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Il mito della Vespa Piaggio rivive grazie al Motoclub San Gemini

Si sta tenendo in questi giorni, presso il “Moto Club San Gemini”, l’esposizione di uno dei motocicli più amati e più rappresentativo del nosto ‘Bel Paese’: la ‘Vespa’Il . Fino al 12 ottobre si avrà l’opportunità di ammirare veri e propri ‘pezzi pregiati’  del mitico motociclo.

Ben 33 ‘pezzi’ sono esposti, di cui 31 Vespe, un sidecar ed un’ “Ape”. Si parte dalla ‘chicca’ della mostra, la Vespa  98 cm³ del 1947, primo modello assoluto della Piaggio, che oltre a rappresentere il punto di origine della fortunata serie di motocicli, per i collezionisti viene altamente quotata in termini di valore economico, fino ad arrivare alla Vespa Primavera Et3 del 1976. Nel ‘mezzo’ si può ammirare tutta la storia della produzione Piaggio: tra di loro non si può non nominare la Vespa U (utilitaria), il motociclo brevettato per  venire incontro alle famiglie che non si potevano permettere di acquistare l’altra più nota Vespa, e che oggi è una della Vespe più ricercate e più apprezzate dagli intenditori.

Tra i ‘ pezzi pregiati’ anche la Vespa cosidetta ‘a struzzo’, par la forma dei suoi fanali, la Vespa Gs del ’55, prima serie con gli esterni, la famosa Vespa del ’51  ( quella del film “Vacanze Romane”). Per passare poi alla serie della Vespa a Bacchetta, la serie di Vespe anni 60′, la Gran Turismo, la ’90 Ss, la Rally 180 e la Rally 200. Tra i pezzi più suggestivi da annotare la Vespa con cui il Dott. Violati Fabrizio (fondatore del museo Marannello Rosso, e tra i più grandi collezionisti di Ferrari) amava gareggiare negli anni ’50 al centro Italia. Il resto starà a voi scoprirlo!

La mostra sta già avendo un notevole successo -sottolinea Paolo Venturi, Presidente Moto Club San Gemini-, sono tantissimi i visitatori che ci vengono a trovare in questi giorni,  e che stanno apprezzando moltissimo i nostri pezzi esposti”.

La mostra è aperta nei giorni pre-festivi dalle ore 18.00 alle ore 24.00, il sabato e la domenica anche di mattina, dalle 10.00 alle ore 12.00.

Le foto sono di Paolo Ciucci ©