Iran, Crosetto: "Niente navi da guerra nello Stretto, serve linea europea condivisa" - Tuttoggi.info

Iran, Crosetto: “Niente navi da guerra nello Stretto, serve linea europea condivisa”

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Iran, Crosetto: “Niente navi da guerra nello Stretto, serve linea europea condivisa”

Ven, 13/03/2026 - 10:03

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(Adnkronos) –
Guido Crosetto avverte l’Italia sui rischi della guerra tra Iran e Stati Uniti-Israele. “Bisogna continuare a cercare una soluzione diplomatica con l’Iran. Prima dello scoppio del conflitto, tutti eravamo d’accordo sul fatto che Teheran non potesse avere l’arma nucleare e una capacità balistica di migliaia di chilometri”, ha detto il ministro della Difesa in un’intervista a Il Messaggero, “così come tutto il mondo condivideva la condanna al regime iraniano, che ha ucciso 30mila giovani e che ha imprigionato tutti i dissidenti. Gli Usa difendono la legittimità del loro intervento con la convinzione che l’Iran fosse a due mesi dalla realizzazione dell’arma atomica e non abbiamo elementi per sapere quale sia la verità”. 

Nessuna previsione sulla durata della guerra: “Posso dire la mia speranza”, ha risposto il ministro, “che duri il meno possibile e non più di due settimane, ancora. Del resto, alcuni, negli Stati Uniti, hanno detto che gli obiettivi sono stati raggiunti. Se dura di più diventa un guaio mondiale: per ora abbiamo frenato gli effetti del blocco di Hormuz con le scorte, ma poi ci sarà il buco delle navi che non sono potute partire”. 

Relativamente a Hormuz, nodo nevralgico, qualcuno, come Francia e Inghilterra, sembra premere per l’invio di navi militari in difesa dei commerci: “La nostra posizione, mia e del governo, è che non è il momento di mandare navi da guerra in più in una zona di guerra. Casomai sarebbe da toglierne qualcuna. Anche perché, dico a titolo di esempio, se viene colpita una fregata inglese o francese che facciamo, entriamo in guerra tutti?”, ha spiegato Crosetto, “ad Hormuz passa il 20% del commercio mondiale, sono interessati paesi come la Cina, l’India, il Giappone. Serve un’azione collettiva per far sì che quella zona esca dal conflitto, che venga ‘sterilizzata’. Su questo ci stiamo muovendo per far sì che la guerra, con la crisi energetica che ne deriva, resti fuori il più possibile dalla vita reale delle persone, come delle famiglie, imprese, fabbriche. La vicenda di Hormuz, visto che interessa Paesi non solo europei, può riattivare una riorganizzazione delle Nazioni Unite nel senso di una risposta corale a questo conflitto attraverso il multilateralismo dell’Onu”. 

 

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