Ladri d'Italia, Ministro Giuli rivuole la Biga e riceve Sindaca | La storia, gli indizi, la "pistola fumante" e la petizione di Tuttoggi - Tuttoggi.info

Ladri d’Italia, Ministro Giuli rivuole la Biga e riceve Sindaca | La storia, gli indizi, la “pistola fumante” e la petizione di Tuttoggi

Carlo Ceraso

Ladri d’Italia, Ministro Giuli rivuole la Biga e riceve Sindaca | La storia, gli indizi, la “pistola fumante” e la petizione di Tuttoggi

Ven, 12/09/2025 - 08:37

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Ladri d’Italia, ultimo capitolo (forse): il Ministro Alessandro Giuli rivuole la Biga di Monteleone, il Golden Chariot come lo hanno ribattezzato gli americani per essere l’opera più pregiata e visitata del Metropolitan Museum of Art di New York che più di un secolo fa se ne impossessò consapevole, almeno per chi lo gestiva all’epoca, che il carro etrusco fosse stato trafugato da Monteleone di Spoleto in barba alle leggi dell’epoca.

Dunque, non solo il Comitato per il recupero e la restituzione delle opere italiane dall’estero, ma anche il titolare del dicastero intendono riavere il prezioso manufatto tanto che il prossimo 24 settembre la Sindaca di Monteleone, Marisa Angelini, sarà ricevuta dal Ministro al quale esporrà il dossier che dimostra come la biga sia stata trafugata illegalmente.

Per il momento si pensa ad una azione diplomatico-culturale e pertanto a una richiesta di restituzione bonaria ma sembra inevitabile che, di fronte ad un rifiuto del Met, il carro etrusco venga inserito nella lista delle opere trafugate, la celebre banca dati dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale invidiataci dalle polizie di tutto il mondo.

Tuttoggi.info si era già occupato del caso della Biga che rappresenta un vero sfregio all’Italia, all’Umbria ed in particolare a questa parte della Valle umbra sud. Peraltro cara al Ministro Giuli, appassionato di storia e archeologia tanto che, come svelato proprio da queste colonne, ha tatuato sull’avambraccio sinistro lo scettro degli Umbri, altra civiltà su cui sarebbe il caso di destinare fondi per indagare le aree in cui sono stati ritrovati molti reperti (tra cui proprio due scettri, nella zona di piazza d’Armi a Spoleto). Ma torniamo al Golden charriot, partendo dalle ultime novità per poi ricostruire il “giallo” che solo da pochi anni è stato svelato grazie alla curiosità e all’acume di un docente piemontese, il professor Berattino.

Tuttoggi.info da tempi non sospetti si è occupato del caso, realizzando quello che è forse ancora l’unico reportage video del “giallo” che ha accompagnato la Biga, fino ad anticipare l’uscita del libro del professor Guglielmo Berattino (La biga etrusca – Nuovi sviluppi sul trafugamento del “golden chariot” esposto al MET di New York portano in Canavese, Asac – Quaderni 1 – 2018), lo studioso cui si deve l’aver ritrovato nel 2017 la “pistola fumante”, i documenti che attestano come più mani contribuirono indegnamente a tener celata la verità. Rimasti tra la polvere dell’archivio di Ivrea.

Da Tuttoggi.info, menzionato nel libro di Berattino, partì nel 2014 anche una petizione, per l’allora ministro Dario Franceschini e il presidente del Consiglio Matteo Renzi, tanti erano gli indizi, scovati e riportati nel libro di Luigi Carbonetti “La biga di Monteleone di Spoleto – Il trafugamento nei carteggi segreti tra menzogne e verità” (Artemide, 2014). Un appello cui aderirono, tra gli altri, la stessa Angelini, l’ex Governatrice Catiuscia Marini con l’ex assessore Stefano Vinti, il compianto Sindaco di Spoleto Fabrizio Cardarelli con la sindaca di Vallo di Nera Agnese Benedetti, il consigliere regionale Zaffini (oggi presidente X Commissione del Senato), e diverse centinaia di lettori e appassionati di arte. Ma andiamo con ordine, facendo un viaggio a ritroso, partendo cioè dai fatti di queste ultime ultime settimane.

