Categorie: Cronaca Spoleto

In ricordo di Cristian Panetto

Il ricordo di Stefano Alleva
Ciao Caro e Grande Amico.
La prima occasione per camminare insieme è stato il progetto cinematografico con gli ospiti del Ceis, “Affari di Famiglia”. Guardando il montato del film hai concepito e registrato alcuni brani strepitosi.
La tua simpatia, la tua ironia unite al tuo grande talento mi hanno conquistato e contagiato da subito. E soprattutto il tuo entusiasmo genuino e vitale, la tua sconfinata generosità di testa e di cuore. Hai un cuore grande, immenso.
L'anno scorso, era maggio, sono venuto a prendere i bambini a scuola. Ci siamo seduti sul muretto a fumare una sigaretta, osservando i bambini che si scatenavano a giocare in piazzetta. Li guardavi con un sorriso amabile e compiaciuto. Mi hai chiesto come stava andando l'allestimento dello spettacolo per il Festival.
Non ho saputo nasconderti che mi sentivo un po' depresso perché le risorse a disposizione non mi avrebbero permesso di avere i musicisti in scena, cosa che entrambi adoriamo.
Qual è il problema?” mi hai detto subito, senza pensarci un istante. “Ciò che conta è che facciamo qualcosa di bello insieme, il resto si vedrà“.
E così é stato. Ero stupito, quasi sgomento di fronte a tanta generosità intellettuale, artistica e umana. Una cosa certamente non comune.
E' stata un'avventura entusiasmante e magnifica, insieme.
E da allora non abbiamo mai smesso di parlare, di sognarne di nuove.
Pur con gli alti e bassi connaturati alla nostra professione e alle nostre condizioni umorali.
Eri sempre pronto, sempre disponibile, sempre con l'animo spinto da un amore tenace e propositivo per la nostra città.
Mi hai chiamato al telefono l'altro ieri. So che volevi dirmi che hai parlato col produttore di Roma che avrebbe dovuto permetterci di fare un documentario insieme. Come al solito non demordevi e mettevi tutto il tuo grande cuore a disposizione. Perché sapevi compiere veri e propri atti d'amore. Non ho fatto in tempo a richiamarti.
Il Signore ti ha chiamato e sei andato avanti. Amico mio, ci mancherai infinitamente.
Lasci in noi e in questa nostra città un vuoto struggente e incolmabile.
E ci lasci il compito di cercare di essere come te. Per noi stessi, per gli altri e per la nostra comunità.
Noi preghiamo per te. Tu sorridici e dal Cielo non farci mancare le tue note.
Tuo Stefano, con Ewa, Ania e Jan.


Il ricordo di Pietro Manna
Ti ho conosciuto bene, da vicinissimo. Per anni siamo stati fianco a fianco, tu con i tuoi sax, io con la mia tromba, a suonare come sezione fiati su palcoscenici importanti, nei locali da ballo, nelle discoteche umbre, nei pub della Capitale, ma anche nelle sagre con la Banda Musicale o in occasioni più serie, come con l’orchestra della Scuola Comunale di Musica, o nei musical di Graziano Petrini.
Tu più bravo di me, io più grande di età e quindi un po’ più stabile; eravamo una coppia affiatata sia sul palco che nella vita di tutti i giorni. Ore e ore a provare insieme le dinamiche di sezione, con te che pazientemente aspettavi i miei tempi di assimilazione, inevitabilmente più lunghi dei tuoi, che mi spronavi e a volte mi “incanavi” senza pietà. Credevi nelle mie possibilità musicali più di quanto ci credessi io e, sinceramente, mi hai trascinato in avventure a cui, da solo, non avrei potuto aspirare.
Io, per contro, ti restituivo nel quotidiano quello che tu mi davi sotto i riflettori: un fratello maggiore con il quale condividere le gioie, allora tante, ed i dolori, allora pochi, della vita.
La finale dei mondiali del ‘94 vista insieme a casa di tua cugina a Monterone, la sala prove allestita con Mirko con tanto di intossicazione da esalazioni di silicone, la mitica vacanza all’Isola d’Elba e quella altrettanto mitica in sardegna, l’occupazione dell’Istituto Magistrale, il tuo battesimo goliardico, le sfide all’ultima battuta, gli scherzi con Florindo, le scommesse con “Picchiettone”, le notti passate a sognare cosa avremmo fatto da grandi.
Poi grandi ci si diventa veramente, senza rendersene conto: io ho appeso la tromba al chiodo, tu hai continuato una carriera di successo. Le scelte della vita ci hanno inevitabilmente allontanato e i 'problemi dei grandi' hanno preso il posto dei sogni, portandoci su strade diverse, ma sempre uniti da una radice comune. Quella radice che a volte ci faceva rincontrare e condividere qualche attimo di complicità, magari bevendo un caffè “al volo” al Baretto durante la pausa pranzo.
Io non sono un credente e quelle frasi che leggo su Facebook sulla tua anima in cielo che ci guarda non mi consolano affatto, anzi mi fanno ancora più rabbia per te che non ci sei più, che te ne sei andato in questo modo incredibile, improvviso, senza che potessi farti io l’ultima battutaccia.


Foto dallo spettacolo “A piedi nudi nel parco” (qui)

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