Igienista Triassi: "Focoloaio epatite A punta iceberg" - Tuttoggi.info

Igienista Triassi: “Focoloaio epatite A punta iceberg”

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Igienista Triassi: “Focoloaio epatite A punta iceberg”

Ven, 20/03/2026 - 17:03

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(Adnkronos) – “I casi di epatite A registrati a Napoli e provincia risalgono al periodo subito successivo a Natale e sarebbero inizialmente collegati al consumo di frutti di mare crudi provenienti dall’estero, poi il contagio è diventato interumano. L’infezione è spesso asintomatica, per questo i casi finora osservati potrebbero rappresentare solo la punta dell’iceberg”. A dirlo è Maria Triassi, professore di Igiene dell’Univesrità degli Studi Federico II di Napoli e dell’Irccs San Raffale di Roma che con l’Adnkronos Salute fa il punto sulle 133 infezioni segnalate nell’area. “La maggior parte dei pazienti riferisce di aver consumato frutti di mare crudi. In alcuni casi sono stati indicati anche frutti di bosco, come ribes importati, che potrebbero essere stati irrigati con acqua non adeguatamente pulita – sottolinea l’esperta – . Tuttavia, individuare con precisione il momento del contagio non è semplice: l’epatite A ha infatti un periodo di incubazione molto variabile tra 15 e 50 giorni”. 

Secondo Triassi, dopo una prima fase legata agli alimenti, il virus si sarebbe diffuso anche attraverso il contagio da persona a persona. “Oltre alla fonte alimentare iniziale, si è verificata una trasmissione interumana – evidenzia – . Per questo è fondamentale rafforzare le misure di prevenzione. È positiva l’ordinanza del Comune di Napoli che vieta vendita e consumo di frutti di mare crudi – aggiunge Triassi – Ma è altrettanto importante curare l’igiene delle mani, lavare accuratamente le verdure e evitare contaminazioni tra cibi crudi e cotti”. Per i pazienti, nella maggior parte dei casi, “sono sufficienti terapia, riposo, idratazione e monitoraggio clinico. Solo raramente l’epatite A può evolvere in forme gravi, come l’atrofia gialla acuta del fegato, nota come l’epatite fulminante” precisa. 

Tra le raccomandazioni, anche la “vaccinazione per chi lavora nella ristorazione e manipola alimenti, insieme all’esclusione temporanea dal lavoro per gli operatori con sintomi febbrili. Chi presenta febbre o malessere non deve manipolare cibi, in particolare pesce crudo, ed è essenziale l’uso di guanti monouso” conclude.  


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