Perugia

Lavori Nodino, così si limitano i disagi: le proposte su cantieristica e vie di accesso

Avviare al più presto i lavori del cosiddetto Nodino, la variante all’attuale tracciato della E45 nel tratto Collestrada – Madonna del Piano. E’ quanto da tempo auspica il Comitato “Chi salverà Ponte San Giovanni?”, sostenitore convinto del progetto per dare soluzione all’ingorgo di traffico che si viene a creare in quel tratto in cui confluiscono ben tre arterie (oltre alla E45, anche il Raccordo Perugia – Bettolle e la SS75).

Traffico che, soprattutto in occasione dei frequenti incidenti, ma comunque nelle ore di punta, si riversa anche sulla viabilità interna di Collestrada, Ponte San Giovanni e Madonna del Piano.

Il progetto migliorato

Il Comitato ritiene anche che il progetto definitivo presentato dalla Regione presenti, rispetto alla precedente versione, “elementi di novità tali, in termini di rispetto ambientale e paesaggistico, da far apparire pretestuosa e non condivisibile la generale alzata di scudi polemica e contestativa che si era riscontrata non solo da parte di comitati locali, ma anche della quasi totalità delle forze politiche rappresentative della volontà dei cittadini elettori”.

“Chi salerà Ponte San Giovanni?” ricorda come, di fronte al permanere di una generalizzata posizione contraria al progetto, abbia avviato un’opera di informazione, ma anche di stimolo nei confronti delle Istituzioni e delle forze politiche. “Oggi che, anche grazie a questo nostro continuo stimolo – rivendicano i rappresentanti del Comitato – la grande maggioranza delle forze politiche regionali, unitamente alla totalità delle rappresentanze imprenditoriali e del mondo del lavoro, si è espressa in favore del nuovo progetto, che Anas ha ufficialmente presentato, restando in attesa del relativo finanziamento da parte del governo nazionale, possiamo ben sentirci riconosciuta la fondatezza delle nostre convinzioni, relativamente alla sostanza del progetto”.

Cantieristica e accesso dei mezzi

Il Comitato esprime però qualche riserva esprimiamo invece nella progettazione accessoria, ma non meno importante, riguardante la cantieristica in generale e le modalità di accesso dei mezzi d’opera alla stessa. Aspetti dei quali sono state presentate delle proposte ritenute migliorative, tali cioè da limitare i disagi che comunque si creeranno durante i 7 anni previsti per completare l’opera una volta avviati i lavori.

E questo anche per sgombrare il campo da malumori, da parte della popolazione locale, che potrebbero riguardare l’intera opera, a fronte dei disagi legati alle aree di cantiere individuate da Anas.

Le stesse riserve sono espresse rispetto agli itinerari indicati come via di accesso dei mezzi alle zone dei lavori e delle aree di servizio agli stessi. “Anche queste scelte – spiegano i membri del Comitato – potrebbero suscitare timori e preoccupazione nella popolazione locale, che già da molti anni vive nello stress prodotto dalla coabitazione con un traffico molto superiore al sopportabile. Se a questo si aggiungesse, come prospettato, la presenza quotidiana, per molti anni, di pesanti mezzi di cantiere in attraversamento degli abitati, sarebbe da attendersi una preventiva ostilità ai lavori in generale, già fomentata da anni di polemiche e oculate previsioni catastrofistiche da parte di soggetti contrari all’opera. Anche per questo aspetto del problema, noi ci sentiamo in grado di proporre alternative attuabili senza eccessive difficoltà, in grado di attenuare le contrarietà oggi presenti.

In conclusione, noi chiediamo all’ANAS, come soggetto attuatore dell’opera, di accogliere nostre proposte alternative, o correttive e migliorative rispetto a quelle rese note e, al momento, oggetto di commenti preoccupati, non del tutto ingiustificati, da parte dei residenti”.

Criticità e proposte migliorative

Per questo il Comitato “Chi salverà Ponte San Giovanni?” ha presentato una serie documentata di proposte migliorative degli accessi dei mezzi e della cantieristica, formulate anche a seguito del confronto con la popolazione locale. Ecco le criticità evidenziate e le proposte migliorative.

Campo base n. 3

Le criticità emerse riguardano soprattutto la viabilità di accesso a tale area. È stato previsto infatti un percorso ad anello che va ad interferire pesantemente con un centro abitato (Collestrada zona Ranco) e con la viabilità di accesso all’aeroporto e all’abitato di S. Egidio.

Si ritiene che l’accesso al campo base n. 3 possa essere utilmente conseguito nella parte bassa utilizzando lo svincolo di Lidarno percorrendo per 540 m la SP 247 (direzione S. Egidio) per poi svoltare sulla strada Casella Palombai.

Questo percorso risulterebbe altresì utile anche per il cantiere del Cappio Ovest (sottopassando il viadotto dell’intersezione con la SS 318 e realizzando una viabilità di cantiere di circa m. 500 per riconnettersi con la strada vicinale tangente alla E45 lato Tevere) e per il cantiere dell’immissione Nord.

Altro suggerimento riguarda l’ampiezza del campo base n. 3 dove sono previsti oltre alle aree di stoccaggio e di lavorazioni anche la logistica di servizio (Dormitori, Spogliatoi, Mensa, Servizi, Uffici).

Per quanto riguarda questo ultimo aspetto (logistica) si propone di utilizzare il campo base, tutt’ora presente in prossimità dello svincolo di Pianello (a circa 6 km), utilizzato per il cantiere della SS 318. Ciò consentirebbe da un lato la minore occupazione provvisoria di aree agricole e dall’altro di avere sensibili risparmi economici nell’approntamento del cantiere.

