In Umbria 825 imprese manifatturiere coesive: la regione guida il Centro Italia - Tuttoggi.info

In Umbria 825 imprese manifatturiere coesive: la regione guida il Centro Italia

Redazione

In Umbria 825 imprese manifatturiere coesive: la regione guida il Centro Italia

Ven, 17/07/2026 - 08:58

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Un rapporto colloca l’Umbria prima nel Centro Italia per imprese manifatturiere coesive, ma segnala una crescita ferma e margini ancora ampi da valorizzare.

L’Umbria conta 825 imprese manifatturiere coesive, cioè aziende che costruiscono valore mantenendo relazioni stabili con fornitori, dipendenti, università, istituzioni e comunità locali. È il dato che emerge da un rapporto realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere, Centro studi Tagliacarne e Intesa Sanpaolo, con il supporto della Camera di Commercio regionale. Queste realtà rappresentano il 38,9% delle manifatturiere con 5-499 addetti e collocano la regione al primo posto nel Centro Italia e al decimo a livello nazionale.

Il quadro ha però un rovescio. La quota di imprese coesive era intorno al 31% nel 2020 ed è poi salita verso il 39%, ma negli ultimi due anni la crescita si è fermata. Il posizionamento resta buono, la spinta si è affievolita. È questo il potenziale inespresso di cui parla il rapporto: una base solida che rischia di non tradurre in pieno le proprie possibilità.

Coesione e innovazione, un legame che si vede nei numeri

Il punto interessante è che la coesione non riguarda soltanto il clima interno o la reputazione. Le relazioni con il territorio funzionano come infrastruttura per fare cose concrete, a partire dall’innovazione. I numeri nazionali del triennio 2023-2025 lo mostrano con chiarezza. Le imprese coesive investono in ricerca e sviluppo quasi il doppio delle altre, il 56% contro il 32%, e adottano tecnologie digitali 4.0 in tre casi su quattro, a fronte di una su due. Il distacco resta netto anche sull’intelligenza artificiale, usata dal 31% contro il 16%, e sulla formazione, presente nell’87% delle coesive contro il 60% delle altre.

Le stesse imprese guardano con più fiducia al futuro immediato. Per il 2026 si attende un aumento del fatturato per un terzo delle coesive, contro un quinto delle altre, mentre il 21% di loro prevede una crescita dell’occupazione, rispetto al 13% del resto. Chi collabora di più tende a crescere di più, o almeno a scommettere con maggiore convinzione.

Da questa fotografia arriva un’indicazione pratica per il tessuto umbro. Le reti aiutano a innovare, ma l’innovazione produce risultati quando diventa progetto. Una nuova tecnologia, un macchinario 4.0 o un’attività di ricerca generano valore se sono accompagnati da obiettivi tecnici definiti, competenze adeguate, costi tracciabili e documentazione ordinata. Senza questa struttura, anche l’investimento più promettente resta difficile da misurare e da difendere.

Il credito d’imposta per ricerca e sviluppo

Il tema si fa concreto quando entrano in gioco gli strumenti di sostegno fiscale. Molte imprese che investono davvero in ricerca e sviluppo utilizzano il credito d’imposta dedicato, che però richiede requisiti precisi e prove solide. Per questo può essere utile capire in anticipo come certificare il credito d’imposta per ricerca e sviluppo, così da ridurre il rischio di errori o contestazioni in fase di controllo. Una certificazione ben impostata protegge chi ha lavorato seriamente e distingue i progetti reali dalle spese generiche.

La certificazione, del resto, nasce proprio per dare certezza. Distinguere ciò che è davvero ricerca e sviluppo da ciò che è normale aggiornamento produttivo non è sempre immediato, e negli anni molte contestazioni sono nate da questo confine sfumato. Un parere tecnico che qualifichi in modo formale le attività svolte mette l’impresa in una posizione più solida, sia nel presente sia in caso di verifiche successive. Vale soprattutto per le piccole realtà, che raramente hanno al proprio interno le competenze per documentare un progetto secondo i criteri richiesti.

Per l’Umbria la sfida è quindi doppia. La prima è mantenere e rilanciare la propensione alla coesione, che negli ultimi due anni ha rallentato. La seconda è accompagnare le imprese nel trasformare quelle relazioni in progetti di innovazione documentabili, capaci di reggere a una verifica. Le 825 imprese coesive del territorio partono da una posizione favorevole. Il passo successivo è mettere ordine nei processi, nelle competenze e nelle carte, perché il valore prodotto sia riconosciuto e non solo dichiarato.

Il rapporto citato offre alla regione un punto di partenza utile. La direzione indicata è quella di una manifattura che cresce grazie ai legami con il territorio e che, proprio per questo, ha bisogno di metodo per far fruttare gli investimenti.

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