Sotto il titolo ABSOLUTE, all'interno della Chiesa di San Carlo a Spoleto, vengono esposti due lavori in video degli artisti Barbara Prokop e Niels Betori Diehl, e un'acquaforte di Ute Diehl. Nel XIII secolo il complesso dell'antico Ospedale della Santa Croce, di cui la chiesa fa parte, ospitava un lebbrosario e un lazzaretto. Dal XV secolo in poi, sotto la gestione comunale, offriva riparo a malati, poveri e pellegrini di ritorno da Roma, fino a diventare, nel XVIII secolo, l'unica struttura ospedaliera della città. Intorno al 1740, vengono trasferite all'interno della struttura anche le istituzioni per gli infermi ed il brefotrofio, al quale le donne potevano affidare i loro figli neonati senza temere conseguenze. Alla sofferenza fisica o esistenziale si accompagna spesso il bisogno umano di ricercare un valore o un principio universalmente valido, che in ogni religione corrisponde alla definizione di una realtà ultima, di un dio. In filosofia l'assoluto è ciò che esiste indipendentemente da qualsiasi altra cosa. Gli artisti hanno da sempre cercato di decodificare l'assoluto, di renderlo in qualche modo rappresentabile e, di conseguenza, hanno sempre messo in discussione le forme comunemente accettate di entità morale e spirituale assoluta. Per mezzo delle tre opere presentate nell'ambito di ABSOLUTE, viene compiuto un tentativo multiforme di recodificazione di un luogo di sofferenza e di rappresentazione dell'assoluto, trasformandolo in un luogo che inviti alla riflessione su questi stessi temi, con un approccio discorsivo e non assolutista.
NIELS BETORI DIEHL, nato a Roma nel 1975, vive e lavora a Berlino. Nel suo video “Untitled (Suicidal Thoughts)” (2:50 min.) del 2005, fa irrompere nelle prime immagini in bianco e nero del film “L'anno scorso a Marienbad”, girato nel 1961 da Alain Resnais, l'artista rap Notorious B.I.G. con il suo brano “Suicidal Thoughts” (pensieri suicidi) del 1994. Alla trama incomprensibile e frantumata del film, di cui vediamo solo gli interni neobarocchi e rococò, senza le figure estremamente estetizzate e incapaci di comunicare che vagano al loro interno, si sovrappone la narrazione di una serie di peccati commessi e di fantasie suicide, che termina con uno sparo nel buio. Nel film di Resnais viene commesso un omicidio, subito negato dall'apparire della figura uccisa nella scena successiva. Gli scenari di morte ricorrenti nei testi di Notorious B.I.G. si materializzano invece nella sua vita reale nell'anno 1997, quando rimane ucciso in una vera e propria esecuzione armata da parte di un assassino rimasto tuttora ignoto, proprio mentre stavano per concludersi le registrazioni del suo album “Life After Death”. Con “Untitled (Suicidal Thoughts)”, Niels Betori Diehl individua una misteriosa affinità nella melanconia di due mondi estremamente distanti: quello dell'alta borghesia europea degli anni sessanta e quello della cultura del gangster rap statunitense degli anni novanta, due realtà irrigidite nei loro rituali. All'idea premoderna dell'eroe romantico, alle critiche strutturaliste dei vecchi stereotipi cinematografici e al gioco postmoderno delle costruzioni d'identità si accompagna il fantasma dell'invasione “nera” di uno spazio “bianco”, della dissoluzione delle differenze tra cultura alta e bassa, e della crisi della modernità, che corrisponde con la fine di ogni utopia e ideale assoluto.
