Città di Castello

Il Cammino di San Romualdo in altotevere, nell’Umbria della polemica sui sentieri

Non c’è dubbio sul fatto che il tema dei sentieri sia l’argomento della settimana in Umbria, da qualsiasi parte lo si prenda. È di oggi infatti la presentazione in Consiglio regionale di un’interrogazione nella sessione di Question Time da parte dei consiglieri Manuela Puletti, Marco Castellari e Valerio Mancini della Lega, all’assessore Paola Agabiti, focalizzandosi sulla valorizzazione del “Cammino di San Romualdo” come cammino religioso di pertinenza anche dell’Umbria. Puletti, in particolare, ha evidenziato l’esistenza di un fondo ministeriale dedicato ai cammini religiosi, la cui dotazione è stata recentemente incrementata, raggiungendo un totale di quindici milioni di euro per il triennio 2024-2026.

L’assessore Michele Fioroni ha risposto evidenziando l’importanza data dalla Regione al turismo lento e ai Cammini. Ha annunciato un progetto presentato alla Bit di Milano e la volontà di censire e valorizzare i Cammini in vista del Giubileo 2025, riconoscendo il carattere interregionale del Cammino di San Romualdo e la necessità di un coordinamento con le Regioni interessate.

San Romualdo e il suo cammino

La “Viae Sancti Romualdi”, che attraversa l’Appennino estendendosi per circa 500 chilometri, è stata inserita nel Catalogo nazionale dei Cammini religiosi, con Decreto Direttoriale del 21 luglio 2023. Un percorso che celebra la vita di San Romualdo, figura chiave nella cristianità, e tocca luoghi significativi in Umbria come l’Abbazia di Montecorona.

Il santo, fondatore dell’Ordine dei Camaldolesi, era nato a Ravenna e concluse la sua vita terrena a Fabriano, dove oggi riposano le sue spoglie. La sua vita, contrassegnata da una profonda ricerca spirituale e dalla fondazione di numerosi eremi, è fonte di ispirazione per il cammino che porta il suo nome. La “Viae Sancti Romualdi” non è solo un percorso fisico, ma anche un viaggio nell’eredità spirituale di questo santo.

Descrizione delle Tappe in Umbria

  1. Tappa Monterchi – Monte S. Maria: Questo segmento del cammino offre un incantevole viaggio attraverso paesaggi collinari, con fermate significative come la Chiesa di San Michele Arcangelo e il Castello di Lippiano. Il tragitto culmina nel pittoresco borgo di Monte Santa Maria Tiberina, un luogo che incarna la tranquillità e la storia della regione.
  2. Tappa Città di Castello – Montone: Collegando due centri storici rilevanti, questo percorso immerge il pellegrino in un ambiente che unisce natura e storia, offrendo un’esperienza unica tra antiche architetture e paesaggi naturali.
  3. Tappa Montone – Montecorona: Caratterizzata dal fascino dell’antico borgo di Montone, questa tappa conduce fino all’omonima abbazia, fondata
  4. Tappa Montecorona – Cima San Benedetto – Serra di Burano: Un tratto più intenso e immerso nella natura, dove i pellegrini e gli appassionati di trekking possono godere di panorami mozzafiato e momenti di quiete spirituale.
Mappa presa dal sito ViaeSanctiRomualdi.it

Importanza del Cammino per l’Umbria

Il Cammino di San Romualdo, con le sue tappe in Umbria, può rappresentare una nuova offerta di quel turismo lento che la contraddistingue, aggiungendosi ai per il turismo lento e sostenibile della regione. Nello specifico, l’Umbria è attraversata da ben undici ‘Cammini Religiosi’ percorribili prevalentemente a pied, degli oltre 60 in tutta Italia, chiamati a far da sfondo alla storia millenaria dei grandi Santi della cristianità come Francesco e Chiara d’Assisi, Rita da Cascia, Benedetto da Norcia: figure di assoluto rilievo universalmente riconosciute per la loro opera di evangelizzazione che ha lasciato segni profondi nella cultura e nella società italiana ed europea.

La questione sentieri

Ma proprio recentemente, l’Umbria si è trovata al centro di un acceso dibattito a seguito dell’introduzione della cosiddetta “normativa Puletti”, che regola il transito nei sentieri con mezzi a motore. Questa legislazione ha suscitato diverse reazioni, in particolare tra le comunità di escursionisti, ciclisti e associazioni ambientaliste. La preoccupazione principale riguarda l’incolumità dei frequentatori dei sentieri e la salvaguardia dell’integrità ambientale di queste aree, spesso fragili e di grande valore naturale. Dall’altra i sostenitori della normativa, tra cui alcuni gruppi di cacciatori, argomentano a favore dell’accessibilità e dello sviluppo turistico. La tensione tra questi due fronti è emersa chiaramente in diverse manifestazioni e incontri pubblici.