Area tecnica n. 4

Questa area di cantiere (mq 44.380) è stata posta nelle immediate vicinanze dell’abitato di Collestrada nell’area compresa tra il borgo antico e il centro residenziale posto lungo la via Ospedalone S. Francesco e nelle immediate adiacenze del campo sportivo, del plesso scolastico dell’Ospedalone e dell’unico luogo di aggregazione della frazione rappresentato dal Centro di Vita Associata.

Questa scelta, seppur ritenuta strategica per l’economia delle opere da realizzare, non risulta assolutamente compatibile con una “normale” vivibilità anche in relazione alle vie di accesso a tale area dei mezzi operativi.

Da una ricognizione sul posto è emerso che esiste un’area, attualmente dismessa e già utilizzata dalla Comunità Montana “Monti del Trasimeno”, posta nelle immediate vicinanze dello svincolo “Collestrada”. In tale area della superficie pressoché identica insistono tre edifici di tipo industriale che potrebbero essere utilmente adoperati per le attività operative e un edificio che potrebbe assolvere alla funzione “Uffici” già utilizzato in tal senso.

L’area risulta inoltre completamente recintata.

L’utilizzo di tale area oltre che non “disturbare” le zone a residenza, offrirebbe anche il vantaggio di essere immediatamente a contatto con lo svincolo di Collestrada evitando così inutili percorsi dei mezzi attraverso il centro abitato. È evidente che tale cantiere così posto presupporrebbe la realizzazione, già dalla prima fase, della variante bassa della via Ospedalone S. Francesco (ma riteniamo che sia già previsto) per consentire l’accessibilità diretta al cantiere del Cappio Est.

Area tecnica n. 6

Questa area di 1.950 mq posta a ridosso del centro commerciale insiste grosso modo su un’area di parcheggio ed è a servizio del cantiere del Cappio Ovest soprattutto per il varo del viadotto sulla ferrovia. Le criticità sollevate dalla popolazione riguardano principalmente le vie di accesso a tale area attraverso le vie Manzoni, Pontevecchio e Valtiera che interessano l’abitato di Ponte S. Giovanni con evidenti ripercussioni negative sulla vivibilità della città. Altro aspetto critico è la transitabilità dei mezzi nelle aree adiacenti il centro commerciale dove esistono dei limiti di esercizio con carichi non superiori a 35 Q.li. Infine si evidenzia un aspetto contrastante con la realtà dei luoghi: seguendo il percorso, riportato nella planimetria di progetto, si evince che i mezzi dovrebbero percorrere l’uscita dalla E45 di Ponte S. Giovanni “Park Hotel”, via Manzoni, via Pontevecchio, via della Valtiera per poi raggiungere il centro commerciale; senonché la percorribilità della via della Valtiera nella direzione Collestrada si interrompe a metà per la presenza di un senso unico direzione Ponte S. Giovanni.

Per evitare tutte queste incongruenze si propone che l’Area Tecnica n. 6 sia servita dal vecchio percorso della SS 75 (nella quale è tuttora presente una buona parte di asfalto) utilizzando il sottopasso alla E45 già esistente (larghezza m. 3.10 altezza m. 4.90) che corre parallelo alla ferrovia fino ad arrivare in corrispondenza del soppresso svincolo della strada di Sant’Egidio e qui ripristinare lo stesso svincolo ad uso esclusivo del cantiere.

In alternativa, fermo restando la definizione dell’accessibilità all’area tecnica n. 6, si propone che per l’uscita e la conseguente immissione sull’E45, si utilizzi l’area già destinata a distributore di carburanti.

Campo base n. 3 e aree tecniche n. 2 e 3

In zona Ferriera è stato previsto il campo base n. 2 (mq 112.620) e le aree tecniche n. 2 (mq 28.470) e n. 3 (mq 50610) per complessivi mq. 191.700.

Queste tre aree potrebbero essere utilmente accorpate estendendo l’area tecnica n. 3 (mq 220.000 compresa l’area di sedime della strada compresa tra l’uscita della galleria e il ponte sul Tevere) secondo il seguente schema grafico.

Il vantaggio che ne deriverebbe sarebbe una riduzione della percorrenza dei mezzi di circa Km 1.3 e soprattutto l’inutile avvicinamento di un’area di cantiere in prossimità del centro abitato di Miralduolo. Si eliminerebbe altresì uno sgradevole danno paesaggistico e ambientale, per quanto temporaneo, in una zona aperta, molto piacevole e coltivata attualmente con ordine e cura.

Tutto quanto sopra illustrato, a parere del Comitato scrivente, rappresenta la condizione minima e inderogabile per garantire la sicurezza e la vivibilità degli abitanti delle zone interessate dai lavori della variante stradale alla E45 nel tratto tra Collestrada e Madonna del Piano.

Un ultimo aspetto, che riteniamo non secondario, riguarda la comunicazione che dovrà essere messa in campo durante tutto il periodo di esecuzione dei lavori sia per la cittadinanza residente che per tutta l’utenza in generale per informare sull’avanzamento dei lavori, sul monitoraggio dell’impatto ambientale (atmosferico, acustico, ecc) durante l’esecuzione dei lavori (peraltro già previsto in progetto), sulle modifiche e sulle chiusure temporanee della viabilità generale e locale e comunque su tutto quanto può risultare utile ad una informazione che renda più consapevoli e più responsabili tutti i cittadini.

Tale comunicazione potrebbe trovare attuazione sia attraverso il web che con apposite app e/o sms sul modello adottato durante i lavori di ricostruzione del ponte di Genova e/o mediante il sistema utilizzato dal Comune di Venezia per le comunicazioni in ordine alle alte maree da diramare a tutta la cittadinanza e ai visitatori.