L’ennesima violazione della fragile tregua in Medio Oriente ha portato ad una nuova chiusura dello Stretto di Hormuz. Un drammatico tira e molla che probabilmente è destinato a continuare, mantenendo l’incertezza sulle forniture e sui prezzi dei carburanti. Che tra l’altro, anche in caso di un reale e duraturo cessate il fuoco, impiegherebbero mesi per ricevere lo stesso livello di approvvigionamenti dal Golfo Persico antecedente l’attacco all’Iran.
Oltre ad avere gravi e prolungate ripercussioni sull’economia e sui bilanci delle famiglie, tutto questo genera incertezza anche sui voli, a poche settimane dall’avvio della stagione estiva. Perché il cherosene, il jet fuel, inizia a scarseggiare.
I principali hub italiani, gli aeroporti di Fiumicino e Malpensa, non sono finora andati incontro a ristrettezze, come invece avvenuto per alcuni scali minori. Ma tutti gli aeroporti italiani sono maggiormente esposti rispetto a quelli del Nord Europa, che ricevono le petroliere dall’Atlantico e non dal Mediterraneo attraverso il Canale di Suez.
La vulnerabilità dei singoli aeroporti, poi, dipende da diversi fattori. Sui quali, tra l’altro, le società che gestiscono gli scali possono ben poco, come ha spiegato anche Antonello Marcucci, presidente di Sase, la società che gestisce l’aeroporto internazionale dell’Umbria.
Lo scalo umbro, finora, non ha avuto limitazioni. Né è toccato da quei voli che Ryanair ha annunciato di voler cancellare a causa della mancanza di carburante. Rotte tagliate perché meno redditizie (o addirittura in perdita), a differenza di quelle offerte in Umbria dalla compagnia irlandese, che gestite il 72% dei voli da e per il “San Francesco di Assisi”.
Tuttavia, il fatto che i voli dall’Umbria siano verso destinazioni a corto raggio, se nell’immediato mettano al riparo i voli dalle carenze di carburante, in prospettiva possono essere più a rischio. Perché nella priorità dei voli da assicurare sono privilegiati i collegamenti verso località raggiungibile solo via aria ed i voli transatlantici. Così come a rischio, in caso di ristrettezza, sono i charter non essenziali e i voli privati, che in Umbria iniziavano ad aver un buon successo.
Insomma, la ristrettezza di carburante – si parla, in generale per l’Europa, di disponibilità fino alla prima, seconda settimana di maggio – può creare problemi anche per chi vola dal “San Francesco di Assisi”.
Nel complesso, si stima per i voli da e per tutti gli scali italiani, un possibile taglio dei voli compreso tra il 5 e il 10%. Che è indicativamente la quota di rischio indicata da Ryanair tra maggio e luglio. Anche se, proprio l’indeterminatezza della situazione internazionale, rende difficili le previsioni.
Wizz Air ha annunciato di avere a disposizione coperture minori di carburante.
C’è poi un altro tema, quello del prezzo. Non solo per gli aumenti dei costi dei voli prenotati dopo la guerra, ma anche per le richieste si sovrapprezzo che alcune compagnie stanno inviando a chi ha già acquistato un biglietto. Come nel caso della compagnia low-cost Volotea, che ha chiesto un’integrazione tra 7 e 9 euro per ogni biglietto acquistato. Giustificandola con l’applicazione del “fuel adjustment factor”, il meccanismo di adeguamento del prezzo del carburante applicato, come indicato nei contratti di acquisto. Altre compagnie, invece, applicano il sistema del “fuel surcharge”, ossia il sovrapprezzo del arburante fisso. Si tratta di sistemi che, se indicati correttamente nel contratto di acquisto del biglietto, sono legittimi da parte delle compagnie aeree, sulla base del Regolamento CE 1008/2008.
E il rimborso, in caso di recesso da parte del viaggiatore, viene riconosciuto solo qualora siano state violate dalla compagnia le norme sulla trasparenza.
Non sempre, poi, le assicurazioni mettono al riparo dalle cancellazioni dei voli per cause eccezionali. Sono però molto utili nel caso in cui, a causa del mancato volo, salti tutto il pacchetto-vacanza acquistato.
Quali, dunque, le possibili strategie per salvare le proprie vacanze? Chi ha già acquistato un biglietto aereo ha speso certamente di meno, ma non è certo che possa partire.
Chi acquista ora paga prezzi superiori, ai quali deve aggiungere una buona polizza assicurativa. Ma questo salva la spesa, non la vacanza.
Scegliere una tariffa flessibile, che consenta di cambiare il volo in caso di cancellazione, costa di più, ma offre sicuramente più opzioni per evitare di essere costretti a restare a casa la prossima estate.