Restituite la Biga, il monito di MIC e Comune

Il 10 giugno 2025 il Comitato per il recupero e la restituzione delle opere italiane dall’estero (di cui fa parte anche l’Avvocatura Generale dello Stato e il Capo Dipartimento Tutela del Mic) delibera di “affiancare ufficialmente il Comune di Monteleone nella sua azione diplomatica per la restituzione della Biga di Monteleone, conservata dagli inizi dello scorso secolo presso il Metropolitan Museum of Art di New York”.

Lo scorso 29 luglio, nel corso di una videoconferenza, è stata comunicata formalmente la decisione del Comitato con l’Ambasciatore Clemente Contestabile, consigliere e portavoce diplomatico del Ministro Giuli, che ha evidenziato l’importanza di sostenere il comune umbro: “Non ha senso che il Comune venga lasciato da solo a dialogare con il MET; è fondamentale che la voce del Ministero sia presente e forte al suo fianco”.

Tra i funzionari presenti del MIC ci sono Stefania Bisaglia, Lia Montereale, Mariagrazia Fichera e Saralinda Russo che hanno confermato come la disamina dei documenti storici evidenziano la cattiva fede di chi gestiva il Met all’epoca dell’acquisizione della Biga, considerata “un’opera di valore identitario, senza eguali nello studio delle civiltà italiche antiche.

Al fianco della Sindaca Maria Angelini c’era invece l’avvocato italo-americano Tito Mazzetta (è originario di Monteleone di Spoleto ma residente sin da bambino a Philadelphia) “La diplomazia culturale può finalmente riscrivere una pagina di giustizia, riportando a casa un simbolo insostituibile della nostra storia. Oggi possiamo dire con orgoglio che il MIC è con noiha dichiarato il legale, parole che rappresentano una spada di Damocle nei confronti anche dei Ministri che hanno preceduto Giuli.

La richiesta bonaria è già partita verso New York con il MET che resta, almeno per il momento in religioso silenzio. Smentita quindi la voce circolata in queste ore circa una risposta di diniego alla restituzione.

Come amministrazione comunale non abbiamo ricevuto nulla” dice a Tuttoggi.info la sindaca Marisa Angelini “non posso escludere sia arrivata al Ministero, ma sono altrettanto sicura che saremmo stati informati vista la ritrovata attenzione che il Ministero ha posto sulla vicenda”. Nel corso del colloquio la prima cittadina – e questa è la notizia del giorno – ci dice che “nel corso della call conference di luglio avevo richiesto un appuntamento al Ministro che mi è stato concesso per il prossimo 24 settembre a Roma. Avremo così la possibilità di illustrare tutto il dossier e fare un punto sulla situazione. Inutile azzardare pronostici ma come comunità siamo fiduciosi che, grazie anche alla decisione del Comitato ministeriale, la Biga oggi ha davvero delle possibilità concrete di tornare in Italia.”.

Mi piace pensare che ‘non siamo noi a trovare le opere d’arte, ma sono le opere d’arte a trovare noi” come Walter Benjamin parlava dell’aura dell’opera, qualcosa di unico che che possiedono i reperti artistici. La scoperta del professor Berattino in biblioteca io la leggo così. Oggi ci sono le condizioni perchè questa grande opera d’arte torni. Ci sono le sensibilità giuste. C’è un ministro e un ministero che sono al nostro fianco, forse si è creata quella connessione necessaria al recupero della Biga di Monteleone di Spoleto” conclude la prima cittadina.

