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IL PD HA PARTORITO: PRIMARIE UMBRIA A 3, CON LA MARINI (BERSANI) ANCHE AGOSTINI E BOCCI (FRANCESCHINI). E C’E’ CHI INTRAVEDE IL PARLAMENTO: MASSARELLI CONTRO BENEDETTI, OVVERO TERNI CONTRO SPOLETO-VALNERINA? IL RUOLO DI PERUGIA, FOLIGNO E CAST

di Carlo Ceraso

L’elefante ha partorito il topolino. Dopo l’ennesima giornata all’insegna delle divisioni, pardon, dei mancati accordi il Partito Democratico ha deciso anche per l’Umbria. Si va alle Primarie (il 7 febbraio) con, udite, udite, ben 3 candidati. Se i giochi, appena questa mattina, sembravano finiti per uno scontro a due (Katiuscia Marini per la mozione Bersani, Mauro Agostini per la Franceschini), a rianimare il già molto acceso dibattito ci ha pensato Gianpiero Bocci che, a sorpresa, si è candidato per le Primarie, spaccando così il fronte della Franceschini. Facendo gridare allo scandalo, al tradimento, gli agostiniani (non i frati).

La notizia, per la verità, era trapelata da Roma già nella giornata di ieri. Ed in qualche modo era stata confermata da un certo pressing che aveva subìto Agostini, al quale una parte dei propri sostenitori aveva cominciato da qualche ora a chiedere di fare un passo indietro. Ma il senatore è rimasto sempre determinato ad andare avanti, visto che, nella prima fase, aveva ricevuto il sostegno dei bocciani. Nel corso della convulsa segreteria di oggi non mancavano i sostenitori della mozione Marino che però, alla fine, hanno optato per non presentare nessuno candidato (non è dato sapere quale dei 3 candidati sosterranno).

Dunque alle 19, ad un’ora esatta dalla scadenza imposta da Bersani, erano ancora 3 i nomi in lizza.

Catiuscia Marini, 43 anni, già sindaco di Todi ed europarlamentare, che può contare anche sull’appoggio della Lorenzetti; Mauro Agostini, 58 anni, di Narni (Tr), già tesoriere del Pd e senatore in carica (è al suo terzo mandato); Gianpiero Bocci, 47 anni, di Cerreto di Spoleto, già assessore regionale all’agricoltura e segretario regionale della Margherita, onorevole in carica (al suo secondo mandato).

Stessa situazione alle 20.10, quando la tensione è tornata alta. Mentre da Roma, quelli della segreteria nazionale attendevano con ansia risposte per tirar giù uno straccio di comunicato stampa da girare ai telegiornali. “Ce la facciamo per i Tg di mezzanotte?” avrebbero chiesto dalla Capitale al malcapitato segretario Bottini. Pochi minuti dopo la decsione è stata presa: correranno in 3.

Il piddì dunque rischia di uscire con le ossa rotte dalla consultazione popolare che si terrà praticamente fra 8 giorni esatti. Specie l’area dei franceschiniani. Ma non solo. In gioco, infatti, potrebbero venir fuori altri aspetti, per così dire geo-politici, ai quali, anche gli addetti ai lavori, sembrano non aver dato peso in questa fase pre-primarie. La candidatura di Mauro Agostini e Gianpiero Bocci, qualora vincente alle Primarie, e poi al voto per le Regionali, lascerebbe un posto vacante in Parlamento. Per il Senato, la prima dei non eletti è la ternana Donatella Massarelli (dopo che Francesco Ferrante ha già sostituito sullo scranno di Palazzo Madama Leopoldo Di Girolamo, eletto sindaco della città delle fere). Alla Camera quello di Bocci andrebbe ad una sua conterranea, Agnese Benedetti.

Inutile dire che le due aspiranti parlamentari potrebbero giocare un ruolo non secondario nella campagna elettorale di breve e medio termine, sicuramente un ruolo molto attivo per i loro ‘beniamini’. Ci sono poi da considerare i risvolti territoriali, che non sono di poco conto. Terni potrebbe vedere un suo ‘figlio’ sulla sedia più alta di Palazzo Cesaroni. Come pure la Valnerina e Spoleto dove Bocci può contare sull’appoggio del proprio pupillo, il sindaco Daniele Benedetti e, più recentemente, sembra anche sul consigliere regionale Giancarlo Cintioli. Non più sull'ex primo cittadino Massimo Brunini, che ieri, in Assemblea, ha sosteuto la candidatura di Agostini, volgendo così le spalle al 'patto' che da anni aveva siglato con Bocci.

Diverse le segreterie cittadine rimaste spiazzate dalla terna dei candidati, specie quelle che chiedevano con forza un punto di incontro su una sola candidatura condivisa. Con ogni probabilità convocheranno le rispettive segreterie cittadine per decidere quali dei 3 candidati sostenere. Un ruolo chiave, per il centrosinistra, lo giocheranno anche le aree di Foligno, Orvieto, Città di Castello, la zona del Lago e, immancabilmente, il perugino che, in caso di vittoria del centrosinistra, si ritroverà a far di conto, dopo il decennio folignate della Lorenzetti, con un nuovo “straniero”. Mentre il Pdl ha già scelto di puntare sulla perugina Fiammetta Modena.