Gubbio e Gualdo

Le ex cave di Gualdo Tadino si trasformano in parco, ecco il progetto di Giulia Mancini

Da luoghi abbandonati e feriti dall’attività estrattiva a simboli di rinascita e sviluppo sostenibile. È questa la straordinaria visione che prende forma a Gualdo Tadino grazie all’iniziativa dell’imprenditrice Giulia Mancini, la quale ha deciso di investire concretamente sul territorio puntando sul recupero ambientale delle ex cave dismesse, attraverso la realizzazione di parchi tematici dedicati alla biodiversità.

Un progetto ambizioso – approvato dalla Regione Umbria – che, come spiega Mancini, “unisce tutela dell’ambiente, valorizzazione del paesaggio e rilancio del territorio, trasformando aree ormai inutilizzate in spazi vivi, sostenibili e capaci di generare nuova attrattività per cittadini, famiglie, scuole e turismo naturalistico”.

Il primo intervento, già destinato a diventare un modello di riferimento regionale e nazionale, porterà alla nascita di un grande parco tematico dedicato alle api e alla biodiversità, con apertura prevista entro la primavera 2027. Un luogo pensato non solo come area verde, ma come centro di educazione ambientale, ricerca, sensibilizzazione e promozione di una nuova cultura ecologica.

Determinante – spiega la stessa imprenditrice – la collaborazione con l’amministrazione comunale di Gualdo Tadino, che ha creduto sin dal primo momento nella portata strategica del progetto. Fondamentale il sostegno del sindaco e presidente della Provincia di Perugia, Massimiliano Presciutti, e dell’assessore comunale all’ambiente Paola Gramaccia, i quali hanno condiviso una visione di sviluppo capace di coniugare sostenibilità, innovazione e recupero del patrimonio ambientale”.

L’investimento promosso da Giulia Mancini rappresenta molto più di un intervento di recupero ambientale: “È una dichiarazione d’amore – sottolinea l’ideatrice del progetto – verso il territorio gualdese e una scelta concreta di responsabilità verso le future generazioni. Un progetto che punta a trasformare il volto di aree dimenticate, restituendo loro bellezza, funzione e valore sociale”.