La “pistola fumante” trovata dal Prof. Berattino

Nonostante i molti indizi che lasciavano ben poco spazio ad una versione diversa da quella di una vendita illegale del prezioso manufatto, a rinvenire la “pistola fumante” che ha messo fine al giallo durato per oltre un secolo è stato il professor Guglielmo Berattino, appassionato di storia, che nel 2017 compie un viaggio al Metropolitan, ammira il carro e scopre che tra i fautori dell’acquisto c’è il conte Luigi Palma di Cesnola, suo compaesano, fin qui ritenuto illustre personaggio tanto che gli sono state dedicate molte vie e piazze nella provincia di Ivrea. Ma la storia difficilmente perdona e così anche di coloro che si ritengono meritevoli di essere mantenuti nella memoria, si scoprono altarini e malefatte da far cambiare anche la toponomastica.

Rientrato in Italia, Berattino decide di entrare nella Biblioteca civica di Ivrea e cominciare a spulciare decine e decine di faldoni che riguardano il compaesano Palma di Cesnola, ex ufficiale del Regno d’Italia, poi diplomatico e archeologo naturalizzato statunitense e (guarda a volte il caso), primo Direttore del MET.

Dall’archivio spuntano 16 lettere autografe di Cesnola & Co. che confermano tutto: dal trafugamento alla ricettazione, dal costo dell’operazione alla paura di essere scoperti dalle autorità, inclusi reciproci “inviti” a non rilasciare dichiarazioni che possano metterli nei guai. Il dramma è che sono tutti italiani (pardon, itagliani) eccetto John Pierpont Morgan, il banchiere americano che ha vestito i panni del finanziatore. Per capire meglio la situazione tratteggiamo, sinteticamente, i personaggi principali e teniamo a mente le date.

Isidoro Vannozzi: è l’agricoltore di Colle del Capitano, una frazione di Monteleone di Spoleto, che, scavando nell’aia antistante la sua casa, rinviene il carro insieme ai resti del nobile etrusco ma anche piatti e monili in oro. La scoperta risale, giorno più, giorno meno, al giorno 8 febbraio 1902. Vannozzi la vendette il 23 marzo al commerciante di Norcia per 900 lire, cifra sufficiente, non avendo compreso il valore della scoperta, per acquistare le tegole con cui fare il tetto della sua casa. Nelle settimane successive Carabinieri e Polizia seguiranno diverse, troppe piste – da Roma a Berlino a Londra – sviati probabilmente da informazioni destinate a far guadagnare tempo ai ladri d’Italia.

Ortensio Vitalini: romano, antiquario e numismatico, anche di Re Vittorio Emanuele III che lo insignì della carica di Cavaliere, ha un castello a Camerino a poche decine di chilometri da Monteleone. Probabilmente avvisato da un antiquario nursino che acquista per 900 lire tutti i reperti dal Vannozzi, è in pratica il ricettatore del carro etrusco. Che non verrà mai ascoltato dagli inquirenti che indagano sulla sparizione del carro.

Luigi Palma di Cesnola: nobile, congedato dall’esercito per episodi poco chiari, partecipò alla guerra di Crimea in un reparto turco alle dipendenze degli inglesi. Si trasferisce in America dove combatte nella guerra di Secessione, anche qui però il suo carattere verso i superiori gli creeranno un bel po’ di guai. Finisce la carriera autonominandosi “Generale” (quando si dice la creatività italiana) e viene nominato Console americano a Cipro dove si dedica alla archeologia, facendo pervenire al costituendo MET (1872) centinaia di reperti “acquistati” o “donati”. A Cipro, isola ricca di archeologia egizia, fenicia e greca, fa nominare console il fratello Alessandro (1873) mentre lui diventa prima presidente del Trust del Met, poi, nel 1879, il primo Direttore del Mueo di New York, carica che manterrà fino alla morte (1904, a 72 anni, un anno appena dopo l’arrivo della Biga).

Luigi Roversi: è stato assistente di Cesnola sin dai tempi di Cipro e poi anche Segretario del Met. Il suo braccio destro. Divenuto avvocato, è stato corrispondente di alcuni quotidiani, tra cui La Gazzetta di Torino e La Patria (sigh), prima di emigrare in America dove fu anche docente per il Board of Education di New York.

