Che la Comunità Montana della Valnerina abbia tutte le caratteristiche per chiamarsi tale non c'è dubbio, considerato che da sempre, anche nella veste “dopo Riforma” disegnata dalla Regione dell'Umbria, il suo territorio insiste su una zona dove l'altitudine elevata è il fattore principale.
Lo Stato italiano però non fa distinzioni. In Umbria i trasferimenti statali in soli due anni sono scesi repentinamente di quattro milioni, se si considera che nel 2007 il finanziamento statale era di 5,9 milioni, passati a 4,3 nel 2008 fino ad arrivare a un solo milione e trecento euro nel 2009. Per non parlare del 2010 quando la situazione sarà ancora più grave. “Una circostanza pessima che colpisce indiscriminatamente la Montagna-dicono dalla Comunità Montana- mettendone in crisi la sua identità. Prima le scuole in bilico, poi i servizi sempre più azzerati e oggi anche decine di posti di lavoro messi in discussione. Evitando di fare scelte dichiarate palesemente, lo Stato preferisce far morire d' inedia e non tiene conto dei risparmi già ottenuti in sede locale con la riduzione degli enti, del numero degli amministratori e delle loro indennità azzerate.”
“Un disastro per la Valnerina che vede nella Comunità Montana un importante ente di riferimento, economico e sociale”, afferma Agnese Benedetti presidente della Comunità Montana della Valnerina e dell'Uncem Umbria.
“I tagli dei trasferimenti ci impediscono di pareggiare i conti- aggiunge la Presidente- e, ridotta ogni altra spesa, saremo costretti a mettere in mobilità il personale o a consegnare le chiavi dei nostri enti. Da due anni a questa parte amministrare è stato sempre più difficile, ma queste ulteriori decisioni ci stanno portando all'impossibilità di operare. Per di più, oggi, a circa venti giorni dal termine per l'approvazione dei Bilanci di previsione, le Comunità Montane, enti a finanza derivata, non conoscono ancora le cifre precise dei trasferimenti statali che verranno loro assegnati.”
” Nel nostro ente lavorano circa centocinquanta persone-precisa la Bendetti-a tempo indeterminato, tra operai e impiegati, e da una prima stima sarà necessario ridurne almeno una quarantina, così all'improvviso. Cosa già difficile a dirsi, figuriamoci da attuare.”.
Decine di posti di lavoro in bilico che porteranno sconvolgimento negli ambiti familiari e nell'economia stessa del comprensorio, (dove le opportunità lavorative scarseggiano) nell'erogazione dei servizi ai cittadini, nel sostegno ai piccoli Comuni. E se questa è la situazione della Valnerina, per le altre quattro Comunità Montane dell'Umbria le cose non vanno diversamente, perchè si tratterebbe in totale di porre in esubero circa centocinquanta posti di lavoro.
Paradossalmente, poi, in sede di esame parlamentare è stata introdotta una norma che prevede l'assegnazione dei fondi ordinari erariali spettanti per legge alle Comunità Montane anche a enti che niente hanno a che vedere con la montagna, determinando un'ulteriore diluizione dei finanziamenti. E' il caso, ad esempio, delle quote previste per le regioni Sicilia e Sardegna che pur non avendo le Comunità Montane continuano a percepire i soldi per il loro funzionamento.
“E' una vera emergenza – continua Agnese Benedetti- che deve poter trovare una soluzione a garanzia dei lavoratori, dei cittadini per impedire un'implosione del sistema locale. Ci appelliamo allo Stato, alle Regioni, ai Parlamentari Umbri perchè si possa discutere per costruire proposte ragionevoli, che affrontino strutturalmente la questione e per non aggravare una crisi che ha già colpito l'Umbria e che ora danneggia e annienta la montagna, togliendole risorse e opportunità di sviluppo”.