Perugia

La Culla per la Vita, così la donna ha un’alternativa (non l’unica) nel momento più difficile

Oggi si chiama Culla per la Vita. Un tempo era la Ruota degli esposti, dove un tempo era possibile lasciare i neonati abbandonati, affidandoli a strutture religiose. Le motivazioni, culturali, sociali ed economiche, sono in parte cambiate (ma nemmeno più di tanto), anche se l’obiettivo è sempre lo stesso: salvare la vita di un neonato. Dall’abbandono che quasi certamente lo porterebbe alla morte. Ma anche dall’interruzione di una gravidanza che una donna, se aiutata, non vorrebbe fare, pur non sentendosi pronta a cresce quel figlio.

La Culla della Vita, la moderna versione della Ruota degli esposti, è tornata attiva a Perugia, vicino all’ingresso del Residence “Daniele Chianelli”. Un luogo dove ogni anno si salvano già tanti bambini, quelli malati da varie forme di leucemia ed altre gravi patologie. Proprio la collaborazione tra il “Chianelli”, la Regione Umbria e l’Azienda ospedaliera di Perugia ha reso possibile la riattivazione di questo presidio di sicurezza. Per il bambino, innanzi tutto. Ma anche per la madre, che in questo modo, in caso di gravidanza indesiderata e vivendo una situazione difficile, per tanti motivi, ha una scelta in più.

Il neonato lasciato nella Culla per la Vita viene subito preso in carico dal personale sanitario. Il presidio è infatti dotato di una culla termica mantenuta costantemente alla temperatura adeguata, equipaggiata con sensori di peso e temperatura, videocamera interna, sistema di allarme, illuminazione e aerazione, oltre a una seconda culla termica da trasporto destinata al trasferimento immediato del neonato presso la Terapia Intensiva Neonatale.

Da un pulsante si apre il vano dove è posizionato il presidio. La porta resta aperta 20 secondi e si chiude rapidamente se non viene rilevato alcun movimento. Se il neonato viene adagiato sulla culla, i sensori garantiscono al piccolo ciò di cui ha bisogno nell’immediato, mentre un sistema di allarme avverte la Centrale Operativa del 118, consentendo l’immediata attivazione dei soccorsi e della Terapia Intensiva Neonatologica dell’Azienda Ospedaliera di Perugia. La videocamera interna consente intanto agli operatori di verificare le condizioni del neonato, in attesa dell’arrivo del personale sanitario.

“E’ necessario mettere in atto una campagna informativa in sinergia con il servizio sanitario regionale e le varie associazioni di sostegno della natalità” ha detto la presidente della Regione, Stefania Proietti, visitando la Culla per la Vita insieme alle altre cariche istituzionali.

Ma non è questa l’unica campagna informativa che, sul tema, attendono le donne. “Non ci risulta siano state fatte contemporaneamente alla riapertura della “culla” campagne informative o altro sul parto in anonimato” attacca l’Udi Perugia. Che aggiunge: “Le istituzioni, laiche, vale la pena ricordarlo, non possono mandare messaggi contraddittori: il parto in anonimato è l’unica strada tutelante, legalmente riconosciuta e sicura. Se si sceglie di non voler vedere la storia che c’è dietro l’atto di abbandono, autodeterminato o meno che sia, si abdica al ruolo di presa in carico e di cura della salute psicofisica di quella donna, proprio delle istituzioni. Nella speranza che nessuna donna o ragazza possa trovarsi mai sola a dover scegliere – termina la nota – noi continueremo a ripetere che si può partorire in ospedale, anche se minorenni, lasciando la bambina o il bambino tra braccia sicure e avendo diritto ad un vero anonimato”.