Alla fine anche il coriaceo sindaco Brunini ha ceduto alla emozione. Il lungo applauso che gli hanno tributato i dipendenti comunali avrebbero commosso chiunque: 5’ di standing ovation sono riusciti a sciogliere al vento anche i principi della massimosofia. Quella che per 10 anni, il primo cittadino ha predicato (e praticato) su tutto il comprensorio. Chi avrebbe mai immaginato vederlo un giorno piangere? Quasi nessuno. Arrabbiarsi, bofonchiare, sbattere i pugni, era all’ordine del giorno, per l’uomo che ha rivoluzionato la Pubblica Amministrazione municipale. Non sempre ispirata ai principi della New Public Management, ma certamente più aperta e partecipata di quanto si era fatto fino alla fine del secolo scorso. Come testimoniano i premi per il Suic, servizio ormai entrato nella consuetudine della cittadinanza. O la battaglia per far inserire Spoleto fra le città destinatarie dei fondi per la ricostruzione del terremoto. Solo per citarne alcune. Non sono mancati gli errori – a volte anche pesanti come nel caso di Poreta – che non sono riusciti a minare più di tanto l’affetto che la popolazione riserva ancora al sindaco. Che un record lo ha ottenuto: quello di aver governato continuamente per dieci lunghi anni.
Se Brunini è rimasto in sella per così tanti anni, lo deve proprio alla sua grande capacità di tessere strategie. A livello locale è stato e rimane un vero drago, un po’ meno a quello regionale dopo la ormai nota frattura con la governatrice Lorenzetti. L’unica che è riuscita, al di là di ogni considerazione politica, a tenergli testa.
Ma torniamo al Re che oggi si è mostrato nudo. Qualche volta lo si è visto ballare, mostrando una agilità che non ti aspetteresti mai dall’omone di San Martino in Trignano. Ma piangere proprio no. A tal punto che, ormai giunti alla fine dei saluti, si è rifugiato di corsa nel suo studio per non mostrare la sua debolezza.
Un paio di ore prima aveva salutato i dirigenti. In un clima ben diverso, dicono i bene informati, quasi ufficiale. Ad ognuno di loro ha consegnato una lettera di encomio, che avrà fatto piacere specie a quelli che sono in scadenza di mandato. Un brindisi, con spumante italiano, ha concluso un incontro che non ha riservato alcuna emozione. Tutto il contrario di quanto è successo poco dopo, quando si è ritrovato, ormai quasi ‘cittadino’, fra i dipendenti. “Ringrazio tutti voi che avete contribuito alla crescita della macchina comunale, a renderla più innovativa, più consapevole”. Poi ha invitato a mantener distinti i ruoli fra politica e burocrazia . “Ai politici non spetta occuparsi delle piccole come delle grandi cose, hanno il compito di indicare le strategie, gli indirizzi, gli obiettivi da perseguire. A voi deve restare il compito di renderli operativi. Mi scuso infine con tutti per le mie intemperanze, fa parte del mio carattere ma anche del ruolo che ricoprivo”. E’ a questo punto che i dipendenti si alzano in piedi battendo le mani. Brunini non regge l’emozione e se ne va.
Difficile dire cosa farà domani. Un posto di Assessore in Provincia, se le elezioni daranno ragione a Guasticchi, sembra sicuro. Più difficile la scalata alla Regione, anche se molto dipenderà da chi presiederà nel 2010 la Giunta regionale. Nel primo caso, sempre che decida di accettare, si tratterà di qualche giorno di vacanza. Il secondo invece gli consentirebbe di godersi il così detto anno sabbatico. Certo, di andare in pensione non vuol saperne. Lo ha detto a chiare note, mettendosi a disposizione del Partito anche per seguire i nuovi quadri politici, una specie di tutor
Mancherà a tutti Brunini, volenti o nolenti, agli amici e ai più strenuti oppositori. A chi si spendeva per la sua causa, come a chi ha tentato in tutti i modi di scalzarlo dallo scranno più alto. Proprio oggi pomeriggio un noto esponente ex anneista ammetteva che da domani, senza Brunini, il Consiglio Comunale non sarà più la stessa cosa.. Mancherà a quanti si sono commossi, come a coloro che non vedevano l’ora di vederlo uscire dal Palazzo. Sarà per la sua mole, sarà per il carattere duro che poteva dare sicurezza. Sarà per questo pianto che, oggi, lo riconsegna a tutti come uomo. Mancherà anche a quel sindacalista che, di fronte alle lacrime, ironizzava sulla vicenda umana chiedendo ai presenti fazzoletti di carta.
(Ca. Cer.)