Dal Tribunale di Terni a Orvieto, passando – come sempre di questi tempi – da Palazzo Spada. Sono le tappe della nuova partita sul futuro della Ternana, a pochi giorni dalla nuova asta, fissata dai curatori per il 22 maggio, per acquistare il ramo sportivo d’azienda e salvare, con esso, la Serie C.
Bandecchi ha già pronosticato che andrà deserta, come la prima. E considerando il ruolo avuto dal sindaco ed ex patron anche nella precedente operazione, poi saltata, è pacifico pensare che Bandecchi sia persona più che informata.
Tanto da lasciarsi andare all’ennesima provocazione social. “Ho fondato la Ternana Bandecchi 1925. Sarà una storia bella”, ha scritto nella tarda serata di venerdì. E tanto è bastato per scatenare il centrosinistra. Che al di là della personalizzazione del marchio di quella che non molto tempo fa era la Ternana Unicusano, torna a far valere il conflitto di interessi del primo cittadino, in quanto tale “padrone di casa” del Liberati.
Per ora le trattative si svolgono qualche chilometro più in là, ad Orvieto. Dove è stata prospettata una fusione tra i rossoverdi e la squadra della seconda città della provincia, in Serie D. In questo caso è l’articolo 20 del Noif che investe il sindaco di una città esclusa dal calcio professionistico per tentare una ripartenza dal gradino più alto dei dilettanti.
Dalla vetrina di Orvieto Sport, la sindaca Roberta Tardani parla della vicenda. Non chiudendo le porte ai cugini di Terni, ma chiedendo rispetto per la squadra locale e per il suo valore sociale. “Ho seguito come voi le notizie degli ultimi giorni sugli incroci tra i destini della Ternana e dell’Orvietana, ho ricevuto chiamate e sollecitazioni – ha scritto la sindaca – ma ho evitato di commentare gossip e indiscrezioni incontrollate. Perché a volte è meglio rimanere in silenzio piuttosto che parlare e scrivere a sproposito, come purtroppo ho sentito fare in queste ore da chi in maniera ipocrita si scopre “tifoso” solo per convenienza e per montare polemiche politiche”.
Aggiungendo: “Comprendo le preoccupazioni che sono anche le nostre. Non entro nel merito, ma conosco il presidente Biagioli e so l’amore e la passione che nutre per il calcio e per l’Orvietana, conosco i sacrifici che ha fatto in questi 22 anni e so anche quante volte si è sentito solo e deluso e ha pubblicamente chiesto supporto e sostegno. Mi auguro che il presidente e i suoi soci sapranno prendere la decisione più responsabile che sappia onorare 116 anni anni di storia ma soprattutto tutelare il vero patrimonio della società, il più grande: le centinaia di ragazzi e bambini che ogni giorno indossano la maglia biancorossa e gli scarpini per rincorrere un pallone. Il futuro di una città prima che di una squadra. Su questo fronte l’impegno dell’amministrazione sarà totale. Perché più dei risultati e delle categorie quello che ci sta a cuore è la funzione sociale che il calcio e questa società hanno svolto in tutti questi anni, il motivo per cui come amministrazione abbiamo investito e continueremo a investire sullo sport, tutto lo sport, come strumento educativo, di aggregazione, di crescita e di appartenenza a una comunità”.
“L’Orvietana – conclude Tardani – non è soltanto una squadra di calcio e non può scomparire. È un pezzo della storia della città e proprio per questo merita rispetto, serietà e scelte responsabili”.