Dodici persone indagate (di cui 4 arrestate nel 2014), 23 società coinvolte in un presunto giro di fatture false, beni sequestrati per un valore di 30 milioni di euro, 1,2 miliardi di euro di presunte imposte evase: sono questi i numeri della maxi inchiesta partita da Spoleto e poi passata alla Procura di Varese per competenza territoriale che interessa il Gruppo Casti. Quello con a capo Gianfranco Castiglioni, patron – fino appunto al momento in cui è esplosa l’inchiesta – della Industrie metallurgiche Spoleto e Isotta Fraschini. Ora gli inquirenti hanno chiuso l’inchiesta, notificando l’avviso di conclusione delle indagini, ai sensi dell’articolo 415 bis del codice di procedura penale, a 12 persone.
All’epoca erano anche stati sequestrati beni per un valore di 30 milioni di euro, tra immobili, auto di lusso, natanti, quote sociali e conti correnti. Il fascicolo penale era però poi stato trasmesso, per competenza territoriale, alla Procura della Repubblica di Varese che ha a sua volta delegato il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza varesina per ulteriori indagini che hanno interessato tutta la holding e ben 23 differenti società operanti nel settore della minuteria metallica, costruzioni, fonderie, ma anche trasporti ed alberghiero.
Al termine delle indagini, complesse ed articolate, è stato individuato un presunto sodalizio criminale dedito, da anni, alla realizzazione di un complesso e multiforme sistema di frode fiscale in ambito nazionale, in tema di false fatturazioni infragruppo.
Secondo gli inquirenti, il sistema criminale in questione, che avrebbe visto a capo lo stesso Castiglioni, si sarebbe rivelato molto più esteso e pervasivo di quanto emerso inizialmente, con il coinvolgimento di nuove società, aventi sede nella provincia di Varese, Milano, Como, Padova, Perugia (Spoleto, nello specifico), Piacenza, Cuneo e di ulteriori soggetti, per le ipotesi di reato di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di varie fattispecie delittuose, tra cui bancarotta fraudolenta, emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.
La principale frode, secondo l’ipotesi accusatoria, consisteva nel porre in essere false operazioni infragruppo tra le società del Gruppo, in modo da permettere, ad alcune di esse, di ottenere milionari crediti Iva da chiedere a rimborso o da utilizzare in compensazione per il pagamento di oneri previdenziali ed altri tributi.
Ciò avveniva tramite l’emissione di Fatture per Operazioni Inesistenti (F.O.I.) che venivano, sostanzialmente, registrate solo dalla società ricevente, che così generava costi per abbattere il reddito e maturava crediti su IVA mai versata dall’emittente. Le indagini sono state fortemente ostacolate dalla mancanza di documentazione amministrativo-contabile obbligatoria, ai sensi della normativa fiscale e civilistica, andata distrutta – questo è emerso – nel crollo del tetto in amianto di un capannone industriale e successivamente smaltita come rifiuto speciale.
La chiave di volta per delineare, anche se solo per difetto, i contorni della frode perpetrata ai danni dello Stato italiano è stata l’esecuzione, da parte delle Fiamme Gialle varesine, di due perquisizioni: una presso la sede del centro informatico del “gruppo”, ubicato a Dongo (CO) e l’altra presso il domicilio di una delle segretarie del Castiglioni. La ricerca di prove presso il centro informatico del “Gruppo”, sito a Dongo (CO), ha fornito nuovi elementi volti a confermare le ipotesi accusatorie. All’interno della memoria di uno dei server utilizzati, è stato, infatti, scoperto il software denominato “Golden lake”, che era servito all’emissione delle F.O.I. e che ancora conteneva la copia informatica delle migliaia di fatture emesse.
Nella perquisizione eseguita presso l’abitazione della donna, invece, sono stati rinvenuti, sia su supporto cartaceo che in formato elettronico, numerosissimi report riportanti i conteggi complessivi delle fatturazioni infragruppo emesse nel corso di svariati anni, successivamente rivelatisi come prospetti indicanti quelle che sarebbero le false fatturazioni emesse proprio dalle società del Gruppo Casti.
A causa della distruzione di quasi tutta la documentazione contabile, gli elementi che hanno permesso la ricostruzione della complessiva movimentazione economico-finanziaria sono stati giocoforza individuati nelle oltre 10.000 fatture, estrapolate dal server sequestrato e confermate dai report sopra citati, emesse da società del Gruppo e da queste utilizzate per le illecite finalità.
Nei giorni scorsi, la Procura della Repubblica di Varese, ha concluso le indagini preliminari, emettendo gli avvisi di conclusione indagini, ai sensi dell’art. 415 bis c.p.p., a carico di 12 indagati. Nove persone avevano il ruolo di legali rappresentanti, amministratori o consiglieri di alcune delle società in questione, altre tre invece erano componenti del collegio sindacale.
GdF arresta imprenditore Varese e tre manager Spoleto / Maxievasione da 63 mln
Scandalo Gruppo Casti, i nomi degli arrestati e le accuse / Indagato CdA controllata