Spoleto

Kohlhaas, il cerchio perfetto distrutto e Arinzé Kene che si fa narratore, protagonista e perfino cavallo

Un unico attore in scena, che si fa narratore, protagonista, perfino cavallo. E un cerchio che si rompe, la perfezione di una vita che all’improvviso si disintegra, portando con sé dolore, morte e vendetta. La storia di Michael Kohlhaas di Heinrich von Kleist, tratta da un fatto realmente accaduto nel XVI secolo, è andata in scena all’auditorium di San Simone per il Festival dei Due Mondi, portata sul palco dal meraviglioso Arinzé Kene.

La scena è spoglia, un cerchio attorniato da trucioli di legno, una sedia. E l’attore che, aiutandosi con i suoi passi e le mani sul petto a ritmare il galoppo dei cavalli, racconta la storia di Kohlhaas, mercante di equini della Germania che ha trasformato la piccola attività familiare in una di enorme successo. La sua vita non potrebbe andare meglio: ha un’amata moglie e due figli piccoli e tra le centinaia di cavalli della sua fattoria ci sono due splendidi morelli, allevati con cura e pronti ad essere venduti a un’importante fiera. Ma mentre compie il viaggio, con il suo servo più fedele e numerosi animali, trova la strada sbarrata da un enorme tronco, in prossimità del castello di un barone. Nel frattempo è scoppiato un temporale, i cavalli sono bagnati e immersi nel fango e manca poco alla mèta. Kohlhaas, che è un uomo buono e onesto, lascia come pegno i suoi due morelli, insieme al servo a occuparsene, al barone per poter proseguire. Ma al ritorno, dopo qualche settimana, scopre di essere stato truffato: il suo servitore è stato picchiato a sangue, i due cavalli sono denutriti, hanno il loro manto rovinato e sono custoditi in una porcilaia. Il mercante vuole giustizia, rivuole i due morelli come erano un tempo e cerca di ottenerla tramite un avvocato e un regolare processo. Così non sarà e perderà sua moglie che, nel cercare di aiutarlo ed intercedere con l’imperatore di Germania, rimarrà vittima di un tragico incidente.

Il cerchio perfetto della vita di Kohlhas, dopo un primo squarcio per l’ingiustizia subita, è ora completamente distrutto: è l’inizio di una vendetta ceca, che travolge paesi e inermi cittadini. Il mercante si trasforma in un guerrafondaio, radunando un esercito di contadini e poveracci che per combattere i poteri forti metteranno a ferro e fuoco interi borghi. Perfino il principe di Sassonia viene sconfitto dalla sua armata, che preoccupa anche l’imperatore. Ad un certo punto Kohlhaas si rende conto della scia di morte e distruzione che ha lasciato; ha la possibilità di redimersi e di salvarsi, per ben due volte. Ma il cerchio della sua vita non potrà mai essere ricostruito e tra la libertà dannata e la pena di morte, la scelta finale non può che essere una sola.

Uno spettacolo dai ritmi sostenuti che tiene il pubblico col fiato sospeso tutto il tempo, chiedendosi fino a che punto è giusto sperare nella giustizia e fino a che punto l’animo umano può essere accecato dalla voglia di vendetta per colpa soltanto di due cavalli. Applausi lunghissimi per l’interpretazione di Arinzé Kene, acclamato attore e autore insignito dell’Ordine dell’Impero Britannico, che non si risparmia offrendo una esecuzione di grande intensità, diretto dal regista italo palestinese Omar Elerian.

Per il Festival di Spoleto – che ha coprodotto lo spettacolo insieme al Brighton Festival – si è trattato di una prima italiana dopo l’esordio proprio in Inghilterra con un successo strepitoso. A volerlo fortemente è stato il consulente del Due Mondi Leo Muscato, che ha spinto affinché fosse realizzato un adattamento dello storico spettacolo scritto Marco Baliani e Remo Rostagno che ora continuerà a girare per il mondo.