BARBARA PROKOP è nata a Vienna nel 1973 e ha vissuto e studiato molti anni in Canada, prima di trasferirsi a Berlino, dove vive e lavora. Per i suoi video si serve di attori non professionisti, che spesso coinvolge in interviste fittizie o performance, e ai quali lascia molto spazio d'intervento, oltre a fornire loro alcune brevi istruzioni. Il video “Untitled” (37:00 min.), una documentazione del 2007, mostra un barbone di nome Norbert che Barbara Prokop ha incontrato di fronte al “Künstlerhaus Bethanien” di Berlino, dove l'artista stava allestendo una sua mostra. Barbara Prokop ha chiesto all'uomo di bere una bottiglia di champagne Veuve Cliquot davanti ad una videocamera in cambio di 50 euro e la scena è stata filmata all'interno dello spazio espositivo, nel punto esatto in cui è poi stato posizionato il monitor che mostrava il materiale integrale. Nel video vediamo l'uomo sforzarsi visibilmente di assolvere il suo compito, timoroso di perdere i 50 euro, nonostante l'evidente disgusto di bere dello champagne da una bottiglia, seduto in terra. Essendo rimasto solo con la videocamera nella sala espositiva, nessuno reagisce alle sue ripetute richieste di ricevere dell'acqua. Ciò che l'artista non sapeva è che Norbert era probabilmente già ubriaco all'inizio delle riprese, motivo per cui, passati 37 minuti, perde conoscenza dopo aver bevuto l'ultimo goccio dalla bottiglia. Si assiste quindi impotenti alla “passione” dell'uomo, con lo sguardo implacabile della videocamera che documenta la lenta perdita di controllo di una persona prigioniera di un contratto e di una condizione. Questo sguardo è al tempo stesso il nostro sguardo di voyeur di fronte alle sofferenze degli altri. L'interrogativo di partenza, cui questo lavoro dà in qualche modo una risposta, è quello relativo alla possibilità di “fare del bene”. Si parte da una situazione assurda, che ricorda un poco l'aneddoto erroneamente attribuito alla regina di Francia Maria Antonietta, cui viene riferito che una folla affamata ed inferocita si è formata di fronte al suo palazzo chiedendo del pane e lei suggerisce «che mangino allora delle brioche». L'artista compie un gesto associativo che ignora volutamente situazione, contesto e classe sociale, equiparando il dono di una bottiglia di una bevanda-immagine molto apprezzata e servita ai party di un certo tipo di classe medio-alta ad un'azione “buona in sé”, accompagnata inoltre da un premio in denaro. La caricatura di un entusiasmo naif da artista “impegnato nel sociale”, unita ad una dimostrazione pratica della facilità con la quale è possibile “comprare” un altro individuo, è però accompagnata dalla consapevolezza di una situazione reale assolutamente sgradevole. Da spettatori, siamo costretti ad interrogarci sui nostri valori, sulla nostra capacità di non mostrarci soltanto caritatevoli, ma di esserlo davvero, e sul valore e significato della carità in sé, oltre che sul ruolo dell'artista e sulle sue responsabilità. L'unica certezza sembra essere quella che l'arte non può cambiare la realtà sociale, ma può solo farne parte.
UTE DIEHL è nata a Monaco di Baviera e vive a Trevi. La sua acquaforte “Selbstzerstörung” (Autodistruzione) del 1968 viene qui esposta al pubblico per la prima volta. Nella mostra sono presenti delle copie a disposizione del pubblico dell'intervista sul rapporto tra arte e sacro e tra l'arte contemporanea e l'istituzione ecclesiastica rilasciata da Monsignor Gianfranco Ravasi, Ministro della Cultura del Vaticano a Ute Diehl (Frankfurter Allgemeine Zeitung), riproposta in lingua italiana nel numero di novembre 2008 de Il Giornale dell'Arte, all'interno dell'allegato “Vernissage”.
A B S O L U T E
NIELS BETORI DIEHL
UTE DIEHL
BARBARA PROKOP
A cura di Ute Diehl
Chiesa di San Carlo, via San Carlo 5, Spoleto
Inaugurazione venerdì 21 agosto 2009, ore 18.00
Durata della mostra: 21 – 23 agosto 2009
Ore 17.00 – 19.30 e su appuntamento, tel. 339 4319977