Non solo burocrazia, ritardi nei pagamenti dei contributi pubblici e costi di produzione in aumento. A pesare sull’agricoltura umbra, secondo Barbara Violati, titolare dell’azienda agricola e Cantina Violati di San Gemini, e Marco Zannoli, responsabile tecnico dell’azienda da 26 anni, ci sarebbe anche la fragilità di un sistema che negli ultimi anni non è riuscito a garantire risposte stabili alle imprese del territorio.
La difficoltà del comparto cerealicolo non è solo un punto di vista aziendale: anche Confagricoltura Umbria ha recentemente descritto un “quadro preoccupante” per la campagna del grano duro, con quotazioni scese sotto i 300 euro a tonnellata, un livello che non copre i costi di produzione; la Regione Umbria, dal canto suo, ha più volte segnalato ritardi nei pagamenti dei fondi europei legati a difficoltà del sistema informativo agricolo nazionale gestito da Agea.
Cantina Violati è una realtà che unisce vigneti, uliveti, cereali, cantina, degustazioni e accoglienza turistica. Rilanciata da Barbara Violati a partire dal 2015 su un’azienda storica di San Gemini, negli ultimi anni ha ricevuto riconoscimenti in rassegne nazionali dedicate al vino umbro.
Dall’azienda arriva ora una denuncia netta, affidata alle parole di Marco Zannoli: «Le aziende agricole umbre stanno vivendo una fase sempre più difficile. Non manca la voglia di lavorare, non manca la qualità dei prodotti, ma manca un sistema capace di tutelare davvero chi produce».
Zannoli ricostruisce quella che definisce una vicenda emblematica, secondo la sua ricostruzione diretta: «Negli ultimi anni sono nati e poi entrati in difficoltà due consorzi agrari, che erano al tempo stesso fornitori e acquirenti delle nostre produzioni cerealicole. Le loro crisi ci hanno privato dei prodotti che avevamo conferito e dei relativi pagamenti. Le spese sostenute per la produzione cerealicola, vitivinicola e olivicola, invece, sono rimaste tutte a nostro carico: materie prime, lavorazioni, costi aziendali. Alcune piccole aziende sono state risarcite, noi no».
Secondo quanto riferito da Barbara Violati, l’azienda attende ancora il pagamento del grano conferito per la campagna agricola 2024, per una cifra che la titolare definisce di rilevante entità. «Sono soldi che ci spettano – dichiara Violati – ma tutto tace. L’ultimo consorzio nato, il Consorzio Agrario dell’Umbria (Cau), sorto dopo la crisi del precedente Consorzio Agrario Terni-Rieti, risulterebbe oggi in una procedura di gestione della crisi. E al momento non ci sarebbe uno spiraglio concreto per recuperare quanto dovuto. Al contrario, Consorzi Agrari d’Italia, con cui il Cau ha avviato un percorso di adesione al progetto nazionale, sollecita il pagamento delle fatture per gli acquisti dell’ultimo anno».
Per Violati e Zannoli il nodo non è soltanto economico, ma di fiducia nel sistema: «Un’azienda agricola programma con mesi, spesso anni, di anticipo. Semina, raccoglie, conferisce, investe. Se il sistema non garantisce pagamenti, continuità e rappresentanza, l’imprenditore resta solo».
La richiesta dei due è una rapida inversione di tendenza: «Servirebbe una cordata di imprenditori agricoli capaci di coalizzarsi, per essere più forti e rappresentativi. Solo insieme si possono acquistare meglio le risorse, abbattere alcuni costi, presentarsi con più forza su mercati profilati e realmente interessati ai prodotti umbri».
Ma è proprio su questo fronte che i due titolari registrano più amarezza: «Il mondo agricolo umbro non sembra ancora pronto a cogliere questa occasione. Troppo spesso si ragiona da soli, ognuno nella propria azienda, mentre altrove il settore va nella direzione opposta: aggregazione, filiere organizzate, identità territoriale forte».
Da San Gemini arriva quindi un appello che va oltre il caso della singola azienda: «Noi continuiamo a lavorare per portare i sapori dell’Umbria e il nome di San Gemini in Italia e all’estero – concludono Violati e Zannoli – ma servono strumenti seri, tempi certi e una rappresentanza vera. Altrimenti chi produce qualità rischia di essere schiacciato proprio dal sistema che dovrebbe sostenerlo».