I timori dei cacciatori sul Piano Nazionale Ripristino Natura redatto da Ispra - Tuttoggi.info

I timori dei cacciatori sul Piano Nazionale Ripristino Natura redatto da Ispra

Redazione

I timori dei cacciatori sul Piano Nazionale Ripristino Natura redatto da Ispra

Mer, 15/04/2026 - 21:19

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La bozza è stata redatta da Ispra e già questo preoccupa i cacciatori. Se poi nell’elaborazione della proposta per il Piano Nazionale per il Ripristino della Natura le associazioni venatorie (come gli altri portatori di interessi) non sono state neanche ascoltate, si comprendono i timori che arrivano dal mondo della caccia, cosa tra l’altro espressamente prevista nel Regolamento EU 2024/1991 al comma 20 dell’art. 14.

Tanto che la Cabina di regia delle associazioni venatorie (Federcaccia, Associazione Nazionale Libera Caccia, Enalcaccia, Arcicaccia, AnuuMigratoristi, Italcaccia e Comitato Nazionale Caccia e Natura) ha scritto ai ministri dell’Ambiente (Pichetto Fratin) e dell’Agricoltura (Lollobrigida) per chiedere l’attivazione di un piano di confronto tra i vari portatori di interessi.

I cacciatori sono preoccupati, in particolare, delle scelte dei redattori del Piano nel prevedere interventi di ripristino esclusivamente nelle aree protette, in quanto in questo modo si escludono molte aree nazionali che invece avrebbero maggiore urgenza di interventi di ripristino, come per esempio le aree agricole.

Nelle recenti comunicazioni a convegni di settore l’Ispra ha inoltre reso noto che si è orientata principalmente a mettere a sistema (pooling) i progetti di ripristino in corso e già finanziati, contabilizzandoli per costruire il Piano Nazionale di Ripristino. “Un approccio – scrive la Cabina – che anche in questo caso non condividiamo, poiché particolarmente riduttivo, rispetto alle aspettative del Regolamento europeo, e che soprattutto esclude interventi di ripristino in gran parte del territorio nazionale, dove invece c’è maggior bisogno”.

Un’ulteriore criticità evidenziata è rappresentata anche dalla legge di delegazione europea 2024 (13 giugno 2025, n. 91), in quanto all’art. 18, comma 4, prevede che dall’attuazione del Regolamento di ripristino della natura non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

“A nostro avviso – scrivono le associazioni venatorie – tale limite non soltanto rischia di vanificare gli obiettivi di ripristino, ma si pone in netto contrasto con i considerando 73, 74, 78 e 81 del Regolamento stesso, che richiedono invece forme di investimento specifiche da parte degli Stati membri. A tal riguardo si fa presente che il mondo venatorio può essere di sostegno al riguardo in quanto gli Ambiti Territoriali di Caccia e i Comprensori Alpini (ATC e CA) già oggi svolgono interventi di miglioramento ambientale con propri fondi ai sensi dell’art. 10 della L. 157/92 e, opportunamente coinvolti e indirizzati, possono contribuire anche agli obiettivi richiesti dal Regolamento EU”.

L’attività venatoria, inoltre, può assolvere anche una funzione regolatoria degli equilibri di determinate specie di fauna selvatica problematica, indispensabile per la tutela delle produzioni agricole. Può inoltre sostenere l’economia delle comunità locali anche attraverso i proventi derivati dalla caccia e dalla cinofilia venatoria, può contribuire alla raccolta di dati scientifici e di monitoraggio utili alla rendicontazione del Piano stesso, etc.

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