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Il turismo in Umbria si è espanso a tutti i borghi | Non solo Assisi, Lago e città d’arte: tutti i dati

Nei primi nove mesi del 2025 i flussi turistici confermano la prosecuzione del ciclo espansivo che ha caratterizzato l’Umbria negli ultimi anni. All’interno di questo quadro regionale, la scala comprensoriale permette di osservare più da vicino come tale crescita si distribuisca, rivelando differenze di ritmo, accelerazioni, riprese più graduali e la persistenza di vocazioni locali che convivono nello stesso contesto.

Lo segnala l’Analisi di Agenzia Umbria Ricerche, osservata attraverso i primi nove mesi del 2025, del 2024, del 2023 e del 2019, mettendo in luce le traiettorie con cui ciascun territorio contribuisce alla fisionomia attuale del sistema turistico regionale.

Assisano
Nel comprensorio assisano il ciclo espansivo recente è netto e continuo. Tra i primi nove mesi del 2019 e quelli del 2025 le presenze passano da 1,04 milioni a circa 1,37 milioni, con un incremento nell’ordine di un 30%. Gli arrivi seguono una traiettoria analoga, salendo da circa 465 mila a oltre 590 mila: anche qui la crescita rispetto al 2019 supera il 25%, con un ulteriore guadagno di circa il 14% tra 2024 e 2025.

L’Assisano si conferma il principale polo di attrazione strutturale del turismo umbro. Il Giubileo 2025 accentua una dinamica già fortemente positiva, amplificando i flussi legati al turismo religioso e spirituale, ma innestandoli su una base ormai stabilizzata di turismo culturale e internazionale. La crescita sia degli arrivi che delle presenze segnala un modello in cui la domanda non solo si amplia, ma mantiene una permanenza media interessante, con un impatto significativo sull’intera filiera ricettiva e sui servizi connessi.

Perugino
Il comprensorio perugino conferma il proprio profilo di grande polo urbano e culturale, con una crescita strutturale. Le presenze dei primi nove mesi aumentano da circa 903 mila nel 2019 a quasi 1,08 milioni nel 2025, con un incremento nell’ordine del 20%. Gli arrivi passano da circa 357 mila a quasi 399 mila, con una crescita superiore al 10%, distribuita in modo abbastanza regolare tra 2019, 2023, 2024 e 2025.

Il comprensorio si configura come un sistema multilivello: turismo culturale legato al centro storico e ai grandi eventi; flussi connessi alla presenza universitaria; mobilità congressuale e business nuovamente attiva nel post-pandemia. L’espansione del 2025 non ha il carattere dell’exploit, ma quello di una progressiva densificazione di funzioni e di segmenti di domanda. Il territorio perugino appare così come un baricentro che consolida un ruolo di nodo alto della rete turistica regionale.

Trasimeno
Nel comprensorio del Trasimeno l’evoluzione dei flussi conferma un percorso di consolidamento di medio periodo. Le presenze dei primi nove mesi passano da circa 778 mila nel 2019 a oltre 950 mila nel 2025, con una crescita complessiva superiore al 20%. Gli arrivi aumentano da circa 175 mila a oltre 222 mila, con incrementi intorno al 25–27% rispetto al benchmark pre-pandemico.

Il lago si conferma così come uno dei cardini umbri del turismo naturalistico e di prossimità. La combinazione tra offerta balneabile, borghi storici, enogastronomia e fruizione outdoor produce un modello in cui la domanda cresce in modo relativamente equilibrato tra arrivi e presenze. La leggera accelerazione registrata nel 2025 rispetto al 2024 suggerisce che il Trasimeno stia beneficiando sia della maggiore visibilità regionale complessiva, sia di una preferenza crescente per destinazioni lacustri meno congestionate rispetto ai grandi bacini del Nord Italia.

Folignate
Il comprensorio folignate si distingue per un forte incremento delle presenze a fronte di una dinamica degli arrivi più moderata. Tra 2019 e 2025 le presenze nei primi nove mesi passano da circa 339 mila a oltre 540 mila, con una crescita di quasi il 60%, tra le più elevate della regione. Gli arrivi, invece, si muovono da circa 189 mila nel 2019 a poco più di 202 mila nel 2025, con un incremento nell’ordine del 7–8%.

