Guerra e caro-prezzi, l'Umbria perderà 430 milioni

Guerra e caro-prezzi, l’Umbria perderà 430 milioni

Massimo Sbardella

Guerra e caro-prezzi, l’Umbria perderà 430 milioni

Ven, 13/05/2022 - 13:30

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L'indagine di Cna sull'impatto del conflitto in Ucraina e degli aumenti dei costi di energia e materie prime sul manifattuero umbro

Guerra in Ucraina, caro-prezzi e speculazioni faranno perdere dall’Umbria 430 milioni di valore aggiunto rispetto al Pil inizialmente stimato per il 2022. E’ quanto ha calcolato il Centro studi Sintesi, sulla base di un’indagine commissionata da Cna Umbria per valutare l’effettivo impatto sul manifatturiero regionale (che conta circa 8 mila imprese) del conflitto, dell’aumento dei prezzi di energia e materie prime e dell’incertezza dei mercati internazionali.

Elettricità, +302%

I costi per l’energia penalizzano tutte le imprese. Ma rischiano di mettere in ginocchio quelle cosiddette energivore. Nell’ultimo anno il prezzo medio dell’energia elettrica è aumentato del 302%. A febbraio 2020, prima del lockdown, il prezzo medio dell’energia elettrica era di 39 euro/mwh); a marzo 2022, con lo scoppio del conflitto in Ucraina, è schizzato a 248 euro/mvh.

Gas, prezzo quintuplicato

Il prezzo del gas nell’ultimo anno è addirittura quintuplicato, passando dai 19 euro/mvh del primo quadrimestre 2021 ai 101 euro/mvh del primo quadrimestre di quest’anno.

Nell’ipotesi in cui il prezzo del gas resti ai livelli attuali, sui bilanci delle imprese graverebbero maggiori costi per 500 milioni di euro alla fine del 2022.

I costi energetici per le imprese

In Umbria – rivela ancora lo studio – le imprese assorbono il 76% dei consumi elettrici. Nell’ipotesi in cui il prezzo dell’energia si mantenga ai prezzi attuali per tutto il 2022, le imprese si troverebbero a sostenere un maggior costo per 1,2 miliardi di euro. Ulteriore spesa che per circa 840 milioni ricadrebbe sulle imprese di produzione. Soprattutto sul manifatturiero (779 milioni). Quanto al terziario, a sostenere i maggiori costi sarebbero le imprese del commercio (+105 milioni), dei trasporti (+54), della ricezione (+53).

Le richieste degli imprenditori

In rappresentanza dei tre settori più colpiti parlano gli imprenditori presidenti delle federazioni Cna: Giampaolo Cicioni (Meccanica), Giuliano Martinelli (Alimentare), Emanuele Furia (Moda). Tutti e tre hanno lamentato la scarsa lungimiranza delle istituzioni nel favorire processi di riconversione energetica verso le rinnovabili, così da sganciare almeno in parte il sistema Paese dalle crisi internazionali. Chiedendo ora incentivi all’autoproduzione e all’efficientamento energetico, purché queste misure siano attivabili in tempi rapidissimi, vista l’urgenza della situazione.

L’ombra della speculazione

In alcuni casi, poi, alcuni aumenti sembrano più dovuti alla speculazione. Come per i prodotti legati al petrolio, con aumenti maggiori a quelli in cui il greggio era su quotazioni anche superiori. O sui prodotti per i quali si attinge a scorte acquistate ben prima del conflitto in Ucraina. Martinelli porta l’esempio dell’olio di girasole, il cui prezzo è subito triplicato all’indomani dello scoppio del conflitto. Prezzi che non possono essere ricaricati sui grandi committenti, per non perdere quote di mercato. E che comunque, alla fine, vengono subiti dalle piccole imprese e dal consumatore finale.

Agli aumenti, poi, si aggiunge la difficoltà di approvvigionamento di alcune materie prime e di componenti.

L’export

La guerra in Ucraina e l’embargo alla Russia priveranno le imprese umbre del manifatturiero di circa 135 milioni di euro (circa il 3% dell’export regionale). E’ il valore dell’export verso questi due paesi registrato nel 2021. A pagare sarebbero soprattutto il sistema della moda (che da solo vale il 57% delle esportazioni, soprattutto verso la Russia, per 76,8 milioni), dei macchinari (25,4 milioni) e dell’agroalimentare 18,7 milioni. La moda umbra, soprattutto, ha nel mercato russo circa l’11% della propria quota di export. Per l’agroalimentare vale il 3,4% dell’export complessivo.

Alla ricerca di nuovi mercati

Sempre i presidenti delle tre federazioni spiegano, ciascuno per il proprio comparto, le difficoltà di sostituire il mercato russo con altri. I russi facoltosi sono infatti attratti dal made in Italy e non badano a spese. Nella meccanica si prova a sondare il mercato cinese, che però presenta molte incognite. Per la moda si guarda agli Stati Uniti, al Nord Europa e al Giappone, che per chi realizza prodotti finiti.

L’allarme sui fondi per lo sviluppo dimezzati

Anche su questo fronte, come su quello energetico, Vestrelli ricorda che la Cna ha presentato alla Regione una serie di proposte, in particolare per il sostegno all’ingresso in altri mercati e agli investimenti.

Vestrelli lancia però l’allarme sui fondi destinati allo sviluppo e alla competitività che sono stati dimezzati dalla Regione, che ha dirottato 8 dei 16 milioni a disposizione al ripianamento delle maggiori spese in sanità, soprattutto a causa del Covid. Da qui l’appello perché vengano reperiti fondi per ripristinare la posta a disposizione su un’azione strategica, soprattutto alla luce delle dinamiche che stanno frenando la ripresa economica.

Soldi delle imprese
per pagare i conti della sanità

Nel frattempo, Vestrelli auspica che venga assicurato l’immediato scorrimento di tutte le graduatorie dei bandi destinati a sostenere gli investimenti delle imprese, “che altrimenti potrebbero non capire le scelte fatte dalla Regione”.

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