Perugia

Il patrimonio da rigenerare, il paradosso del moderno e i numeri degli architetti a Perugia

L’Italia ospita il 18% degli architetti europei, ma tra un immenso patrimonio storico da restaurare e la fatica di dare spazio al moderno, la categoria stenta a essere valorizzata. I dati della Mappatura di Perugia svelano la realtà locale: la spina dorsale dei 40enni, la piaga del precariato e un quinto dei talenti costretto a lavorare fuori regione.


L’Italia possiede oltre 12 milioni di edifici residenziali. Più del 70% di questo patrimonio è stato costruito prima del 1980, vale a dire prima dell’entrata in vigore delle normative sismiche ed energetiche moderne. Oltre 2,1 milioni di fabbricati versano in uno stato di conservazione mediocre o pessimo.


Nei soli centri storici italiani si concentrano più di 4,5 milioni di immobili, una quota enorme dei quali è sottoposta alle tutele del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.Lgs. 42/2004). Su questo perimetro vincolato la legge stabilisce una riserva di competenza chiara: gli interventi di restauro, risanamento conservativo e riqualificazione sui beni tutelati spettano in via esclusiva alla figura dell’architetto.


Eppure, nel Paese considerato la culla mondiale dell’architettura, la professione vive un corto circuito profondo.


Per fare luce su questo ed altre problematiche del mondo delle professioni tecniche, un gruppo di architetti liberi professionisti aderenti al collettivo “Cantiere Architettura Umbria” ha lanciato la Mappatura della Professione: un’indagine conoscitiva indipendente, basata su un questionario rigorosamente anonimo, pensata per raccogliere dati statistici certi su chi lavora, dove lavora e con quali ostacoli.

Gli architetti della Provincia di Perugia possono ancora partecipare alla mappatura, ma questo articolo riporta i primi interessanti dati emersi su “chi sono”.


Il paese della storia e la fatica del linguaggio contemporaneo

L’Italia ospita oltre 150.000 architetti, circa il 18% del totale europeo: un professionista ogni quattrocento abitanti, contro la media comunitaria di uno ogni millecinquecento.


Le università sfornano ogni anno cinquemila laureati in Architettura, ma il rapporto AlmaLaurea registra retribuzioni tra le più basse dell’area tecnica a cinque anni dal titolo.


Il problema non è soltanto quantitativo, è culturale. L’Italia protegge e conserva il proprio passato monumentale, ma fatica a dare spazio all’architettura contemporanea. Muri burocratici, vincolismo paralizzante e diffidenza verso le nuove forme espressive trasformano la progettazione del moderno in una corsa a ostacoli. La frustrazione delle retribuzioni, il fenomeno delle finte partite iva e di non poter sperimentare linguaggi d’avanguardia spinge molti giovani talenti a cercare all’estero — da Londra a Rotterdam, fino al Medio Oriente — mercati disposti a investire sul nuovo anziché limitarsi a gestire il passato.


Come si riflette questa complessa realtà nazionale nella provincia di Perugia? I primi risultati della Mappatura della Professione offrono una misurazione diretta del territorio.

La spina dorsale dei quarantenni e la contrazione dei giovani

I dati demografici della provincia di Perugia smentiscono la rappresentazione di un settore in mano agli Over 65 o popolato da neolaureati.


Il 58,1% degli iscritti risponde di avere tra i 35 e i 50 anni. È la generazione che sostiene il carico operativo degli studi, gestisce i cantieri e affronta i costi della professione.


Gli Under 35 rappresentano il 12,9% del totale. Questa percentuale riflette sia la crisi d’attrattività degli albi sia il calo delle immatricolazioni alle facoltà d’architettura registrato nell’ultimo decennio negli atenei italiani. Molti neolaureati rinviano l’iscrizione all’Albo o preferiscono spostarsi verso ambiti disciplinari contigui come la grafica, il design di prodotto o l’estero.


Completano il quadro i professionisti della fascia 51–65 anni (14,5%) e gli Over 65 ancora in attività (14,5%).

Titolari di studio e la fascia delle Partite IVA monocommittente

A livello nazionale domina la frammentazione degli studi individuali. Perugia conferma questa tendenza: il 56,5% degli iscritti è titolare o socio di uno studio professionale. Più di un architetto su due assume direttamente il rischio economico, le spese per le licenze software, l’affitto e gli adempimenti fiscali.

A questa platea si affianca la fascia dei collaboratori: il 22,6% lavora come collaboratore continuativo di studio o freelance a Partita IVA. Nella maggioranza dei casi si tratta di figure che garantiscono continuità lavorativa presso un unico committente, prive delle tutele del lavoro subordinato.


I dipendenti pubblici operanti in Comuni, Regione, Soprintendenza e USR rappresentano il 16,1%, mentre la quota residua comprende dipendenti privati, docenti e ricercatori.

La fuga dei talenti: quasi un architetto su quattro opera fuori regione

L’Umbria vive anche una forma di migrazione professionale a medio raggio.

I dati territoriali della Mappatura indicano che il 22,6% degli architetti iscritti all’Albo di Perugia lavora prevalentemente fuori provincia o fuori regione. Quasi un professionista su quattro mantiene l’iscrizione all’Ordine d’origine ma trova commesse ed esercita la professione a Roma, in Toscana o nelle regioni del Nord, dove l’attività edilizia e la domanda privata offrono maggiori margini di sostentamento.

In ambito provinciale, l’attività si distribuisce in modo equivalente tra i due poli principali: Perugia Capoluogo e Hinterland assorbono il 32,3% degli studi, e la macro-area Folignate – Spoletino – Valnerina copre il medesimo 32,3%. Le restanti quote si dividono tra Altotevere, Trasimeno e fascia appenninica.


Il patrimonio edilizio storico umbro e i centri storici della provincia richiedono competenze specialistiche elevate, ma il mercato locale stenta a trattenere le energie più giovani.


L’identità anagrafica e geografica è soltanto il primo livello di questo racconto. Dietro i numeri sull’età e sugli spostamenti c’è un’economia quotidiana fatta di parcelle contese, investimenti tecnologici obbligati e un rapporto spesso logorante con la macchina pubblica.


La raccolta delle risposte resterà attiva fino alla fine del mese. Nei primissimi giorni di settembre, a chiusura definitiva della consultazione, diffonderemo e depositeremo ufficialmente presso la Segreteria dell’Ordine il Report Integrale, un documento completo di grafici, analisi territoriali e proposte concrete, aperto e consultabile da tutta la comunità degli architetti.