La differenza di crescita fra arrivi e presenze indica un allungamento significativo della permanenza media, compatibile con un modello di fruizione legato alla partecipazione a eventi, festival, iniziative culturali e alla scoperta del territorio circostante. La ripresa a pieno regime di manifestazioni storicamente centrali per l’area – dalle rievocazioni storico-folkloriche alle iniziative enogastronomiche – sembra aver contribuito a trattenere più a lungo i visitatori, trasformando il comprensorio in un nodo stabile di turismo esperienziale e non solo di transito.

Orvietano
Il comprensorio orvietano, che nel passato recente aveva faticato a riallineare gli arrivi ai livelli pre-pandemici, nel 2025 mostra segnali di convergenza. Le presenze dei primi nove mesi passano da circa 362 mila nel 2019 a oltre 410 mila nel 2025, con una crescita di circa il 13%, dopo un lungo tratto 2023–2024 sostanzialmente stabile. Sul fronte degli arrivi, il 2025 riporta i volumi in area 180 mila, sostanzialmente in linea con il dato del 2019, dopo due anni (2023–2024) su valori più bassi.

La dinamica dell’Orvietano si distingue per la diversa scansione temporale con cui presenze e arrivi ritornano ai livelli pre-pandemici. Questo andamento indica che la domanda turistica dell’area segue una propria linea evolutiva, non immediatamente sovrapponibile ai movimenti regionali.

Ternano
Nel comprensorio ternano la crescita risulta ampia. Le presenze nei primi nove mesi crescono da circa 288 mila nel 2019 a oltre 400 mila nel 2025, con un incremento prossimo al 40%. Gli arrivi passano da circa 120 mila a oltre 152 mila, con una crescita di oltre il 25%.

Questa dinamica è coerente con un modello di attrattività che integra risorse naturali iconiche – in primis la Cascata delle Marmore – e una posizione strategica rispetto ai grandi flussi che si muovono tra Roma e il Centro Italia. La crescita simultanea di arrivi e presenze suggerisce un ampliamento della base di domanda e, al tempo stesso, una stabilizzazione delle pratiche di soggiorno. Il Ternano si conferma come uno dei comprensori che più hanno beneficiato della fase espansiva post-pandemica, collocandosi stabilmente su un gradino superiore rispetto al passato recente.

Alta Valle del Tevere
L’Alta Valle del Tevere mostra una delle crescite più marcate tra 2019 e 2025. Le presenze nei primi nove mesi salgono da circa 231 mila a oltre 334 mila, con un incremento nell’ordine del +45%. Gli arrivi passano da circa 66 mila a oltre 90 mila, con una crescita superiore al +35%. Anche il confronto 2024–2025 evidenzia un’ulteriore espansione, segno che la traiettoria non si è esaurita nel recupero post-pandemico.

Qui emerge un modello di sviluppo turistico graduale, in cui una base relativamente contenuta di flussi si è progressivamente ampliata grazie alla valorizzazione di paesaggi collinari, borghi, percorsi enogastronomici e forme di turismo residenziale temporaneo. La crescita degli arrivi, affiancata a un aumento ancora più corposo delle presenze, suggerisce un allungamento della permanenza media e una capacità crescente del territorio di trattenere i visitatori oltre la logica del passaggio mordi e fuggi.

Spoletino
Nel comprensorio spoletino la dinamica di crescita è particolarmente evidente. Le presenze nei primi nove mesi passano da circa 235 mila nel 2019 a oltre 314 mila nel 2025, con un incremento nell’ordine del 34%. Gli arrivi crescono in maniera ancora più pronunciata: da poco più di 46 mila nel 2019 a oltre 126 mila nel 2025, con un valore che risulta più che raddoppiato.

L’andamento è coerente con un territorio che ha saputo valorizzare la ripresa dei grandi eventi culturali – in primis il Festival dei Due Mondi – e più in generale una identità urbana e artistica forte. La combinazione tra eventi, patrimonio storico, paesaggio e connessioni con altri poli umbri alimenta una domanda in cui il soggiorno tende ad allungarsi e a diversificarsi. Il recupero non è soltanto quantitativo: l’impressione è quella di un rafforzamento del ruolo di Spoleto come hub culturale, capace di attrarre segmenti di visitatori interessati a forme di fruizione a medio-alta intensità culturale.

Valnerina
La Valnerina mostra una traiettoria di recupero e consolidamento molto netta. Le presenze nei primi nove mesi aumentano da circa 212 mila nel 2019 a oltre 307 mila nel 2025, con una crescita che si colloca attorno al 45%. Gli arrivi seguono un andamento coerente: da meno di 100 mila a oltre 145 mila, con incrementi percentuali analoghi.

