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Invasione di cinghiali, l’Ispra spiega il perché

Redazione

Invasione di cinghiali, l’Ispra spiega il perché

Lo studio: gli animali proliferano nelle zone abbandonate dall’uomo | I cacciatori: dimostrato che la colpa non è loro | Impressionante la diffusione in Umbria
Mar, 08/01/2019 - 12:33

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Invasione di cinghiali, l’Ispra spiega il perché

Non ci sarebbero i cacciatori all’origine della crescita della presenza di cinghiali in Italia, con alcune zone, come l’Umbria, dove il problemi dei danni da fauna selvatica è diventato un caso politico. A certificarlo è l’Ispra (l’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale), per il quale i cinghiali si sono progressivamente portati a ridosso delle città a seguito di una rapida colonizzazione di aree del sottobosco lasciate completamente incustodite, disabitate e non utilizzate.

Una diffusione, rileva l’Ispra, che è avvenuta attraverso la dorsale appenninica, ricca di boschi e foreste, con una presenza agricola relativa e dove i borghi montani si sono progressivamente spopolati. Insomma, gli incroci con esemplari dell’est Europa per aumentare le specie da cacciare sarebbe smentita. Anche perché l’Ispra ha trovato 16 sottospecie presenti in Italia. Insomma, a seguito delle azioni di ripopolamento, è poi mancata la corretta gestione degli animali selvatici e questi hanno occupato spazi di ambiente abbandonati dall’uomo.

Il cinghiale è oggi l’ungulato più diffuso in Italia, presente su un’area di 190 km quadrati, cioè sul 64% del territorio italiano. Il cinghiale è diffuso da nord a sud, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, ma si concentra in particolare lungo la dorsale appenninica.

In Umbria, rileva l’Ispra, il cinghiale è diffuso su tutto il territorio regionale. Impressionante il confronto con la situazione rilevata dall’Ispra nel 1991: il cinghiale selvatico, nella regione, risultava praticamente assente. In meno di trent’anni, la popolazione è cresciuta a dismisura. E con essi i danni provocati soprattutto agli agricoltori, tanto che gli Atc di Perugia e di Terni hanno aumentato le quote per far fronte ai maggiori esborsi.

Recentemente il presidente della Commissione Agricoltura della Camera, Filippo Gallinella, si è proposto come mediatore di un tavolo da attivare con la Regione Umbria, invitando le associazioni degli agricoltori, quelle venatorie e ambientaliste. Una proposta che ha trovato consensi, ma che è stata anche criticata da alcuni ambientalisti e da simpatizzanti del Movimento 5 stelle, che ricordano la linea “verde” del movimento.


Cinghiali, Gallinella si pone come mediatore


Forte è in particolare lo scontro, anche in Umbria, tra il Wwf (che da qui ha proposto l’istituzione del reato di omicidio venatorio) e la Libera Caccia, per la quale il contenimento della specie si può ottenere liberalizzando maggiormente la caccia al cinghiale.

Del resto, il tema della caccia al cinghiale divide spesso anche gli stessi cacciatori, a  dimostrazione di quanto sia sentito, soprattutto in regioni come l’Umbria.

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