Gioacchino Toesca Caldora: conte, amico di Cesnola, è il mediatore tra l’antiquario Vitalini e il Direttore Palma di Cesnola.

Tra Stato Pontificio e Regno d’Italia: con la Biga rinvenuta l’8 febbraio 1902, ceduta nelle settimane successive e trafugata verso l’estero ancora dopo, è evidente che sono state violate le leggi dell’epoca. Il nuovo Regno d’Italia, già con la Legge 286 del 1871, aveva infatti decretato che rimanevano in vigore tutte le norme emanate a tutela del patrimonio degli Stati unitari. Per quello Pontificio, in cui insisteva l’Umbria e quindi Monteleone, al febbraio 1902 era ancora in vigore l’Editto del Camerlengo Bartolomeo Pacca datato 7 aprile 1820 che proibiva qualsiasi alienazione dei beni rinvenuti nel sottosuolo dello Stato di Sua Santità. La prima disposizione italiana arriverà comunque di lì a poco, con la Legge 185 del 12 giugno 1902. È quindi verosimile che tra febbraio e giugno la biga fosse ancora in Italia, probabilmente a Roma.

Torniamo al “giallo”, degno di un serie tv da far gola a Netflix come alla Lux Vide (anche se nel 2022 è uscito, pluripremiato, il documentario diretto dal regista e giornalista Dario Prosperini, “L’anello di Grace“). In un articolo della rivista Scientific american (novembre 1902) è annunciato l’arrivo della Biga, che viene consegnata a New York il 16 febbraio 1903. Solo pochi giorni prima, il 28 gennaio 1903, l’ambasciatore italiano a Parigi informa il Governo Giolitti che la Biga è sul mercato francese e che la ditta Pitt/Scott ha chiesto all’Ambasciata se vi sono opposizioni dell’Italia al trasferimento da Parigi. Da Roma nessuno risponde (olè)

Ladri d’Italia, presi in giro dal MET

Sulla vicenda pende l’interrogazione del deputato e archeologo Felice Barnabei che chiede al Governo Giolitti di intervenire sul Met. La risposta otenuta sembra degna del Marchese del Grillo quando, davanti agli sgherri, pronuncia “Io so io, e voi non siete un c…o”.

Il Metropolitan, infatti, replica al Governo inviando le foto del carro e una lettera che chiude “Grazie della biga e di altri cimeli che insieme ad essere furono ritrovati”. Alla lettura in aula al Barnabei, il Sottosegretario Emilio Pinchia, canavese come il Cesnola (…), si “rammarica” appena per l’infame risposta. Non solo, lo stesso Cesnola, in una intervista al New York Tribune, assicura con cipiglio che “…non avrei mai acquistato qualcosa dall’Italia perché conosco le leggi”.

Chissà che avrebbe potuto combinare se non le avesse conosciute, magari trasferiva a New York anche il Colosseo e San Pietro con tutto il colonnato. Chi volesse, può leggere con quale impeto Barnabei rispose in Aula (il 16 febbraio 1904) alle sconclusionate affermazioni del Pinchia, un intervento che gettò anche una luce sui trafugamenti da Palazzo Farnese di Roma (leggi qui)

Le lettere, la pistola fumante

Le lettere scritte di pugno e scovate da “Sherlock” Berattino sono inequivocabili. Il 28 dicembre 1902 Cesnola scrive a Vitalini che prima di concludere l’affare vuole vedere la Biga. L’antiquario-ricettatore risponde (28 gennaio 1903) che il carro è già smontato e nel caveau del Credit Lyonnese di Parigi per essere spedito.

In una missiva del 27 febbraio il segretario del Met Roversi tratta sul prezzo (200mila lire, a Vannozzi ne erano state date appena 900 lire) perchè i pezzi da rimontare sono in stato insoddisfacente. Ma poco dopo lo stesso Roversi scrive al mediatore Toesca con l’eloquente “…la Biga è nostra!” per 250mila lire.

