Foligno

In mostra a Cesena l’artista Laura Vedovati. Due installazioni sulle aree a margine della piana tra Spello e Foligno

Esistenza, ambiente, storia e futuro in opere ispirate alla “situated experience”. Per la minimalista Laura Vedovati, anche architetto, una riflessione sui luoghi a margine come spazio di resilienza e inclusività, per opere interattive che si fanno “autobiografia collettiva”.

Si chiamano UBI e MATRICE le installazioni che l’artista folignate Laura Vedovati ha dedicato alla valle tra Assisi, Spello, Foligno, accolte nella mostra d’arte contemporanea “IN LIMINE. Elogio degli spazi marginali”, allestita a Cesena nella celebre chiesa di Santa Cristina – piccolo pantheon neoclassico capolavoro dell’architetto Giuseppe Valadier -, dal 13 al 27 giugno.

Il vernissage si è tenuto alle ore 18 di sabato 13 per le due artiste in mostra, l’altra è la siciliana Agata Sand, chiamate a interpretare i mutamenti degli spazi del pianeta.

Una meditazione tra urbanistica e filosofia sul “paesaggio periurbano residuo”, concetto legato al “Terzo Paesaggio” del paesaggista francese Gilles Clement. Con il patrocinio della Regione Emilia Romagna e del Comune di Cesena, IN LIMINE, curata da Cristina Barducci, accoglierà due grandi opere dell’artista-architetta Vedovati – un polittico in quattro parti e un orbicolare di 5 metri -, portatrici di una riflessione sui luoghi natii, un intreccio di storia, ambiente, resilienza, biodiversità, quotidianità che sulle tracce dell’antichità romana conduce alle dinamiche di una contemporaneità in continua trasformazione.

“Nella rappresentazione grafica del nativo territorio umbro, di cui ricrea la storia del processo di antropizzazione, proprio a partire dalla centuriazione romana – commenta la curatrice Barducci -, Vedovati si collega chiaramente alla tradizione dell’astrazione, in particolare al minimalismo organico, con il caratteristico disinteresse alla riproduzione di una realtà visiva esterna e la sua riduzione a forme nuove ed essenziali, spesso ispirate a quelle naturali”. Un lavoro artistico, insomma, inteso come pratica relazionale sul paesaggio, espressione della tendenza contemporanea alla “situated experience”, ovvero all’incorporazione del proprio territorio di vita come luogo di memorie, trame significative, valori, narrazioni, in questo caso quelli della piana umbra tra Spello e Foligno. Di qui la predilezione della Vedovati per materiali poveri, impasti organici, pasta cementizia e argilla che rappresentano la dialettica tra l’artificio umano e la terra cruda. Come nel composto di MATRICE contenente semi di papavero, legni, steli e spighe di graminacea, così come vivo è l’allestimento con balle di paglia su cui sedersi. “Vedovati invita a entrare nel suo paesaggio umbro – prosegue Barducci -, toccandone il grano, sedendo sulle balle, calpestando UBI, esplorando in maniera tattile MATRICE. Per condividere l’opera, farla propria, riflettersi in una storia condivisa. Così UBI che l’artista indica come opera non da ammirare a distanza, ma un’esperienza da vivere con il peso del proprio corpo, rendendo il concetto di “territorio” tangibile e immediato per ogni pubblico. “Non è un tappeto, non è una mappa, ma una dichiarazione di presenza – sottolinea Vedovati -. Laddove la cartografia tradizionale ci pone come osservatori esterni e distanti, quest’opera ci invita a “cadere” dentro il territorio, trasformando il suolo calpestabile in un’epifania geografica”. E UBI con il suo diametro di 5 metri, agisce come una lente d’ingrandimento che decontestualizza la terra per essere interpretata. Il visitatore non osserva la piana Foligno-Spello: la percorre, la attraversa diventando egli stesso parte della topografia. “Un’opera – aggiunge – che non si limita a mappare la piana, ma ne rivendica l’esistenza a partire dai suoi margini. Con la rappresentazione che diventa il racconto di un paesaggio marginale, dove la marginalità non è intesa come povertà, ma come forza: la resilienza di un paesaggio che si adatta, che accoglie e che continua a definire chi lo vive”. Insieme alle opere, la mostra si configurerà come un vero e proprio laboratorio di riflessione multidisciplinare, proponendo al pubblico un ricco calendario di eventi collaterali e approfondimenti tematici. Il fitto programma si concluderà ufficialmente il 27 giugno.