50 anni di festival in poco meno di tre ore. Un diario visivo, quello andato in scena al Teatro Nuovo, che ha emozionato il pubblico presente, rimasto ‘incollato’ al maxischermo a ripercorrere immagini e video di tempi che non sono poi così lontani, perchè ancora vivi nel cuore degli spoletini. Lo spettacolo si apre con una proiezione che mostra la brillante e geniale personalità, le ambizioni e l'inesauribile “insistenza” del Maestro Menotti, che nel corso della serata sarà definito il “Pigmalione della nostra città”, il “Patrono laico di Spoleto”.
Ma non sono solo le immagini a ripercorrere il cammino di questo Genio che ha fatto grande una piccola città. Ad accompagnarle ci sono tanti artisti spoletini, giovani e meno giovani, affermati o in attesa del successo che hanno risposto con entusiasmo all’appello dell’assessore Flamini di dedicare questo pomeriggio al fondatore del Festival dei Due Mondi. Alcuni di loro hanno avuto la grande occasone di lavorare con il Maestro, altri hanno contribuito oggi a suggellare l'essenza delle sue opere e del suo infinito contributo per la musica, l’opera, le arti visive, il teatro.
Il Festival ha permesso a molti giovani di avvicinarsi al mondo delle arti ed è proprio questa l'eredità più grande che il Maestro ha lasciato.
Grazie Maestro – A presentare l’evento c’è Maria Elena Vandone. “Grazie Maestro per averci fatto respirare l’arte” dice non senza emozione la bella attrice spoletina “grazie Maestro, anima immortale della nostra città”. Durante lo spettacolo si ripercorre la sua lunga carriera di compositore e librettista: si comincia con la “La morte di Pierrot” sua opera Prima, scritta e composta quando non aveva ancora 11 anni, fino a “The Consul”, che debuttò nel 1950 vincendo il Premio Pulitzer, per arrivare a “Goya” (1986) e all’ultima opera “The Singing Child” del 1993. E’ nel decennio degli anni '50 che inizia il rapporto con la città di Spoleto, che diventa ben presto sede di un genere di kermesse artistico-culturale unico in Italia e raro nel Mondo.
Il pubblico – Il Teatro Nuovo è pieno come in poche altre occasioni. Non c’è posto libero in platea, veramente pochi quelli rimasti nei palchi di terzo ordine. Resta chiuso il palco n. 12: quello riservato al Maestro. La luce accesa illumina un bouquet di ginestre, il fiore preferito di Menotti, fatto arrivare appositamente da Sanremo. Il n. 13 è riservato a Francis che segue con attenzione tutto lo spettacolo. Tutto intorno c’è la città del festival. Pochi i politici (la giunta al completo, eccezion fatta per Stella, e il consigliere regionale Cintioli) e forse è meglio così. C’è la neo presidente di Assindustria Pitti Monini ed alcuni fra i più importanti imprenditori. Tutti a testimoniare l’affetto che Spoleto nutre per il suo Duca. Ci sono anche i ragazzi della Rivista degli Studenti che, al termine dello spettacolo, salutano Francis: si deve anche a loro, grazie alla raccolta di firme che ha avuto uno straordinario riscontro, se il Teatro sarà presto intitolato al celebre compositore.
Gli artisti – Ad aprire e chiudere lo spettacolo sono due bambini, Anna Flamini e Federico Fedeli.
Sul palco si susseguono almeno 3 generazioni di artisti: Laura Magnani (pianoforte) e Alfredo Natili (clarinetto), il Jazz Trio (Cucchiaroni, Marino e Giampaoli), Francesca Cappelletti (soprano) e Moira Michelini (pianoforte), Marcello Bizzarri e Rojo in un particolare, quanto piacevole, mix di percussioni e sax mentre, Egidio Flamini (pianoforte) e Daniela Pupella (voce) presentano la canzone “I prey” premiata con un lungo applauso del pubblico. E ancora il Duo Malastrana composto da Luciano Biondini (fisarmonica) e Mosè Chiavoni (clarinetto), Cristian Panetto e Giorgio Zinzi in un duo di sax e pianoforte, Gabriele Francioli (clarinetto) e Gianni Scarabottini (fisarmonica). Chiudono Laura Magnani e Mariangela Campoccia.
VIDEO
Maria Elena Vandone “Grazie Maestro” (clicca qui)
Spettacolo per G.C. Menotti – L’omaggio degli artisti spoletini (clicca qui)