di Ada Spadoni Urbani (*)
Il rendiconto generale per il 2009 e l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2010 – approvati in Senato – fotografano la realtà economica del Paese ed il ruolo dello Stato e delle Regioni in economia.
Nel contesto della crisi internazionale che ha colpito anche l'Italia ritengo che il Governo abbia avuto un merito nell'adottare la scelta della prudenza fiscale. Ciò ha consentito di mettere sotto controllo la spesa e, come emerge dai dati, di aver conseguito il miglioramento dei conti pubblici rispetto alle previsioni. Questo nonostante le ingenti risorse destinate agli ammortizzatori sociali, alle famiglie colpite dalla crisi e a sostenere i consumi.
Emerge tuttavia un aspetto problematico che ho pubblicamente sottolineato. Il bilancio evidenzia l'inefficienza della pubblica amministrazione che produce continuamente “residui passivi”, cioè i soldi prelevati “con le tasse” dalle tasche dei cittadini per opere pubbliche che non vengono effettuate o se effettuate non pagate alle ditte. Sono miliardi di euro in Italia, centinaia di milioni in Umbria. Soldi inutilizzati o utilizzati male che rappresentano le promesse non mantenute.
È evidente allora che accanto al processo di ammodernamento dell'amministrazione centrale dello Stato, la sburocratizzazione avviata dal ministro Brunetta, anche le Regioni debbono diventare efficienti per rendere competitivo il nostro sistema economico. L'attuale situazione della finanza regionale, bloccata da un lato da alta percentuale di spese fisse e di mutui per pagare i debiti, e dall'altro dalla massa dei residui passivi, mette in difficoltà le aziende e rende poco efficace la spesa pubblica che dovrebbe essere un incentivo per la ripresa.
I pagamenti alle imprese avvengono in ritardo e somme ingenti rimangono improduttive. Ormai la quantità di questi soldi viene addirittura “presunta”, quasi ci sia nella burocrazia statale e regionale una “incomprimibile” dose di inefficienza. Viene il sospetto che ciò sia funzionale a una certa politica, che serve se stessa prima dei cittadini.
(*) Senatrice Pdl