Si tratta di un territorio che, dopo le ferite del sisma e la fase di transizione post-pandemica, ha progressivamente ricostruito la propria attrattività. Il profilo che emerge è quello di un turismo a forte componente naturalistica e outdoor, in cui la ricerca di paesaggi, cammini, esperienze lente e legate alla dimensione identitaria dei luoghi si traduce in una crescita diffusa dei flussi. L’espansione appare continua e strutturale, a conferma della capacità di questa area interna di rientrare a pieno titolo nella geografia multipolare del turismo umbro.

Eugubino
Nel comprensorio eugubino la dinamica di lungo periodo è positiva ma più contenuta rispetto ad altre aree. Le presenze dei primi nove mesi salgono da circa 275 mila nel 2019 a poco meno di 293 mila nel 2025, con una crescita nell’ordine del 6–7%, dopo una fase di lieve riduzione nel 2023. Gli arrivi passano da circa 102 mila a oltre 112 mila, con incrementi di circa il 10% rispetto ai valori pre-pandemici.

Questa traiettoria suggerisce un recupero graduale, in cui la dimensione culturale e identitaria dell’area – città d’arte, patrimonio storico-artistico, tradizioni locali – resta centrale, ma non si traduce (almeno finora) in una forte espansione dei volumi. L’impressione è quella di un turismo che si consolida su basi relativamente stabili, con una domanda attenta e fedele, ma senza scatti di crescita paragonabili a quelli osservati in altri comprensori.

Tuderte
Il comprensorio tuderte presenta una traiettoria articolata ma complessivamente positiva. Le presenze dei primi nove mesi crescono da circa 206 mila nel 2019 a oltre 270 mila nel 2025, con un incremento dell’ordine del 30%, dopo una fase di recupero già molto marcata tra 2022 e 2024. Gli arrivi, dopo una flessione nel 2023 rispetto al 2019, recuperano e superano i livelli pre-pandemici sia nel 2024 che nel 2025.

L’andamento recente conferma che il territorio ha sperimentato un rientro più lento nella fase post-pandemica. L’aumento più pronunciato delle presenze rispetto agli arrivi rimanda a un turismo che tende a dilatare i tempi di permanenza. Il Tuderte si colloca così tra le aree che, pur non essendo tra le prime in termini assoluti di volumi, hanno saputo trasformare una fase critica in un’occasione di ridefinizione del proprio posizionamento turistico.

Amerino
L’Amerino, pur rappresentando una quota ridotta dei flussi regionali, mostra una dinamica di crescita molto intensa. Le presenze nei primi nove mesi aumentano da circa 69 mila nel 2019 a oltre 102 mila nel 2025, con un incremento che si aggira intorno al 48%. Gli arrivi passano da poco più di 27 mila a oltre 37 mila, con una crescita di circa il 37%.

Si conferma qui il profilo di un turismo di nicchia e relazionale. L’aumento dei flussi non si traduce in forme di massificazione, ma in una progressiva densificazione di esperienze legate ai piccoli borghi, all’enogastronomia, alla natura e a una fruizione lenta del territorio. L’Amerino sembra inserirsi in un paradigma di sviluppo turistico in cui la sostenibilità e la gradualità contano quanto i volumi: un’espansione significativa in termini relativi, che non altera la scala complessiva ma rafforza il ruolo del comprensorio nella geografia turistica dell’Umbria.

Per concludere
L’osservazione dei dodici comprensori umbri nei primi nove mesi del 2025 mette in evidenza un sistema turistico che mostra segnali di rafforzamento, e nel quale la crescita si distribuisce secondo modalità che riflettono la varietà dei territori. I dati mostrano come la fase espansiva non si esaurisca nei poli storicamente più forti, ma coinvolga, con intensità differenti, praticamente l’insieme del territorio regionale. Alcuni comprensori consolidano posizioni già acquisite, altri recuperano pienamente i livelli pre-pandemici, altri ancora si muovono lungo percorsi graduali di valorizzazione, alimentati da forme di turismo più lente e relazionali.

Il quadro che ne emerge è quello di una geografia turistica articolata, nella quale si osservano adattamenti ai mutamenti della domanda e forme di risposta a motivazioni di viaggio ormai varie e plurali. È un modello che non elimina le differenze territoriali, ma le rende parte integrante di un equilibrio più ampio, nel quale poli urbani, aree lacustri, comprensori collinari e territori interni coesistono all’interno di un medesimo orizzonte di sviluppo turistico.