“La lucida follia di Marco Ferreri”, un viaggio necessario alla riscoperta di un artista

Sabato alla Sala Pegasus la proiezione del documentario con la regista Anselma Dell’Olio

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Alla Sala Pegasus Sabato 16 Dicembre alle ore 21.00 avrà luogo la proiezione del documentario “La lucida follia di Marco Ferreri”, arricchito dall’incontro con la produttrice Nicoletta Ercole e la regista Anselma Dell’Olio presenti in sala.

La conduzione è affidata a Graziella Bildesheim dell’Associazione Culturale Maia.

Un oblio ingiustificato

Muore nel maggio del 1997 a Parigi Marco Ferreri, artista provocatorio e geniale, lavoratore e personaggio fuori dagli schemi, il “non maestro” per eccellenza. Capace di conquistare addetti a lavori, personaggi di spicco del cinema internazionale e pubblico, ma caduto ormai nel dimenticatoio.

Vent’anni dopo, la generazione nata o cresciuta dopo la sua morte conosce poco o addirittura niente di questo staordinario personaggio. Perdendosi delle pellicole brillanti e un modo di fare cinema personalissimo e anticonvenzionale, portato avanti da una figura iconica e controversa, sempre sfuggevole ad ogni tipo di definizione o categorizzazione.

Tutto ciò si è verificato non solo per colpe degli spettatori, ma anche per un’apparente rimozione di film, documenti, interviste e testimonianze varie di un regista capace di sfornare pellicole per quasi quarant’anni.

Un docufilm necessario

Alla 74. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2017, sezione “Venezia Classici”, viene presentato il docufilm “La Lucida Follia di Marco Ferreri Dangerous but Necessary”, distribuito dall’Istituto Luce di Cinecittà, prodotto da Nicomax Cinematografica e diretto da Anselma Dell’Olio.

La pellicola rappresenta un viaggio cosmico nell’universo allo stesso tempo onirico e reale di un artista da sempre interessato all’esplorazione dell’animo umano, senza censure e senza peli sulla lingua.

Il film ha nel suo inventario diverse clip dei film spagnoli, francesi ed italiani di Ferreri, tra cui “ El cochecito”, “La cagna”, “Dillinger è morto” e “La grande bouffe”(“La grande abbuffata”). Inoltre vengono mostrate le testimonianze dei fedelissimi del regista milanese, tra cui spiccano grandi nomi del cinema come Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi, Phillipe Noiret e Michel Piccoli. Testimonianze trovate nei materiali dell’epoca, backstage dell’Istituto Luce, Raiteche e archivi francesi, per lo più inediti nel nostro Paese.

C’è un Roberto Benigni fantastico e coinvolto che prova a raccontarci il mondo di Ferreri recitandoci una poesia orginale, che fa da prologo al film, e ricordandoci la famosa conferenza stampa del “La Grande Abbuffata” al ventiseiesimo Festival di Cannes, nel 1973.

Ci parlano del suo modo di dirigere unico Ornella Muti, Isabelle Hupert, Andréa Ferreol, Hanna Schygulla e Sergio Castellitto.

C’è una raccolta di pensieri dei collaboratori più stretti come il compositore Philippe Sarde, il regista Radu Mihaileanu, lo scenografo Dante Ferretti e il luminare del mitico “Cahiers du Cinéma”( la più prestigiosa rivista cinematografica francese), Serge Toubiana.

Ferreri stesso riflette sulla nomea affibiatagli di “provocatore”, accompagnato sempre da scandali, censure, contestazioni e accuse velenose.

Il film riesce a muoversi libero tra la poesia, il carattere, il pensiero e la visionarietà dell’arte di Marco Ferreri, e arriva a comporre un quadro variegato che non lo classifica e non lo prevarica mai.

Il film cerca di consegnare allo spettatore le chiavi per capire al meglio il mondo dell’artista milanese e il risultato è di un documento necessario che lascia noi sorpresi nel vedere quello che è stato e soprattuto come è potuto essere stato dimenticato.

Una necessità fisiologica

La regista e critica cinematografica Anselma Dell’Olio indica come la genesi del film la telefonata nella primavera del 2016 con Nicoletta Ercole, incontrata in precedenza come costumista e fiduciaria di Marco Ferreri. La quale le propose di girare un docufilm per cercare di rilanciare l’immenso cinema di Ferreri, un autore dell’epoca omerica del cinema italiano.

Memore della loro collaborazione per il film “Ciao maschio”, nel quale la Dell’Olio fece da dialoghista e da aiuto regista per le scene in lingua inglese accanto a Ferreri,  accettò subito in modo entusiasta alla proposta della Ercole.

Pensando a quella esperienza, Anselma Dell’Olio si sofferma sulla fantastica abilità di Ferreri di drammatizzare con lucidità unica la condizione femminile e il contradditorio dialogo maschio-femmina.

Lo descrive come dotato di antenne in grado di captare sonorità nascoste, rimosse, lungimiranti e spesso pericolose. Un artista capace di rendere l’immagine dell’uomo senza storpiature dovute alle immagini più dolci e desiderabili in cui le persone desiderano ammirarsi, ma che spesso risultano aleatorie.

Era come un treno che rompeva gli schemi senza presunzione, ma con essenzialità e noncuranza dei benpensanti.

L’immersione nel suo cinema arricchisce la fantasia e allarga la visuale sul mondo, come se prima si stesse sonnechiando senza accorgersene. Se “La lucida follia di Marco Ferreri” invoglia a scoprire o a riscoprire il suo cinema, il nostro compito è fatto.

di Jacopo Fioretti

© Riproduzione riservata


LA LUCIDA FOLLIA DI MARCO FERRERI

Un film di Anselma Dell’Olio

Presentato alla 74. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2017

Sezione “Venezia Classici”

Cast: Isabelle Huppert, Roberto Benigni, Hanna Schygulla, Ornella Muti, Sergio Castellitto, Andréa Ferréol, Dante Ferretti

Durata: 80 minuti

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