Delle patologie tiroidee e dell’ipotiroidismo, la malattia più diffusa, si parlerà nell’incontro di aggiornamento interregionale, Marche e Umbria, della SIE, Società Italiana di Endocrinologia che si terrà sabato 16 marzo a Gubbio: specialisti, medici di medicina generale, Associazione dei pazienti, amministratori delle ASL per un confronto su tutti gli aspetti d’interesse quali l’accessibilità ai servizi, terapie più appropriate e il follow-up. L’incontro è organizzato dai Dottori Efisio Puxeddu e Augusto Taccaliti che operano rispettivamente nei Reparti di Endocrinologia e Malattie Metaboliche delle Università di Perugia e Ancona con la presenza del Professor Francesco Trimarchi, Presidente eletto SIE. L’incontro è promosso grazie ad un contributo incondizionato di IBSA Farmaceutici.
Le malattie della tiroide interessano larga parte della popolazione italiana: va infatti ricordato che l’Umbria, in particolare le aree interne dell’Appennino sono zone a endemia gozzigena da carenza iodica. Frequenti sono poi le forme di ipotiroidismo sia spontaneo che post-chirurgico. “L’ipotiroidismo – afferma il dottor Puxeddu – rappresenta la malattia endocrina più frequente nella popolazione italiana con 4-10% di soggetti affetti e circa altrettanti che praticano una terapia sostitutiva della funzione tiroidea a base di levotiroxina. Fino ad alcuni anni orsono le uniche formulazioni di levotiroxina disponibili erano quelle in compresse. Negli ultimi anni sono emerse nuove evidenze cliniche che dimostrano come l’assorbimento intestinale della levotiroxina può essere compromesso dalla concomitante assunzione di caffè, fibre, farmaci e composti che modificano l’acidità gastrica. La raccomandazione è da sempre quella di assumere la compressa dell’ormone a digiuno al mattino, almeno 30 minuti prima di colazione, stiamo parlando di piccole quantità, microgrammi di ormoni, e variazioni anche minime del farmaco, in eccesso o in difetto, possono creare squilibri e tanti disturbi. Nella pratica clinica la maggior parte dei pazienti si adegua a questa raccomandazione, anche se in generale viene riferito un disagio per una prassi che interferisce con lo svolgimento delle prime attività della giornata tra le quali il consumo del primo caffè della mattina che può avvenire solo dopo almeno 30/60 minuti dall’assunzione della levotiroxina” – prosegue lo specialista.
Recentemente sono state approvate dall’AIFA formulazioni liquide della levotiroxina (in soluzione orale). “La formulazione liquida garantisce un miglior assorbimento di principio attivo, più rapido e prevedibile, rispetto alla formulazione in compresse, poiché è assente la fase di dissoluzione e le problematiche ad essa correlate – precisa il dottor Puxeddu – inoltre non è da escludere che le formulazioni liquide possano superare i problemi di assorbimento dell’ormone connessi con alcune patologie gastro-intestinali molto comuni tra cui le infezioni da Helicobacter Pylori e il morbo celiaco e, trattandosi di terapia a vita, questa nuova innovazione potrà quasi certamente migliorare l’aderenza alla terapia” conclude l’esperto.
L’incontro si svolge a conclusione della settimana della prevenzione – dall’11 al 15 marzo – finalizzata alla prevenzione dei tumori e delle malattie della tiroide: presso l’ospedale di Branca visite ed esami da parte dei medici volontari organizzate dall’Associazione Eugubina per la Lotta contro il Cancro in coll aborazione dell’Associazi one La Lumaca. Per una buona gestione delle malattie della tiroide – afferma Anna Maria Biancifiori, Presidente dell’associazione pazienti La Lumaca – è indispensabile il pieno coinvolgimento del medici di medicina generale affinché il follow-up sia svolto dal medico di riferimento senza inutili ricadute sullo specialista che resta il riferimento per un cambio di terapia o per la necessità di esami specifici: il minore affollamento dallo specialista renderebbe i tempi delle visite specialistiche adeguati a garantire l’appropriato passaggio di informazioni tra medico e paziente e a delineare i percorsi di cura della gestione post chirurgica.
L’unità di Endocrinologia dell’Ospedale di Perugia è un centro di riferimento per la città e per le zone limitrofe e coordina la rete regionale degli specialisti che si occupano della materia. Molto proficua è la collaborazione con la Endocrinochirurgia che può vantare un’unica equipe super specializzata che opera a Perugia,Terni e Foligno.
La Clinica di Endocrinologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ancona, afferma il dottor Taccaliti, è un Centro di rifermento Regionale per le patologie endocrine-metaboliche e tra queste la patologia tiroidea ricopre sicuramente un ruolo importante. Infatti, presso la Clinica vengono seguiti annualmente più di 3500 pazienti affetti da patologia funzionale e da neoplasie benigne e/o maligne della tiroide”.
Riproduzione riservata