso il 19 gennaio scorso), era arrivata dopo ben tre gradi di giudizio che avevano avvalorato il licenziamento del dipendente della Usl2, due gradi di giudizio civile che riconoscevano il risarcimento del presunto danno arrecato all’azienda sanitaria (una sorta di accanimento giudiziario sapendo che il giudizio pendente presso la Corte dei Conti dell’Umbria avrebbe ricompreso anche subito dall’azienda) e appunto la sentenza di primo grado dei giudici contabili che, includendo anche i presunti danni di immagine, era arrivata a sfiorare danni a 5 zeri, in solido tra Dionisi e il responsabile dell’ufficio personale della Usl2.

Se per il penale, Dionisi era difeso dagli avvocati Marco Parmegiani Palmieri e Paolo Feliziani, dinnanzi alla Sezione Centrale contabili con Marco Parmegiani Palmieri erano presenti anche gli avvocati Massimo Colarizi e Iolanda Piccinini.

Licenziato e condannato a maxi-risarcimento, ma non ha commesso reato: finisce l’incubo per Giorgio Dionisi, ex dipendente Usl e AU Vuscom

All’appello – nel senso di ultimo grado di giudizio – mancavano le decisioni della Sezione Centrale d’Appello della Corte dei Conti (Presidente Tammaro, Consigliere relatore Martorana, Consiglieri Briguori, Fratini e Corrado) e quella della Suprema Corte di Cassazione.

La prima è arrivata nelle ultime ore, racchiusa in 24 pagine che non solo prosciolgono Dionisi e il proprio ex superiore (già in quiescenza prima che venissero contestati i fatti), ma condannano la Usl2 al pagamento per ognuno di 9.000 euro di spese legali più imposte e spese varie. Uno scherzetto (si fa per dire) per il contribuente di ca. 30mila euro se si considerano anche e spese legali da rifondere per il penale.

La Cassazione della Corte dei Conti ha stabilito che deve essere esclusa la “responsabilità per violazione dell’art. 60 Dpr 3/957 perché non contestata e, comunque, non provata dalla Procura erariale”.

In pratica “…deve concludersi che non è stato ipotizzato né tantomeno provato che il Dionisi abbia effettivamente distratto parte delle proprie energie lavorative dalle funzioni assegnategli (quale impiegao della Usl2, n.d.r.), o che abbia arrecato disservizio all’Amministrazione d’appartenenza o, ancora, che abbia reso prestazioni qualitativamente o quantitativamente insufficienti, o comunque inadeguate rispetto alle mansioni istituzionali di pertinenza. Manca la dimostrazione della minore resa del servizio e della diminuzione qualitativa e quantitativa della prestazione resa, tale da rendere sine causa le somme percepite quale corrispettivo di un’attività non svolta”.

Un calvario non ancora finito. Manca ora, e dovrebbe giungere nelle prossime settimane, il giudizio della Corte di Cassazione civile, chiamata a decidere se il danno all’azienda sanitaria c’è stato o meno. Lo stesso che la Corte dei Conti ha definitivamente dichiarato non essersi verificato. Una saga giudiziaria che è finora costata non pochi danni economici e morali al malcapitato ex impiegato chiamato dalla politica a risollevare le sorti di una azienda a totale partecipazione pubblica (la Vuscom e la controllante Vuscom sono in capo ai 22 comuni della valle umbra sud, per cui anche l’eventuale “lucro” altro non è che gli utili che puntualmente finiscono nelle casse comunali), obiettivo che era stato peraltro centrato come on accadeva da tempo. Costato un caro prezzo all’ex amministratore che solo cinque anni dopo, che salgono a otto se si pensa all’inizio dell’inchiesta a seguito della quale Dionisi presentò le dimissioni dalla carica di amministratore per non creare imbarazzo alle istituzioni che lo avevano nominato, ha ottenuto una riabilitazione piena dal giudice penale e contabile.

Forse, prima di rivedere certe norme costituzionali, sarebbe il caso di rivisitare le procedure dei vari codici.

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