Il bacio gay non è reato, dare del fascista sì: "Le nostre proteste non possono essere censurate" - Tuttoggi

Il bacio gay non è reato, dare del fascista sì: “Le nostre proteste non possono essere censurate”

Redazione

Il bacio gay non è reato, dare del fascista sì: “Le nostre proteste non possono essere censurate”

La nota del Comitato "No Pillon" | E da Terni a Perugia, il senatore leghista torna nel mirino
Dom, 02/12/2018 - 13:06

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Il comitato “No Pillon” di Perugia esprime solidarietà alle due donne condannate in primo grado, pochi giorni fa, dal Tribunale penale di Perugia per aver partecipato, nel 2014, ad una protesta contro le “sentinelle in piedi”, movimento cattolico che si batte per la tutela della famiglia naturale fondata sull’unione tra uomo e donna. Il tribunale, infatti, ha assolto i manifestanti per i baci gay (“baci concupiscenti”, si leggeva nell’accusa), ma ha condannato in primo grado le donne per aver dato del “fascista” ad alcuni esponenti delle forze dell’ordine che svolgevano servizio d’ordine alla manifestazione.

Bacio gay contro le sentinelle in piedi


Le sentinelle in piedi nascono in Italia nel 2013 per affermare che l’unica famiglia è quella indissolubile, fondata sull’unione tra uomo e donna. “Concetto – attacca il movimento ‘No Pillon’- che ha ispirato la stesura del decreto degge n. 735, meglio conosciuto come Ddl Pillon“.
Il Comitato “No Pillon” intende “esprimere tutta la nostra solidarietà e vicinanza alle amiche che sono state condannate perché con loro e con tutte le persone presenti quel giorno in Piazza della Repubblica condividiamo gli obiettivi che erano alla base della protesta del 2014 e che ancora oggi identificano le nostre lotte: libertà di idee e di espressione e contrasto ad ogni forma di discriminazione, razzismo e omofobia. Le nostre proteste non possono essere censurate né tanto meno sottoposte ad azioni giudiziarie, dobbiamo far (ri)vivere la democrazia e difendere la libertà di pensiero sancita dalla Costituzione, per questo chiediamo a tutte le forze democratiche di questa città di tenere alta l’attenzione su ogni episodio che rimette in discussione questi principi e valori“.
Proprio Pillon era finito, suo malgrado, nell’occhio del ciclone, a seguito di un post Facebook del consigliere comunale di Terni Devid Maggiora. Nella foto pubblicata sul social, che lo ritraeva insieme al senatore Pillon ed al sindaco di Terni Leonardo Latini, Maggiora commentava: “Tre omofobi a Terni“. Post che ha creato subito polemiche (ma anche commenti di incitazione ai tre esponenti leghisti) e che è stato poi rimosso dagli amministratori di Facebook “per non avere rispettato” gli standard della community. “Spiace non abbiano capito l’auto-ironia” ha poi commentato lo stesso Maggiora, spiegando come quel post fosse appunto una risposta ironica ai tanti attacchi ed insulti a cui viene continuamente sottoposto il senatore Pillon, specialmente dopo aver presentato il disegno di legge sull’affido. Spiegazione che però non ha convinto il movimento Lgbti, con Stefano Bucaioni (Omphalos) che ha commentato: “Vergognatevi”.
Ed anche sul fronte politico, Pillon sembra essere il bersaglio contro il quale il centrosinistra sta concentrando i suoi attacchi per cercare di contrastare il cammino del sindaco Romizi verso la riconferma.

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