Chissà cosa sarebbe potuto succedere se il Barnabei avesse letto la lettera del 29 luglio 1903 quando l’antiquario-ricettatore scrive al Cesnola “…possiamo essere orgogliosi. Ergo esultiamo! Altro che il famoso carro del campidoglio…” ma ammette anche, forse intento a tornare in Umbria per acquistare nuovi reperti, la preoccupazione per le inchieste giudiziarie e dei parlamentari: “Non le nascondo che il rigore del governo si fa sempre più aspro”. In un’altra missiva invita il Cesnola a non fare dichiarazioni che possano metterlo nei guai.

Risponde il conte-ladro che il reperto non tornerà in Italia e qualsiasi “…intervento del Governo (se pure intervento ci sarà!), riuscirà un buco nell’acqua!”. Ladri d’Italia, appunto. Ma anche l’Italietta che non si fa sentire, quando non vuole.

Perché quando vuole, sa fare la propria parte. Come per il furto del piviale di Papa Niccolo IV avvenuto, strana coincidenza, il 6 agosto sempre del 1902 dalla Cattedrale di Ascoli e finito nella collezione nientepopodimenoche di…JP Morgan, sì lo stesso della Biga. Ma il clamore sollevato dal sindaco e dal ministero degli esteri del Regno, unito a indagini più serrate (vi furono anche arresti tra l’Italia e l’Inghilterra), convinse il banchiere a restituire ad Ascoli il prezioso manufatto pagato 25mila lire. In cambio la città marchigiana – potevamo non porgere la guancia? – intitolò un busto proprio a JP Morgan. Ecco, anziché dargli un divieto di ingresso in Italia, un monumento. Ladri d’Italia da un verso, Fessi d’Italia dall’altro.

Ladri d’Italia, riuscirà Giuli ad avere giustizia?

Il boccino ora è nelle mani del ministro Giuli e della capacità diplomatica del Mic. Di opere restituite all’Italia sono piene le cronache, anche di reperti datati nel tempo. Non solo all’Italia ma anche in quei Paesi sfortunatamente depredati come Grecia, Egitto, Cipro, etc.

La replica della biga di Monteleone realizzata dal Maestro Giacomo Manzù

Una partita ancora lunga da giocare, ma la scoperta di Berattino, su cui hanno sorvolato almeno gli ultimi ministri, quelli dal 2018 al 2024, inchioda il Metropolitan alle proprie responsabilità.

Per la verità la comunità monteleonese ci provò nell’ottobre 2007 con gli avvocati Iolanda Caponecchi e Tito Mazzetta che presentarono un esposto alla Procura della Repubblica. Il fascicolo e le indagini, affidate al Nucleo Carabinieri TPC (che per la cronaca, alla guida del Colonnello Guido Barbieri, non ha masi smesso di lavorarci, specie dopo il ritrovamento di Berattino) furono seguite direttamente dall’allora Procuratore Capo, Gianfranco Riggio, che il 1 luglio 2008 non poté far altro che constatare come eventuali reati si fossero prescritti “per essere avvenuto il trasferimento del reperto all’estero nel 1903“. Un passaggio comunque importante che acclara – non bastasse la vendita avvenuto in violazione dell’Editto del Cardinale Pacca – come il trafugamento da parte dei “ladri” sia materialmente avvenuto in violazione della Legge del Regno d’Italia del giugno 1902.

Nella suggestiva Monteleone di Spoleto, patria del compositore Carlo Innocenzi (autore di canzoni popolari come Mille lire al mese, Addio sogni di gloria, oltre che di 150 colonne sonore), resta la copia della Biga realizzata dal celebre scultore Giacomo Manzù.

Se proprio il Met ci tiene, potremmo donargliela. In cambio dell’originale. Ovviamente.

(ha collaborato Sara Cipriani)
© Riproduzione riservata

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